RISPOSTA DOVEROSA A TUTTI I COMMENTI SUL MIO ARTICOLO: “ASPETTARE…”

PAOLO PENDENZA (640x206)

Cari Amici,

ho letto con molto piacere naturalmente  i Vostri commenti (ed ho il piacere di nominarVi : Giovanni; Monica; Caterina; Luca; Mv1297; Paul; Pierin; Roberto Z.; Luca Gava; Gottardo; Fabio; 1381; Fabrizio C; Max; Margherita; Nicola; un Zenedese; Veloghevodito;). Mi piacerebbe veramente incontrarVi tutti, magari al prossimo Congresso, per poter non tanto chiarire bensì trasferire i concetti espressi in modalità più consona ed obiettiva di quanto fatto, in relazione ai miei pensieri svolti su computer e stampati nel sito. Vedete ho letto che qualcuno di Voi dimostra rabbia, delusione, incazzatura, sfiducia, amarezza per tutto quello che sta succedendo. Anch’io sono con Voi, credetemi, però nella vita di tutti noi, c’è sempre bisogno di ascoltare, pensare, respirare e quindi manifestare tutto ciò che è somma delle predette qualità. La strada maestra è questa. Tutti noi indistintamente siamo partiti, (io nell’Agosto 2012),  per volere quello per cui combattiamo, ma il “modus operandi” deve essere quello giusto, proprio perché direttamente proporzionale al fine, per evitare così qualsiasi appunto, critica e dispetto da parte di coloro che ci osteggiano. E’ un momento delicato, molto delicato questo, ragazzi miei, ma proprio perché è così, noi dobbiamo tenere a bada, come si doma un cavallo imbizzarrito, sia i nostri facili entusiasmi ed i nostri desideri, nonostante siano tutti giustificati e sacrosanti. Quindi la mia “PAZIENZA” non è altro che un monito, un invito, un richiamo, un appello ed un grido di solidarietà che vuole abbracciare tutti, dato che il nostro percorso non ha alternative alla luce della velocità, che fin qui abbiamo avuto e dei risultati altrettanto epocali e mai visti prima con nessuna altra formazione. Ho sempre ritenuto che dobbiamo essere sempre grandi strateghi e meno tattici. Perderemo così qualche battaglia, è normale, ma non perdiamo di vista che dobbiamo vincere e vinceremo la sfida.  Assolutamente! Tanto poi la ragione alla fine insegna come qualcuno, disse : “ DI NECESSITA’  VIRTU’ ”

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A tutti un caro saluto

Dr. Paolo Pendenza

Indipendenza Veneta Verona

 

Articolo del Prof. Carlo Lottieri: Perche’ in Veneto si può ( e si deve ) votare il referendum

Perché in Veneto si può (e si deve) votare il referendum

votoLa realtà economica e sociale del Nord sta progressivamente e velocemente disgregandosi. La crisi sembra ormai senza uscita ed è esattamente in questo momento storico che la Commissione giuridica incaricata dalla Regione Veneto ha consegnato le proprie valutazioni in merito alla possibilità di un referendum consultivo che interpelli i veneti in merito al tema dell’indipendenza. I sei studiosi – costituzionalisti, amministrativisti, filosofi del diritto, professionisti del diritto positivo – hanno esaminato la questione da varie prospettive senza giungere una risposta condivisa, ma offrendo invece una varietà di valutazioni.

Va detto che quando ci si chiede se i veneti possono darsi istituzioni proprie e del tutto indipendenti (uscendo dalla Repubblica italiana), ci si sta confrontando con temi che almeno in parte esulano dalle conoscenze di un giurista positivo: sia egli un internazionalista o un costituzionalista. Nel momento in cui vi sono città e regioni che vedono scomparire una prosperità faticosamente costruita nel corso di decenni di duro lavoro, e per questo rivendicano il diritto a essere “padrone a casa propria”, è chiaro che c’è in gioco molto di più che non semplici questioni di dottrina o giurisprudenza. Per di più, quanti sostengono la battaglia veneta per l’autodeterminazione e immaginano un’Europa composta da piccole entità indipendenti (sottoposte a una forte concorrenza istituzionale), lo fanno in nome di principi che non possono essere ignorati, anche se certamente minano alla radice la moderna nozione disovranità, che è stato il vero cardine dell’istituzione che ha dominato gli ultimi cinque secoli della storia d’Europa: lo Stato. Sullo sfondo delle considerazioni sviluppate dai giuristi veneti c’è allora loscontro tra la libertà e la forza, tra le ragioni del voto e le pretese di apparati sostanzialmente autoritari che faticano a uscire di scena, nonostante la lunga scia di crimini che hanno tracciato nel corso della loro esistenza, distruggendo risorse e cancellando speranze.

Va detto: secessione e Stato moderno sono nozioni incompatibili, e questo per la semplice ragione che, nella loro astratta dogmatica, gli Stati si rappresentano come necessariamente unitari, salvo poi prendere atto che in varie circostanze hanno luogo disgregazioni e distacchi. Ma i processi indipendentisti hanno spesso successo de facto, anche se neppure sono pensabili de jure per chi pretenda di restare prigioniero delle categorie elaborate dalla giuspubblicista moderna. Questa scissione tra il dogma e la realtà è comunque solo l’ultima riprova del fatto che le nostre istituzioni pubbliche poggiano su una qualche teologia politica: su una mistica del potere senza la quale non potrebbero reggere. Quando l’attuale Costituzione parla della Repubblica italiana come di un’entità “una e indivisibile” è ben chiaro agli storici delle idee come quella formula sia di matrice giacobina e provenga, di conseguenza, da una cultura intollerante: che nei fatti non ha più vero diritto di cittadinanza all’interno del confronto pubblico. È la sopravvivenza di un passato già sconfitto. È quindi curioso che quelle tre parole vengono talora presentate come l’argomento decisivo contro ogni richiesta di autogoverno, come l’asso pigliatutto, come la prova provata che non vi sarebbe alcuno spazio per la minima discussione su ogni ipotesi d’indipendenza di una comunità. Il discorso sarebbe insomma chiuso ancor prima di aprirlo. Ovviamente non è così e per più di un motivo.
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D’altra parte, è sufficiente domandarsi cosa ha portato il Veneto in Italia. Sul piano dei fatti, il Veneto è diventato italiano a seguito dell’esito della guerra austro-prussiana, ma dal punto di vista formale (giuridico) il Veneto è entrato a far parte del Regno d’Italia a seguito del voto popolare dell’ottobre del 1866. Sono i referendum, veri o fasulli che fossero, che hanno sancito la legalità dell’ingresso dell’annessione. Ma la logica ci impone di ritenere che se un voto ha unito, allo stesso modo un voto può dividere. D’altra parte, non è infatti ammissibile che il popolo possa, al tempo stesso, detenere il potere costituente e poi rinunciarvi definitivamente. Come non è lecito per un singolo darsi liberamente in schiavitù, analogamente non è possibile che un’intera popolazione possa consegnare se stessa e la propria discendenza (comprendendo in ciò anche quanti sono venuti a vivere in quel territorio successivamente) a un determinato ordinamento politico. Come alcuni giuristi della Commissione veneta hanno sottolineato, l’Italia non può sottoscrivere le norme internazionali sul diritto di autodeterminazione e alzare il dito – per fare qualche esempio – contro il Marocco per la situazione del Sahara occidentale, contro l’Azerbaigian per la situazione del Nagorno-Karabakh o contro la Nigeria per quello che riguarda il Biafra, senza che questo abbia conseguenze al proprio interno. Non possiamo esporre la bandiera del Tibet sui municipi della nostre città, contestando la politica di Pechino, e poi rifiutarci d’interpellare con il voto gli abitanti del Tirolo meridionale o di qualunque altra parte della Repubblica.

Per giunta, la questione al centro del confronto che ha visto protagonisti i “saggi” della Commissione è la possibilità, per la Regione, di consultare i veneti. C’è ancora, dunque, libertà di espressione e parola in Italia? È possibile per Luca Zaia e gli altri consiglieri veneti interpellare la propriazaiapopolazione, usando lo strumento del referendum consultivo? Rispondere “no” vorrebbe dire cancellare dal nostro ordinamento ogni principio dilibertà e pluralismo. A ben guardare, lungi dal dirigersi verso logiche eversive e illegali le popolazioni venete chiedono solo al diritto di riscoprire il suo significato più autentico: quello di un ordine di regole che aiuta la convivenza, e non già l’ostacola.

Entro questa Europa che vede Scozia e Catalogna dirigersi verso un voto che potrebbe decidere la loro indipendenza, pure il Veneto sta insomma iniziando ad alzare la testa: e le conclusioni della Commissione sono un altro passo nella giusta direzione, dal momento che – per chi sappia leggere e comprendere – esse dicono che la consultazione si può fare. Perché oggi è il tempo di darsi istituzioni modeste e vicine, rispettose e liberali, chiamate a rispondere direttamente alle esigenze della persona e costrette a competere con altre realtà che sono al loro fianco. Il grande successo economico dellecittà indipendenti (da Singapore a Montecarlo) o delle piccole realtà regionali (dai cantoni svizzeri all’Estonia, dal Lussemburgo alla Slovacchia) sono la riprova di come gli Stati nazionali e di grandi dimensioni abbiano fatto il loro tempo. Non soltanto sono costruzioni artificiose che negano lelibertà fondamentali. Essi sono anche intralci quasi insuperabili per quanti vogliano offrire una prospettiva ai propri figli e nipoti. Lasciamo allora il loro destino nei mani dei votanti: facciamo sì che sia un semplice voto a certificarne la sopravvivenza o, com’è ragionevole attendersi, la fine definitiva.

ASPETTARE E’ ANCORA UN’OCCUPAZIONE. E’ NON ASPETTARE NIENTE CHE E’ TERRIBILE

Cari Amici, cari Veneti e cari Compagni di viaggio,

siamo oggi al 21 Luglio 2013 ed in una parola  ASPETTARE E’ ANCORA UN’OCCUPAZIONE. E’ NON ASPETTARE NIENTE CHE E’ TERRIBILE. Infatti la data di convocazione del consiglio regionale è per il 30 Luglio 2013. E fin qui tutto bene: già vedevo gente essere felice e quindi brindare al successo….. In effetti non è così. La natura di questa convocazione  si identifica con un atto dovuto alla luce della richiesta  di convocazione straordinaria del consigliere dottor Valdegamberi, seguita da altre 19 firme di altri consiglieri veneti. Ora per farla breve e non cadere in confusione, si deve dire che a causa di motivazioni di tecnicismo in relazione a tempi regole e scadenze, non si configura una immediatezza così semplice e chiara inerente alla votazione della proposta di legge per il referendum. Questo non vuol dire che non si fa,  bensì vuol dire che si allungano i tempi (e tutto questo era alquanto prevedibile) nel senso che si ritiene data utile sarà il 10 o 11 Settembre 2013 per votare tale legge. Purtroppo queste sono le regole di ogni società, che anche noi dobbiamo osservare ed accettare, proprio per la legalità, la democraticità e la giustizia, valori questi ai quali abbiamo sempre ispirato ed ispiriamo il nostro comportamento. Noi dobbiamo sempre andare avanti uniti, coesi, determinati e finalizzati con la borraccia della speranza, la quale, buona come colazione, ma pessima come cena,  può renderci liberi, a differenza della paura che ci rende prigionieri. Pensiamo al nostro viaggio che seppur da poco iniziato (maggio 2012) ci ha permesso di decollare pur tra mille difficoltà; siamo ora nella fase di volo nel quale stiamo planando  in assetto costante e dobbiamo completare l’ultima parte necessaria ed inevitabile dell’atterraggio per chiudere in bellezza. E’ questo il momento di essere come dicevo prima calmi, determinati, convinti perché stiamo avvicinandoci all’aeroporto della nostra vita e stiamo solamente cercando di identificare quale far le tante piste presenti sia la più idonea, la più giusta e la più conveniente, per appoggiare le ruote dei nostri carrelli pronti a toccare la nuova terra!

Amici, sono fiducioso e confido in Voi tutti con nessuna eccezione, sicuro e convinto che questa ultima parte di questo nostro viaggio è molto vicina, anche se abbiamo molte scorte come carburante, non dimenticate. E così finirà la nostra attesa e ci troveremo nella realizzazione del sogno avveratosi, perché l’attesa è una freccia che vola e che resta conficcata nel bersaglio. La realizzazione dell’attesa è una freccia che oltrepassa il bersaglio.

A tutti un caro saluto

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Dr. Paolo Pendenza  Ufficio Stampa

Indipendenza Veneta  Verona

Con Arcole(Vr), sono 32 i comuni che approvano l’O.d.g. al P.D.L. 342, concepito e scritto da Indipendenza Veneta

Aggiornamento 19  luglio 2013 Si aggiunge il Comune di Arcole (Vr)

 

Verona e tutta la provincia stessa, ogni giorno si dimostra sempre di più forte e convinta nella spinta di tutto il Veneto verso l’indipendenza.

Formazione 32  Comuni che appoggiano la proposta di legge Referendaria:

  • Provincia di Belluno: Castellavazzo
  • Provincia di Vicenza: Gallio, Trissino, Cassola, Longare, Sossano, Malo, Arzignano, Barbarano Vicentino, Orgiano
  • Provincia di Treviso: Segusino, Resana, Montebelluna, Quinto di Treviso , San Vendemiano, Villorba, Zero Branco, Volpago del Montello, Vedelago, Vidor, Castello di Godego
  • Provincia di Verona: Legnago, Costermano, Badia Calavena, Roncà, Caprino Veronese, VERONA, Arcole.
  • Provincia di Padova: Abano Terme, San Martino di Lupari, Villa del Conte, Tombolo

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INDIPENDENZA VENETA pubblica in anteprima l’elaborato della Commissione dei giuristi.

banner-IV-referendum-800px-1IL PARERE DELLA COMMISSIONE DEI GIURISTI

Dopo la Risoluzione 44, concepita da INDIPENDENZA VENETA e approvata dal Consiglio Regionale il 28 novembre, la Commissione di giuristi incaricata da Luca Zaia e Clodovaldo Ruffato di esprimere un parere sull’indizione della consultazione referendaria mirata ad accertare la volontà del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione, ha concluso i propri lavori ed il testo è stato trasmesso al Consiglio Regionale.

INDIPENDENZA VENETA anticipa il testo ufficiale del verbale, che riassume le posizioni dei vari giuristi, a cominciare da quella del nostro Presidente Avv. Luca Azzano Cantarutti.

Presidente, i lavori si sono conclusi ed il testo è arrivato al Consiglio regionale; quale è stata la portata dei lavori della Commissione?

“E’ stato un lavoro tanto entusiasmante quanto impegnativo, con l’esame e la valutazione di centinaia di documenti, molti dei quali in inglese.

La riservatezza che sino ad oggi ha accompagnato i lavori, dettata dalla deontologia professionale, non impedisce di ringraziare tutti i Colleghi che si sono adoperati con grande impegno per approfondire temi tanto complessi e, per molti aspetti, mai affrontati prima a livello mondiale.

Il verbale di sintesi è ad uso del Consiglio Regionale, al quale sono stati comunque trasmessi anche nella versione integrale gli elaborati redatti da ciascuno dei commissari”.

In quale clima avete lavorato? Vi sono state contrapposizioni?

“Un clima di grandissima professionalità, con rispetto e stima reciproca pur nella diversità di opinioni, che traspare anche dai documenti trasmessi al Consiglio regionale. Il Presidente Zaia ha sempre portato il proprio saluto ed incoraggiamento, sottolineando l’importanza attribuita a questa materia ed al lavoro che andavamo svolgendo. Un grazie va reso all’Avv. Caramel, Segretario della Giunta, che ha diretto i lavori con professionalità e signorilità”.

Il vostro lavoro è finito, Presidente?

“I pareri sono quelli sul tavolo del Consiglio regionale. Ci siamo comunque resi disponibili a presenziare alle sedute della Prima Commissione consiliare e dell’Aula di Palazzo Ferro – Fini qualora i Consiglieri Regionali ritenessero opportuno avere delucidazioni sugli elaborati che, ripeto, sono estremamente articolati”.

La parola, quindi, passa alla politica?

“Ora i Consiglieri Regionali hanno la possibilità di decidere, sapendo che una strada è aperta ed è percorribile ove vi sia la volontà politica di farlo. Confido nel loro amore per il Popolo Veneto, che li ha eletti quali rappresentanti”

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Anna Ferro Ufficio Stampa Indipendenza Veneta

DA PALAZZO BALBI IN ANTEPRIMA DI SEGUITO IL PARERE DELLA COMMISSIONE DI GIURISTI

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COMMISSIONE GIURISTI SU RISOLUZIONE N. 44/2012

Verbale riassuntivo dell’attività svolta dalla Commissione giuristi costituita in esecuzione della Risoluzione n. 44/2012 del Consiglio regionale del Veneto e stato dell’arte al 16 luglio 2013.

Risoluzione n. 44/2012

Nella 139° Seduta pubblica di mercoledì 28 novembre 2012, il Consiglio regionale del Veneto, con Deliberazione n. 145 ha approvato la Risoluzione n. 44 con la quale impegna il Presidente del Consiglio regionale del Veneto ed il Presidente della Giunta regionale del Veneto ad attivarsi, con ogni risorsa a disposizione del Consiglio regionale e della Giunta regionale, per avviare urgentemente con tutte le Istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni Unite le relazioni istituzionali che garantiscano l’indizione di una consultazione referendaria al fine di accertare la volontà del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione, avvalendosi a tale scopo del parere consultivo di un’apposita Commissione di giuristi senza alcun onere a carico della Regione, impegnando altresì il Presidente del Consiglio regionale del Veneto ed il Presidente della Giunta regionale del Veneto a tutelare, in ogni sede competente, nazionale ed internazionale, il diritto del Popolo Veneto all’autodeterminazione.

Costituzione Commissione giuristi

In esecuzione della citata Risoluzione n. 44, è stata costituita la Commissione di giuristi composta dall’Avv. Prof. Mario Bertolissi, del foro di Padova, professore ordinario di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Padova; dall’Avv. Prof. Luigi Benvenuti, del foro di Venezia, professore ordinario di diritto amministrativo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia; dall’Avv. Luca Azzano Cantarutti, del foro di Rovigo, esperto della materia; dall’Avv. Prof. Andrea Favaro, docente incaricato presso la facoltà di diritto canonico “San Pio X” dello Studium Generale Marcianum di Venezia; dall’Avv. Maria Patrizia Petralia, dirigente della Direzione regionale Affari Legislativi e dall’Avv. Alessandro Rota, dirigente responsabile della Segreteria della Prima Commissione del Consiglio regionale.

Precedenti riunioni Commissione giuristi

Nella riunione di insediamento del 19 marzo 2013, nella Sala Giunta di Palazzo Balbi, alla presenza del Presidente della Giunta regionale, dott. Luca Zaia, è stato precisato il mandato affidato alla Commissione giuristi, ovvero quello di formulare agli organi regionali un parere consultivo sull’indizione della consultazione referendaria mirata ad accertare la volontà del “Popolo Veneto” in ordine alla propria autodeterminazione.

A tal fine sono stati individuati due ambiti di approfondimento dell’analisi giuridica. Un primo ambito diretto ad analizzare l’ammissibilità dell’indizione della consultazione referendaria cori riferimento all’ordinamento giuridico interno, l’altro diretto ad accertare se, nell’ambito del diritto internazionale, esistono strumenti giuridici che possano legittimare, comunque, il “Popolo Veneto’ ad esprimersi, previa consultazione referendaria, in merito alla propria autodeterminazione.

Nella seconda riunione del 7 maggio 2013, la Commissione ha condiviso l’esito della ricerca bibliografica e giurisprudenziale condotta, in autonomia dai singoli componenti, individuando un corposo indice di lavori predisposti da autorevole dottrina in merito all’ammissibilità o meno di una consultazione referendaria diretta ad accertare la volontà di un “Popolo” in merito alla propria autonomia nei confronti di un altro Stato di cui si trovi, per motivi storici, a far parte.

In particolare, per quanto riguarda il diritto interno, ampio spazio è stato dato all’analisi della Costituzione italiana del 1948 e delle norme che sanciscono l’indivisibilità della Repubblica (in particolare, art. 5), nonché della giurisprudenza costituzionale che ha avuto modo di esprimersi in merito alla possibilità di indire referendum della popolazione finalizzati ad ottenere maggiore autonomia a favore delle Regioni (in particolare Sentenza 24 novembre 1992, n. 470; Sentenza 14 novembre 2000, n. 496, entrambe riferite al Veneto).

Per quanto attiene al diritto internazionale, oltre all’analisi degli studi effettuati dalla dottrina sul principio di “autodeterminazione dei popoli” e di “integrità territoriale” e all’esame delle norme di diritto internazionale e pattizio, prima fra tutte la Carta delle Nazioni Unite, è stata oggetto di particolare analisi il parere (advisory opinion), reso dalla Corte Internazionale di Giustizia, sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza fatta dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo nei confronti della Serbia, e il parere reso dalla Corte suprema canadese in ordine al diritto di secessione unilaterale del Québec dal resto del Canada, nonché il recente parere (maggio 2013)

dell’Università di Innsbruck (“Das Selbstbestimmungsrecht der Völker und seine praktische Anwendung – unter besonderer Berücksichtigung Südtirols”” a firma del Prof. Peter Hilpold (Ordinario di Diritto internazionale, diritto europeo e diritto pubblico comparato) relativo a temi simili, che afferma come non sia possibile dal punto di vista del diritto internazionale affermare l’illiceità della condotta posta in essere da parte di un popolo per vedere riconosciuto il proprio diritto alla autodeterminazione.

Nella riunione del 27 giugno 2013, i componenti della Commissione giuristi, con ampio dibattito si sono confrontati in merito all’esito delle diverse analisi effettuate sulla documentazione messa a disposizione, ed hanno ritenuto di dover svolgere ulteriori approfondimenti al fine di tentare di raggiungere una sintesi finale condivisa che tenga conto di tutte le opinioni espresse dai componenti.

Dal dibattito e dalla documentazione in merito al quesito posto dal Consiglio regionale, sono emersi i seguenti indirizzi:

lì avv. Azzano Cantarutti – Preso atto che l’art. 5 della Costituzione dichiara la Repubblica una e indivisibile, ne contesta la concreta applicazione da parte delle Istituzioni italiane, ricordando la problematica relativa alla firma del trattato di Osimo con il quale sono state cedute parti del territorio nazionale (“Territorio a sovranità italiana provvisoriamente amministrato dalla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia” – Zona B – Istria) alla Federazione Jugoslava. Richiama l’art. 10 della Costituzione, ricordando che l’ordinamento nazionale si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute; “si conforma” significa che le recepisce tout court.

Pur dando atto della Sentenza n. 48/1979 della Consulta (secondo cui il recepimento delle norme del diritto intemazionale presuppone l’assenza di contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale) ritiene non condivisibile una interpretazione che, richiamandosi alla citata pronuncia, ritenga inammissibile il referendum. Rispetto alla citata sentenza (assai datata nel tempo), l’evoluzione attuale del diritto internazionale e la sua concreta applicazione da parte delle Istituzioni internazionali consentono l’applicazione del diritto “transnazionale”. Esiste oggi una gerarchia tra le norme del vigente diritto internazionale: al primo posto sono le norme e i principi sui diritti umani, in quanto norme dì jus cogens o di super-costituzione. I diritti degli stati sono subordinati a questi principi fondamentali; laddove esista contrasto tra diritti umani internazionalmente riconosciuti e diritti degli stati, i primi devono prevalere.

Quanto all’ipotesi di applicazione dell’art. 126 della Costituzione, con conseguente scioglimento del Consiglio regionale e rimozione del Presidente della Giunta, evidenzia come l’approvazione di una legge regionale che indice il referendum consultivo può, al più, essere impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale, come avvenuto con il giudizio conclusosi con la citata Sentenza 496/2000.

Nel caso di controversie giurisdizionali con il Governo italiano, evidenzia la possibilità di ricorrere alla Corte Internazionale di Giustizia (che già si è espressa in casi simili) per sostenere la legittimità del referendum.

Ritiene pertanto che il Consiglio regionale possa seguire il seguente iter:

o approvazione di legge regionale di indizione del referendum consultivo con quesito dal tenore pari: “Vuoi tu che il popolo Veneto eserciti la propria sovranità nelle relazioni con gli altri Stati?”;

o (eventuale) vaglio della citata legge proposto dinanzi alla Corte Costituzionale; o quanto al rischio del danno erariale, non si ritiene presente atteso che in il referendum si terrebbe dopo un eventuale vaglio di legittimità della Consulta e degli Organi internazionali (Corte Internazionale di Giustizia) ma, comunque, potrebbe essere escluso dall’indizione del Referendum consultivo in occasione di una prossima scadenza elettorale;

o qualora l’esito del referendum consultivo fosse a favore della autodeterminazione del popolo Veneto, l’Organo eletto (Consiglio regionale) dichiari l’indipendenza e prenda i contatti, in quanto rappresentante del nuovo soggetto politico, con gli organismi internazionali (ONU, EU, etc.) per il debito riconoscimento. Al di fuori del contenuto giuridico, al fine di riconoscere un maggiore coinvolgimento della società (che sempre è libera di auto-organizzarsi come ritiene), potrebbe essere utile fornire la possibilità alla stessa di organizzarsi in vista della celebrazione del referendum tramite anche donazioni modali o forme di volontariato ai seggi.

2) aw. prof. Benvenuti – L’ordinamento internazionale prevede il diritto all’autodeterminazione esterna dei popoli, non come regola bensì come eccezione alla regola della stabilità delle frontiere e, in ultima analisi, della Comunità Internazionale.

Ciò è evidenziato anche dalla prassi più recente (ad esempio la pronuncia della Corte Suprema del Canada nel caso del Quebec).

Il diritto di autodeterminazione esterna è previsto in caso limitati e precisi (anche qui il riferimento e’ ad esempio all’Assemblea ONU 1960 sull’indipendenza dei popoli coloniali e al 1970 sulle relazioni amichevoli degli Stati. Anche nel caso Timor Orientale del 1995 ci sono precise limitazioni).

Perché ci sia un’autodeterminazione esterna, ci vuole inoltre l’esistenza di un popolo. Sebbene gli strumenti internazionali (risoluzioni e trattati) che si occupano di autodeterminazione non definiscono la nozione di popolo, questa è intesa dalla pratica internazionale come “gruppo nazionale coeso”, il che non è per il popolo veneto.

Solo con attenzione ai diritti umani torna in primo piano la nozione di popolo.

Infine, nella concreta fattispecie oggetto del quesito, difetta l’ulteriore requisito dei dati temporali,

quali precisamente richiesti dalla prassi del diritto internazionale .

Per altro verso, quanto al versante interno, si ritiene sicuramente non percorribile la strada normativa per l’indizione di un referendum regionale consultivo (vedi Sentenze C.C. 470/92 e 496/2000, oltre che lo Statuto della Regione Veneto). A ciò osta il limite insuperabile di cui all’art. 5 della Costituzione.

Posizione del Consiglio regionale per via meramente amministrativa (nel caso di specie, mero atto amministrativo? atto di indirizzo?).

Anche qui, come nell’ipotesi precedente, va messo in conto la possibile o addirittura probabile impugnazione dello Stato avanti la Corte Costituzionale.

Potrebbero inoltre determinarsi altre negative conseguenze ai sensi dell’art. 126 della Costituzione. L’unica strada percorribile potrebbe essere tutt’al più quella tracciata dal comma 3 dell’art. 116 della Costituzione, che andrebbe eventualmente concordata nel rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regione.

Al proposito si concorda con la tesi della possibile ricerca di un percorso costituzionalmente orientato per la negoziazione di maggiori spazi di autonomia.

3) avv. prof. Bertolissi – Partendo da un’indagine preliminare ampia ed approfondita circa l’applicabilità alle problematiche in discussione del principio di autodeterminazione dei popoli come elaborato nel diritto internazionale e dall’analisi della situazione di diritto pubblico interno, con particolare riferimento alle vicende relative alle Sentenze della Corte Costituzionale n. 470/1992 e n. 496/2000, conclude sul possibile non-da farsi e da farsi.

Quanto al non-da farsi suggerisce di non procedere attraverso referendum consultivo perché nel caso esso venga deliberato attraverso una legge regionale questa sarebbe esposta a una molto probabile dichiarazione di illegittimità costituzionale con possibile evenienza di dichiarazione di danno erariale da parte del giudice contabile; ed ove si procedesse con deliberazione amministrativa l’effetto sarebbe non dissimile in quanto il Governo potrebbe agire attraverso la via del ricorso giurisdizionale amministrativo oppure per conflitto di attribuzione davanti la Corte Costituzionale. Quanto al da farsi il suggerimento al Consiglio regionale è di approvare un ordine del giorno o analogo provvedimento di auspicio/incoraggiamento ai cittadini che vorranno progettare un sondaggio di opinione (o altra attività consultiva similare) attraverso il quale la cittadinanza (il popolo veneto) possa manifestare liberamente il proprio pensiero ai sensi dell’art. 21 della Costituzione in ordine alle problematiche autonomistiche di cui si tratta.

In tal modo si potrà fare una reale verifica della consistenza dell’aspirazione del popolo veneto all’ indipendenza o semplicemente ad una maggiore autonomia in seno all’ordinamento nazionale.

4) avv. Prof. Favaro – Dopo una approfondita analisi del diritto interno e internazionale, rileva per punti che:

– per il diritto interno, il referendum consultivo è un istituto previsto e disciplinato anche dal vigente Statuto della Regione Veneto (art. 27);

– la Corte Costituzionale, con le Sentenze non più recenti n. 470/92 e n. 496/00 aveva ritenuto contrario alla Costituzione sottoporre a referendum modifiche costituzionali volte ad ottenere maggiore autonomia a favore delle regioni;

– secondo gli arresti citati e reiteratamente criticati dalla dottrina per i loro evidenti limiti motivazionali, si dovrebbe andrebbe a collidere con i principi di sovranità, unità e indivisibilità sanciti nell’art. 5 della Costituzione;

– l’esperienza giuridica repubblicana insegna che anche quando il Parlamento Italiano ha ratificato la cessione di intere parti del territorio nazionale a stati esteri, non è stato ritenuto violato l’art. 5 della Costituzione (cfr. Trattato di Osimo del 1975);

l’eventuale referendum non avrebbe ad oggetto modifiche della Costituzione vigente limitandosi alla verifica di una volontà popolare democratica in merito al generale principio di autodeterminazione;

– d’altra parte, libertà di espressione dei membri di un ordinamento democratico costituisce il fondamento stesso della democrazia;

– non si rinvengono limiti contenutistici a tale libertà di espressione del pensiero da parte del cittadino, come lo stesso ordinamento italiano assicura con il novellato art. 283 c.p. che legittima la condotta di chi, con atto non violento “commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo”’ ovvero con il novellato l’art. 241 c.p., il quale prevede che chiunque possa compiere legittimamente atti non violenti diretti ed idonei a sottoporre il territorio dello Stato alla sovranità di uno Stato straniero o a menomare l’unità e l’indipendenza dello Stato;

– non si vede perchè tale libertà di espressione garantita anche per questi temi specifici per il singolo cittadino non possa essere per un insieme di cittadini;

– rimangono, quindi, leciti (e legittimi) tutti gli atti contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato che siano compiuti senza violenza, condotte che sono state quindi, per volontà del legislatore italiano, decriminalizzate e volte al riconoscimento concreto della piena libertà di espressione dei cittadini;

– passando al diritto internazionale, lo Statuto delle Nazioni Unite pone la garanzia dell’autodeterminazione dei popoli come uno dei suoi “fini e principi” (art. 1), e varie convenzioni internazionali hanno riconosciuto nel tempo il diritto all’autodeterminazione dei popoli;

– la volontà popolare che riconosce il principio di autodeterminazione, secondo il diritto internazionale può estrinsecarsi in forma libera, purché essa sia atta a garantire che detta volontà sia espressa in maniera democratica, libera e definita nei contenuti;

– tale rilievo è stato confermato anche nel recente parere della Corte Internazionale di Giustizia nel 22 luglio 2010 relativo alla conformità al diritto internazionale della dichiarazione di indipendenza del Kosovo (che a sua volta si fonda su pronunce risalenti come la Sentenza “Lotus” [1927], la Sentenza “Nicaragua” [1986] e il Parere sulla “Liceità della minaccia o dell’uso di armi nucleari” [1996]);

– la Corte Internazionale ha quindi affermato che in termini generali, e non solo per taluni casi storico-geografici, le dichiarazioni di indipendenza, al pari dei complessivi fenomeni di nascita o scomparsa degli stati, non sono proibite dell’ordinamento internazionale;

– una dichiarazione di indipendenza (come pure gli atti prodromici alla medesima) può essere senz’altro considerata “in accordance” col diritto internazionale anche perchè, come pure nel caso del Veneto, non è in contrasto con il principio dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica che è applicabile solamente nelle relazioni internazionali tra gli stati (e non può vincolare i soggetti non statuali);

– lo stesso principio è stato riconosciuto anche da una Corte Suprema nazionale, quella Canadese nel caso del Quebec la quale ha affermato nel 1998: “The continued existence and operation of the Canadian constitutional order could not he indifferent to a clear expression of a clear majority of Quebecers that they no longer wish to remain in Canada. The other provinces and the federai government would have no basis to deny the righi of the government of Quebec to pur sue secession. should a clear majority of the people of Quebec choose that goal so long as in doing so, Quebec respects the rights of others” (par. 151);

– in tema di autodeterminazione, una certa importanza, specie per il passato, è stata ricoperta dal soggetto che richiede/pretende di autodeterminarsi;

– porre l’accento sul popolo implica una sua definizione, ma per il diritto internazionale non vi è una definizione di concetto di popolo e la prassi ha evidenziato che “popolo” è quell’insieme di soggetti che si ritiene tale ed è in grado di affermarlo in un contesto di relazioni con altri soggetti istituzionali;

– nell’odierna prassi del diritto internazionale, peraltro, non è stato nemmeno richiesto il requisito di “popolo” nel riconoscimento di soggetti che hanno preteso l’indipendenza;

– difatti, circa il 60% degli Stati attualmente esistenti nel continente europeo ha conquistato l’indipendenza nel corso del Novecento e del primo decennio del XXI secolo;

– la conquista dell’indipendenza nella formazione di nuovi attori statali è risultata essere la regola poiché, nel contesto europeo, la separazione fra Stati non è un atto straordinario, ma costituisce il normale strumento di ottenimento dell’indipendenza e della libertà politica nei tempi recenti (a far data recente almeno dalla separazione delle Norvegia dalla Svezia del 1905);

– su 25 Stati europei formatisi nel Novecento, 21 (84%) sono nati da una secessione;

– in tale contesto giuridico-politico, gli anni Novanta del Novecento hanno peraltro imposto una revisione circa i criteri di riconoscimento stabiliti sulla base del principio di autodeterminazione;

– come già dedotto supra la stessa nozione di “popolo” non è stata necessaria per ottenere l’indipendenza di nuove formazioni statali e, difatti, hanno ottenuto l’indipendenza e il riconoscimento internazionale Paesi totalmente privi di omogeneità etnica interna e distinta (cfr. territori ex-Jugoslavia, Cecoslovacchia);

– la stragrande maggioranza di queste formazioni statali ha ottenuto l’indipendenza in forma pacifica; delle 21 secessioni del Novecento solo 3 (14%) hanno avuto connotazioni violente

e in ogni caso, qualunque reazione violenta da parte degli Stati unitari è una violazione della Risoluzione 2625 (XXV) ONU; – di recente (maggio 2013) è stato prodotto un parere dell’Università di Innsbruck (“Das Selbstbestimmungsrecht der Völker und seine praktische Anwendung — unter besonderer Berücksichtigung Südtirols'” a firma del Prof. Peter Hilpold (Ordinario di Diritto internazionale, diritto europeo e diritto pubblico comparato) relativo a temi vicini, che ha confermato come non sia possibile dal punto di vista del diritto internazionale affermare l’illiceità della condotta posta in essere da parte di un popolo per vedere riconosciuto il proprio diritto alla autodeterminazione. Da un punto di vista dell’iter da seguire per adempiere alla Risoluzione n. 44 approvata dal Consiglio regionale possono essere seguiti i seguenti passi:

  1. approvazione di legge regionale di indizione del referendum consultivo con quesito dal tenore pari: ” Vuoi tu che il popolo Veneto eserciti la propria autodeterminazione nelle relazioni con gli altri Stati?”;
  2. (eventuale) vaglio della citata legge proposto dinanzi alla Corte Costituzionale;
  3. indizione del Referendum consultivo in occasione di una prossima scadenze elettorale (cfr. Europee 2014) al fine di limitare la (eventuale) responsabilità per danno erariale, che vedrebbe mancare dei suoi presupposti qualora fosse concessa la possibilità alla popolazione di partecipare alle spese necessarie tramite donazioni e/o forme di volontariato;
  4. qualora l’esito del referendum consultivo fosse a favore della autodeterminazione del popolo Veneto, l’Organo eletto (Consiglio regionale) provveda a sottoscrivere una “dichiarazione di indipendenza” che costituisce l’atto di rottura vero e proprio secondo quanto riconosciuto nel parere della Corte Internazionale di Giustizia sul caso Kosovo e che deve richiamare al suo interno il risultato del referendum (che costituisce il suo fondamento democratico);
  5. in seguito l’Organo eletto (che eviterà di qualificarsi “Consiglio regionale” e preferirà riconoscersi quale “Organo rappresentativo del popolo Veneto” dando riscontro così del volere di costituirsi quale nuovo soggetto sul piano internazionale) procede a prendere i contatti, in quanto rappresentante del nuovo soggetto politico, con gli organismi internazionali (ONU, EU, etc.) per il debito riconoscimento;
  6. in tale contesto l’Organo eletto è chiamato quindi a emanare le norme transitorie (anche per i rapporti con l’Italia).

5) aw.ti Petralia e Rota – Dopo un’attenta analisi alla luce del diritto costituzionale interno e della giurisprudenza della Corte Costituzionale (Sentenze n. 470/1992 e 496/2000) e dello Statuto del Veneto, concludono per l’impossibilità di indire un legittimo referendum consultivo sull’autodeterminazione del popolo veneto, ponendosi in contrasto con l’art. 5 della Costituzione e potendo determinare le conseguenze negative dell’applicazione dell’art. 126 della Costituzione, con conseguente scioglimento del Consiglio regionale e rimozione del Presidente della Giunta, per atti contrari alla Costituzione.

Nella prospettiva del diritto internazionale l’avv. Rota effettua un’analisi verificando se le fonti di diritto internazionale ed europeo obbligano il legislatore statale e regionale a prendere in considerazione l’eventualità di sentire le popolazioni interessate ad un evento di autodeterminazione. Da tali premesse, in condivisione con l’avv. Petralia, conclude ritenendo che il principio internazionale di autodeterminazione esterna è sempre bilanciato con il principio di integrità territoriale – di cui anche, sotto il profilo interno, all’art. 5 della nostra Costituzione – e che non sono rinvenibili elementi per dedurre l’esistenza di un diritto (internazionale) alla secessione. Conseguentemente, viene scartata l’ipotesi che tale principio possa essere legittimamente invocato per avallare aspirazioni secessionistiche di Regioni o di altre circoscrizioni territoriali. La proposta finale, indirizzata alla conciliazione del principio di autodeterminazione della sovranità popolare e della democrazia partecipativa, trae spunto dalla recente prassi internazionalistica e dalla decisione fatta propria dalla Corte Suprema canadese, che la recepisce: tale giudice evidenzia infatti come la comunità internazionale possa più facilmente legittimare una scelta indipendentista quando le parti conducano una negoziazione conforme ai principi costituzionali e senza irragionevoli intransigenze. Si richiede cioè che il processo di negoziazione venga condotto dalla maggioranza politica governativa e dalla maggioranza politica della Regione secessionista. In altri termini solo il consenso fra le parti coinvolte rappresenta un metodo democratico e legittimo di autodeterminazione che poi il diritto internazionale possa riconoscere. In tal senso si sono svolte infatti le vicende del Quebec e dell’autonomia scozzese. La conclusione è a favore di un percorso costituzionalmente orientato volto alla negoziazione di maggiori spazi di autonomia della Regione del Veneto nel quadro dell’attuale sistema costituzionale (art. 116); il negoziato potrebbe partire dalla determinazione del contenuto di un referendum diretto all’ottenimento di più autonomia, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione, ma anche da una rilettura in chiave autonomista degli artt. 117 e 119. In definitiva, il regionalismo differenziato appare essere l’unico istituto che, in perfetta coerenza con la Costituzione italiana, possa portare alla realizzazione di una maggiore e legittima autonomia del Veneto.

Riunione del 16 luglio 2013 della Commissione giuristi

A seguito della riunione del 27 giugno u.s. i Commissari si sono riservati gli ultimi approfondimenti per concordare la sintesi finale della relazione.

Allo stato attuale alcuni Commissari hanno segnalato che, per giungere a tale sintesi, vi sono ancora alcuni aspetti da definire, perlopiù inerenti le motivazioni, strettamente giuridiche, delle diverse letture fatte dai singoli componenti in merito al quesito posto dal Consiglio regionale. In relazione all’opportunità, in vista degli imminenti lavori consiliari inerenti il tema, di fornire al Consiglio almeno un primo step delle analisi effettuate, il Presidente Zaia, per il tramite del Segretario di Giunta regionale, chiede ai Commissari di fornire ai Consiglieri la presente sintesi delle varie riunioni, nonché copia dei lavori consegnati dai singoli Commissari. Questo nell’intesa che la Commissione proseguirà nei propri approfondimenti. I presenti assentono.

Venezia 16 luglio 2013

Verbalizzante Il Segretario della Giunta regionale

 

 

Il 30 luglio il Consiglio Regionale vota il Progetto di legge 342 che indice il referendum per l’indipendenza, concepito, scritto e sostenuto da Indipendenza Veneta!

Bandiera_animata_flag_Venezia_Repubblica_mercantileIl 30 luglio il Consiglio Regionale vota il Progetto di legge 342 che indice il referendum per l’indipendenza, concepito, scritto e sostenuto da Indipendenza Veneta!

Il Consiglio regionale è convocato per martedì 30 luglio 2013 alle ore 14:30

 

Argomenti all’ordine del Giorno

 

1.  Comunicazioni del Presidente

 

2.  “Indizione del referendum consultivo regionale sull’indipendenza del Veneto”.

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Ufficio Stampa Indipendenza Veneta

 

VERONA PRIMO CAPOLUOGO DI PROVINCIA CHE APPROVA L’O.D.G. AL P.D.L. 342 SCRITTO DA INDIPENDENZA VENETA.

veronastemma Oggi, Giovedì 18 luglio 2013, il consiglio comunale di Verona  ha approvato un Ordine Del Giorncome sollecito di votazione alla proposta di legge n. 342 per l’indizione del referendum per l’autodeterminazione del Veneto. 20 favorevoli, 9 contrari ed 1 astenuto.

E’ il primo capoluogo Veneto che approva un ODG la legge 342 nei lavori del proprio consiglio comunale.

Il Progetto di Legge 342 viene da lontano.

Era il 1998 quando il presidente onorario di Indipendenza VenetaAlessio Morosin insieme ad altri, presentava la prima risoluzione in consiglio regionale Veneto, la famosa risoluzione 42 : ” I popoli di ieri ed oggi ed il diritto di autodetrminazione”.

Fondamentale poi la risoluzione 44 ideata e scritta nel 2012 dal presidente Luca Azzano Cantarutti. Primo documento nella storia della regione  Veneto presentato dal popolo in consiglio regionale, accolto e votato a maggioranza.

Migliaia di soci di Indipendenza Veneta e cittadini veneti  presentano poi in Regione il 16 febbraio 2013una delibera referendaria di iniziativa popolare, sottoscritta  da tutti partecipanti all’evento.

Questo documento è oggi il PDL 342.

Verona si conferma di nuovo la testa di ponte verso l’indipendenza del Veneto. Questo perchè il primo firmatario della risoluzione 44 fu il consigliere veronese Sandro Sandri,  mentre la proposta di legge 342 fu anch’essa sottoscritta a prima firma da un consigliere regionale scaligero, il cimbro Stefano Valdegamberi.

Verona quindi, culla della rinascita del Veneto, Verona, culla della libertà e della democrazia.

Verona attende ora le altre città capoluogo e tutto il  Veneto.

E’ la libertà di un popolo ad esprimersi quello che il progetto di legge 342 indica, ed è la libertà che deve guidare il popolo Veneto.

«L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla».

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Coordinamenti Indipendenza Veneta di Verona e provincia.

Aggiornamento 18  Luglio 2013 con  la città di  VERONA:

Formazione 31  Comuni che appoggiano la proposta di legge Referendaria:

  • Provincia di Belluno: Castellavazzo
  • Provincia di Vicenza: Gallio, Trissino, Cassola, Longare, Sossano, Malo, Arzignano, Barbarano Vicentino, Orgiano
  • Provincia di Treviso: Segusino, Resana, Montebelluna, Quinto, San Vendemiano, Villorba, Zero Branco, Volpago del Montello, Vedelago, Vidor, Castello di Godego
  • Provincia di Verona: Legango, Costermano, Badia Calavena, Roncà, Caprino Veronese, VERONA
  • Provincia di Padova: Abano Terme, San Martino di Lupari, Villa del Conte, Tombolo

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W la Repubblica Veneta.

 

Indipendenza Veneta, 30 comuni hanno approvato l’O.d.g. al P.D.L. 342 scritto da Indipendenza Veneta

Aggiornamento 17 Luglio 2013 con Caprino  Veronese  (Vr).

 

 

 

Formazione 30  Comuni che appoggiano la proposta di legge Referendaria:

  • Provincia di Belluno: Castellavazzo
  • Provincia di Vicenza: Gallio, Trissino, Cassola, Longare, Sossano, Malo, Arzignano, Barbarano Vicentino, Orgiano
  • Provincia di Treviso: Segusino, Resana, Montebelluna, Quinto, San Vendemiano, Villorba, Zero Branco, Volpago del Montello, Vedelago, Vidor, Castello di Godego
  • Provincia di Verona: Legango, Costermano, Badia Calavena, Roncà, Caprino Veronese
  • Provincia di Padova: Abano Terme, San Martino di Lupari, Villa del Conte, Tombolo

W la Repubblica Veneta.

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Verona, primo capoluogo del Veneto a discutere il P.D.L. 342

Oggi, Giovedì 18 luglio 2013 il consiglio comunale di Verona metterà all’Ordine Del Giorno n.342 un Sollecito di votazione proposta di legge n. 342 per l’indizione del referendum per l’autodeterminazione del Veneto.

 

E’ il primo capoluogo Veneto che inserisce nell’ODG la legge 342 nei lavori del proprio consiglio comunale.

Il Progetto di Legge 342 viene da lontano.

Era il 1998 quando il presidente onorario di Indipendenza VenetaAlessio Moriosin insieme ad altri, presentava la prima risoluzione in consiglio regionale Veneto, la famosa risoluzione 42 : ” I popoli di ieri ed oggi ed il diritto di autodetrminazione”.

Fondamentale poi la risoluzione 44 ideata e scritta nel 2012 dal presidente Luca Azzano Cantarutti. Primo documento nella storia della regione  Veneto presentato dal popolo in consiglio regionale, accolto e votato a maggioranza.

Migliaia di soci di Indipendenza Veneta e cittadini veneti  presentano poi in Regione il 16 febbraio 2013,una delibera referendaria di iniziativa popolare, sottoscritta  da tutti partecipanti all’evento.

Questo documento è oggi il PDL 342.

Verona si conferma di nuovo la testa di ponte verso l’indipendenza del Veneto. Questo perchè il primo firmatario della risoluzione 44 fu il consigliere veronese Sandro Sandri,  mentre la proposta di legge 342 fu anch’essa sottoscritta a prima firma da un consigliere regionale scaligero, il cimbro Stefano Valdegamberi.

Verona quindi, culla della rinascita del Veneto, Verona, culla della libertà e della democrazia.

Verona attende ora le altre città capoluogo e tutto il  Veneto.

E’ la libertà di un popolo ad esprimersi quello che il progetto di legge 342 indica, ed è la libertà che deve guidare il popolo Veneto.

«L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla».

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Coordinamenti Indipendenza Veneta di Verona e provincia.

FERMIAMO IL CROLLO VENETO

Ormai il crollo dei consumi in Veneto non fa più notizia, neanche quel -7,8% registrato nello scorso trimestre. Non fa più notizia perché ormai è l’ennesimo calo consecutivo. Sono dati invece che dovrebbero farci ragionare, e non poco, perché si tratta del termometro dell’economia interna del nostro territorio. Per lo stato italiano questo dato non importa perché i dati del consumo in Veneto sono ancora alti rispetto ad altre realtà italiane, ma non ha considerato, forse perché ancora non lo conosce, che il territorio Veneto vive grazie al commercio e grazie alle tante piccole attività che sono nate intorno a questi dati, realtà che purtroppo stanno svanendo lasciando il posto a negozi e capannoni sfitti, a famiglie che sono rimaste senza lavoro, e che di certo non verranno mantenute con l’assistenzialismo riservato ad altre realtà italiane.

Ormai il vortice negativo nel quale siamo caduti può solo che accelerare, ed è per questo che credo fermamente che l’unica soluzione possibile, l’ultimo salvagente rimasto è riuscire a far nascere la nuova Repubblica Veneta dove grazie ad una diminuzione della pressione fiscale potremmo avere stipendi più generosi con i quali potremmo finalmente far invertire quel trend negativo dei consumi, e le aziende potranno tornare a reinvestire sul futuro della nostra gente e del nostro territorio.

Non sarà facile, ma insieme riusciremo a far risplendere l’eccellenza Veneta in tutto il mondo, saremo un esempio di democrazia, di responsabilità e di merito. Per farlo, abbiamo bisogno di tutti voi, ed il primo passo è barrare il SI al referendum per l’indipendenza del Veneto promosso, scritto e concepito da INDIPENDENZA VENETA.

Buon risveglio a tutti.

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Cristiano Scatolin

Coordinatore Indipendenza Veneta area Verona Nord

OGGI IN ONDA: PRES. IND. VENETA AVV. LUCA AZZANO CANTARUTTI A FOCUS RETE VENETA

APPUNTAMENTO TELEVISIVO CON INDIPENDENZA VENETA.
STASERA MARTEDI’ 16 LUGLIO,
IL NS/PRES. AVV. LUCA AZZANO CANTARUTTI, SARA’ OSPITE IN DIRETTA TELEVISIVA NEL PROGRAMMA ” FOCUS “, CONDOTTO DAL DIRETTORE LUIGI BACIALLI, IN ONDA DALLE ORE 21.00 SU RETE VENETA. (can. 18 dgt ).                                                                                                               MANDIAMO TANTI SMS ALLO 340-3218806 PER SOSTENERE IND. VENETA.

I VENETI SI RIBELLANO ALL’USURA

Parlare di vittime dell’ usura significa parlare di  distruzione del tessuto produttivo Veneto

E’  con   dispiacere che apprendiamo di chi è caduto nella trappola di un ignobile pasticcere che nel padovano prestava soldi .

E’ stato smascherato grazie alla denuncia di un imprenditore che si era rivolto a lui , nel 2008, per salvare l’azienda .

L’usuraio ,approfittando in maniera ignobile dello stato di necessità ,a fronte di 50 mila euro di prestito ha preteso la restituzione di 5 mila euro al mese con tasso di interesse del 20% .

In quattro anni l’imprenditore ha sborsato la bellezza di 400 mila euro.

Sorge spontanea la domanda : perché nessuna banca ha rischiato 50 mila euro di fronte all’evidente solvibilità dell’azienda ?.

Per noi è chiaro che se un imprenditore paga al suo aguzzino 400 mila euro in soli 4 anni l’impresa è più che solida.

Ci sembra evidente che il rischio bancario all’epoca non sia stato tale da motivare il rifiuto  delle banche al prestito.

Di fatto il sistema italia-banche-malaffare  con metodo e determinazione ha operato nel tentativo , non ancora riuscito , di distruggere l’economia Veneta.

La spinta per rivolgersi agli usurai è frutto di un sistema punitivo che ha lo scopo di piegare l’economia del popolo Veneto capace di vivere senza assistenzialismi.

Un popolo che onora i propri impegni e mette a frutto le risorse di cui dispone .

I Veneti sono esempio riconosciuto ,  a livello mondiale ,di laboriosità che difficilmente trova pari.

Se l’italietta fosse invece un paese serio si sarebbero messe in atto tutte le azioni utili a far pressione sul sistema bancario per l’aiuto alle imprese in momentanea difficoltà come il nostro imprenditore padovano.

Ma il belpaese corrotto preferisce che attraverso i prestiti a tasso usuraio , anche  in Veneto , si ripuliscano i proventi delle attività illecite.

Lo stesso sistema pubblico, sappiamo, ha danneggiato le nostre imprese non pagando il dovuto .

Lo stesso ministro  dello sviluppo Zanonato , di fronte agli imprenditori a Padova, ha dovuto ammettere che non ci sono soldi per i debiti che il l settore pubblico ha contratto con le imprese private. Con fare arrogante si è seccato dei mormorii di protesta in sala !

Tutto ciò smentisce le roboanti dichiarazioni fatte dal governo romano che , su richiamo della Comunità Europea , affermavano di poter onorare i debiti pubblici entro  qualche mese.

Non possiamo accettare  che questo  staterello italiano ci trascini nella rovina :

Indipendenza Veneta adesso perché non c’è più tempo !

 

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Teresa Davanzo

Direttivo Nazionale

Indipendenza Veneta

L’importanza della coscienza politica comune

Parlare di convivenza civile vuol dire fare in modo che le persone che vivono in un determinato stato, possano convivere tra di loro senza ledere gli uni i diritti degli altri. Essa si fonda quindi sulle regole che lo stato si dà, le leggi, le istituzioni, ecc….Quando però queste regole, leggi e istituzioni, diventano paletti imposti alla società, a tutela dello stato e non più del cittadino, ci si trova, come in Italia, ad affrontare una selva indistricabile di normative così fitte da assomigliare molto più ad una gabbia che ad un recinto.

Tutto questo con buona pace di John Locke, il quale teorizzava la società naturale governata dalla legge di natura, che egli identificava con la stessa ragione.

Nasce da questi concetti la concezione moderna della democrazia, non più basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza, ma anche e soprattutto, sul rispetto delle minoranze.

La politica dovrebbe sorvegliare la frontiera dei limiti al potere e all’intervento dello stato, al fine di proteggere i  diritti naturali , di salvaguardare i diritti di libertà e, di conseguenza, promuovere l’ autonomia creativa dell’ individuo.

Utilizzare il condizionale nella precedente riflessione è d’obbligo, dato che oggigiorno la politica non adempie i propri doveri, e quindi non serve il cittadino, ma si è, ripiegata su se stessa diventando autoreferenziale, sempre più lontana dalle esigenze della vita reale.

Credo di poter affermare, che il rifiuto che la gente comune ha nei confronti della politica, trae origine da questo stato di fatto. In parte è comprensibile. Come non essere indignati di fronte al tragicomico pietoso spettacolo che i politici italiani offrono spesso sui media nazionali?

Ho maturato la convinzione tuttavia, che tale indignazione, non derivi tanto dall’ avversione alla politica, di cui il comune cittadino non conosce appieno le reali dinamiche, quanto dallo sdegno nei confronti della classe politica e al ruolo che i suoi membri interpretano nella farsa.

Sicuramente in controtendenza, la mia esigenza di fare politica attiva l’ho maturata proprio in questo scenario, toccando anch’ io l’immaginario fondo dell’umana sopportazione, ma risalendone anziché accettare passivamente lo status quo, profondamente convinto che “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano.                                                ( Martin Luther King )”.

La decisione più importante però l’ho presa scegliendo di profondere questo mio impegno nella causa dell’indipendentismo, stanco di vedere il nostro Veneto quotidianamente mortificato, esasperato nel vedere la nostra società, modello addirittura studiato per la sua efficienza, imbruttirsi quotidianamente sotto i colpi di uno stato indolente ed incapace nel contrastare la spirale recessiva nella quale ha trascinato la nostra economia.

La burocrazia esasperante, una fiscalità profondamente iniqua e accompagnata dal sistematico ricatto fiscale, la forte carenza di servizi e infrastrutture stanno pesantemente minando le fondamenta del nostro tessuto socioeconomico.

La totale mancanza di rispetto nei confronti della nostra lingua spesso dileggiata, e nei confronti di storia, cultura e tradizioni millenarie che il Veneto può vantare, nascoste e svilite da un sistema scolastico oscurantista e politicizzato, completa il quadro di questo sistema in forte carenza di democrazia, dato che quest’ultima non può prescindere dalla storia e dalla cultura di un popolo.

Ho trovato casa in Ind. Veneta, perché ho incontrato un gruppo di persone come me, gente comune, delle più disparate categorie sociali, che mettono a disposizione il proprio tempo libero, impegnandosi nell’attività politica, autofinanziandosi, per riportare entusiasmo in politica, per ridare dignità a questa importante funzione sociale, svilita da anni di malgoverno e malcostume.

La politica era al centro della vita sociale nelle grandi civiltà del passato, ad esempio nelle antiche città-stato greche, le polis, da cui il temine politica per l’appunto. Tutti erano partecipi della politica riconoscendone l’importanza, e solo successivamente, in epoca moderna, è divenuta cosa per pochi, arroccata nei palazzi del potere, assoggettata alla machiavellica “Ragion di stato”.

Aristotele definiva la politica come l’amministrazione della cosa pubblica ( da qui il termine rex-pubblica ) per il bene di tutti.

Nulla di più lontano da ciò che accade oggi, ovvero l’ incessante contesa del potere, a difesa di personalismi e di interessi di partito, che ingessando le istituzioni in posizioni sterili, ci sta trascinando rapidamente nel baratro.

Tutte queste sono evidenti verità di uno stato fallito. Il PIL in costante recessione, il debito pubblico incontrollabile, la pressione fiscale insostenibile, la disoccupazione dilagante, consumi e produzione industriale in continua contrazione, l’incapacità di dare al paese un governo stabile e credibile, sono dati inconfutabili.

Il Veneto con le sue aziende, una delle locomotive economiche d’ Europa, si sta inesorabilmente allontanando dal resto del mondo economicamente sviluppato, ostaggio di uno stato ormai totalmente assente, dove è impossibile perseguire le nostre migliori aspirazioni sociali ed economiche.

Grazie all’incompetenza e all’inconcludenza della classe dirigente italiana, perdiamo ogni giorno parti importanti del nostra società. Aziende che chiudono o delocalizzano all’estero per poter fare impresa, con l’ irrimediabile perdita di migliaia di posti di lavoro ( la disoccupazione è quasi raddoppiata dal 2006 ad oggi ), e il conseguente effetto della ripresa dell’emigrazione della nostra gente. Non ultima la più grave piaga che affligge la nostra collettività, quella di coloro che si tolgono la vita, perché non vedono un domani migliore. Questo è quello che perdiamo ogni giorno. Ogni perdita è un po’ di futuro, nostro e dei nostri figli, a cui tutti noi rinunciamo.

Platone ha scritto “ Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori“.

E’ la totale mancanza di partecipazione in politica di noi cittadini che ha lasciato spazi sempre più ampi all’ opportunismo della attuale classe governante. Ora purtroppo, se da un parte, dobbiamo prendere atto che questa democrazia è una dittatura dove ci è solamente concesso sceglierci il padrone, dall’altra dobbiamo fare un mea culpa, perchè abbiamo volontariamente e progressivamente ceduto la nostra sovranità popolare, a rappresentanti che hanno sicuramente tradito il nostro mandato elettorale, ma che hanno approfittato della nostra troppa dedizione al lavoro, e del nostro disinteresse nei confronti dell’agone politico.

Diceva Martin Luther King, “Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”.

Dobbiamo quindi recuperare la centralità nella politica del singolo cittadino, dobbiamo tornare tutti a fare politica attivamente, perché solo così torneremo protagonisti delle nostre scelte, protagonisti del nostro futuro.

La bozza della costituzione prevedeva un articolo poi non approvato, che recitava «Quando i poteri pubblici, violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino.», Alla luce dei fatti è comprensibile il perchè non sia stato inserito nella stesura definitiva.

Alcuni oggi auspicano una rivoluzione, con forconi e bastoni per dare una svolta a questa drammatica situazione. Io stesso sono convinto che il cambiamento arriverà senza dubbio da una rivoluzione, ma che sarà assolutamente pacifica, democratica e legale. Sarà’ il percorso rivoluzionario di Ind. Veneta, l’ Autodeterminazione del Popolo Veneto, che cambierà completamente lo scenario sociale del nostro domani.

Dare al popolo Veneto questa opportunità è l’obiettivo che si è posto IND.VENETA fin dalla sua nascita. Stiamo parlando di un avvenire senza dubbio tutto da costruire, ma possibile, soprattutto alla luce delle nostre enormi capacità economiche e imprenditoriali.

Il fine quindi della nuova Repubblica Veneta sarà di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà dell’ individuo, e non di prevaricarlo costantemente, avendo come fondamenta principi costitutivi quali :

–       Il cittadino viene prima e al di sopra dello stato

–       L’esercizio della sovranità popolare si attua in forma diretta e senza limiti

–       Le comunità si organizzeranno in forma federale, nel rispetto del principi di sussidiarietà e nel rispetto dell’autodeterminazione

In base a questi principi noi saremo lo stato, e lo stato non potrà essere senza di noi. Saremo chiamati a prenderci questa grande responsabilità partecipando attivamente e responsabilmente alla vita sociale e politica, mediante l’esercizio della democrazia diretta.

“Il Veneto è tuo : Dichiaralo” recita l’incipit di un nostro manifesto, ed è giunto il momento di dichiararlo con decisione, con chiarezza e con forza.

Ancora Martin Luther King, strenuo difensore dei diritti civili e della lotta pacifica per la libertà del proprio popolo, diceva “Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta”.

A tutti noi ora viene chiesto di prendere posizione, ognuno con le sue peculiarità, nel grande progetto di IND.VENETA. L’autodeterminazione del popolo veneto, non solo è un diritto, ma è anche e soprattutto un dovere, che tutti dobbiamo assumerci.

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Baratella Daniele

coordinatore Indipendenza Veneta

sezione Montagnana

Email. daniele.b70@libero.it

L’ULTIMA RISORSA

Poche ore fa pensavo a tutti quei sindaci che,  ancora sono alla finestra ad osservare titubanti,  noi di Indipendenza Veneta e sperare ancora nello stato Italiano che invii risorse. Oppure spremere le ultime gocce di risorse, per chi ancora le ha, alle aziende e alle persone. Penso ai sindaci, i quali sono in prima linea, a contatto diretto con le difficoltà sempre maggiori quotidiane dei cittadini. Sono come il pronto soccorso di un ospedale, passa tutto da li. E da come sento ultimamente le loro speranze svaniscono come i sogni all’alba. “No ghe trippa per gatti”. E allora cosa fare per aumentare le entrate? Ho notato quale idea adottano. Geniale, se qualche comune ne era sprovvisto, eccolo, se qualche comune già ne aveva si moltiplicano. Gli autovelox. Ma io vorrei andare da tutti i sindaci del Veneto e chiedere ma tu credi di poter campare della poca elemosina da Roma e di autovelox? Credi con questi mezzi di poter andare avanti per molto? Ma quanto ci impiegherai a mettere all’ordine del giorno anche nel tuo comune, anche con un consiglio comunale straordinario il progetto di legge referendario 342, concepito, ideato e scritto da Indipendenza Veneta? L’unanimità dei comuni del Veneto non possono votarlo, accetto una piccola percentuale fisiologica di chi “il coraggio uno non se lo può dare” come diceva don Abbondio. Ma almeno fate quattro semplici conticini con una banalissima calcolatrice e vedrete che, con un Veneto Indipendente le risorse per soddisfare le reali esigenze dei vostri cittadini elettori o no, li avrete e anche di più. L’Italia è alla disfatta, ma cari sindaci volete essere ricordati come un George Washington o come un Vittorio Emanule III che se ne scappò abbandonando il popolo? Volete un sistema moderno, efficiente e risorse o volete rimanere ad aspettare e sperare che passi un’auto davanti al vostro autovelox e infranga il limite imposto per sopravvivere?

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Massimiliano Berchioni

Coord Area Ind. Veneta Bassa Veronese

Massimiliano Berchioni
“perchè il male trionfi basta che gli uomini di buona volontà rimangano a guardare”

CRIMINALI SUL SUOLO VENETO

In questi giorni l’ennesimo caso di cialtroneria italica e mi domando quale donna Veneta voglia ancora fa parte di questo bel-paese.

Parlo di donne Venete perché ,ancora una volta ,vittima è una donna con la sua creatura.

Il caso di Alma Shalabayeva e la sua bimba di sei anni ci indigna e merita una riflessione.

Sappiamo che Alma è la moglie di noto dissidente Kazako. Non è la moglie di un delinquente ma di un uomo che ha scelto di ribellarsi al regime.

Cosa fanno le incapaci  autorità  italiane? Un decreto di espulsione per  la signora e la sua piccola .

Ma come ?

Le assurde leggi  italiane ci costringono ad ospitare sul suolo Veneto delinquenti di ogni genere ,di ogni  nazionalità italiaca e non : ladri , spacciatori ,stupratori , mafiosi  e si buttano fuori a calci donne indifese ed innocente ?

Aver sposato un dissidente che  lotta per la libertà, come facciamo noi Veneti, è un crimine ?

La questione della sicurezza in Veneto è seria.

Percepiamo tutti la necessità di proteggerci sempre di più da chi considera il nostro territorio luogo di scorribande impunite, furti ovunque anche nei cimiteri e subiamo un falso senso di accoglienza che accresce la miseria ed i crimini intorno a noi.

Noi Veneti siamo  disgustati .

Non siamo rappresentati certo da kyenge e Boldrini che dopo aver blaterato di diritti non spendono una parola in difesa della signora Shalabayeva  e di sua figlia.

Non vogliamo che l’ingiustizia del sistema italico ci costringa a tutelare i delinquenti e condanni stranieri innocenti .

Sappiamo che il caso è sospetto . Le pressioni del Kazakistan hanno ottenuto il  risultato voluto per colpire il dissidente . Tutto avviene  perché

l’italietta è un paese privo di forza e privo di una minima credibilità internazionale.

Ovvio oggi che gli italiani siano considerati dei cialtroni da quarto mondo.

Dal Karzakistan  passano per l’Europa fino all’India, con il caso dei marò, nessuno rispetta più questa penisola di pulcinella.

Noi  Veneti orgogliosi della nostra cultura di solidarietà e con vero senso di giustizia ci impegnamo con maggior vigore per affrancarci dal dominio di chi ci fa vergognaredi appartenere , nostro malgrado e per poco, ad una realtà  fallita perchè priva di valori condivisibili

 

Teresa Davanzo

direttivo Nazionale

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