OGGI SU ROVIGOOGGI.IT

INDIPENDENZA VENETO L’assemblea di Palazzo Ferro Fini si pronuncerà il 30 luglio sulla proposta di legge di Valdegamberi e Lega nord per il referendum sull’autodeterminazione del popolo veneto, la commissione dei tecnici ha finito

I saggi non danno un parere unanime, la palla passa al consiglio

leggi articolo istituzione della commissione di esperti


 

Venezia  – Tocca alla politica decidere sulla scivolosa materia del referendum per l’indipendenza del Veneto. I saggi giuristi nominati da Zaia in persona non hanno avuto un parere unanime sulla questione dell’autodeterminazione.

Domani, martedì 23 luglio, la commissione Affari Istituzionali si pronuncerà sul progetto di legge presentato da Stefano Valdegamberi e dai consiglieri dellaLega nord che propone una consultazione popolare sull’indipendenza del Venetoil prossimo 6 ottobre 2013. Dopo la raccolta di 20 firme tra maggioranza e opposizione per la convocazione del consiglio straordinario a cura dello stessoValdegamberi il consiglio regionale ad hoc è stato infatti convocato per martedì 30 luglio 2013 alle ore 14.30.

Perché i saggi non sono d’accordo? Il verbale riassuntivo dei lavori svolti del 16 luglio illumina le posizioni. La questione è duplice: da una parte la Costituzione italiana sancisce l’indivisibilità della Repubblica, ma non mancano le eccezioni come la cessione dell’Istria alla Jugoslavia nel 1975, dall’altra il diritto internazionale non si oppone all’autodeterminazione di un popolo come il Kosovo nei confronti della Serbia e recentemente il parere della Corte suprema canadese sulla secessione unilaterale del Québec.

Quindi ci sono i giuristi più venetisti, che “spingono” per indire il referendum: l’avvocato Luca Azzano Cantarutti del foro di Rovigo insieme al professor Andrea Favaro docente di diritto canonico San Pio X dello Studium generale Marcianum di Venezia, per i quali la consultazione popolare regionale “non è vietata dalla legge” basta vedere come organizzarla, magari anche attraverso forme di volontariato ai seggi o in concomitanza delle elezioni europee 2014 per limitare l’eventuale responsabilità di danno erariale.

Dall’altra tutti gli altri che sconsigliano di istituire la legge regionale per indire il referendum dell’autodeterminazione poiché l’articolo 5 della Costituzione lo impedisce, e si rischia l’illegittimità costituzionale, e suggeriscono di negoziare maggiori spazi di autonomia con Roma. Il professore Luigi Benvenuti del foro di Venezia e ordinario di  diritto amministrativo a  Ca’ Foscari inoltre mette in dubbio che esista “un popolo veneto, come gruppo nazionale coeso”. Il professore Mario Bertolissi del foro di Padova e ordinario di diritto costituzionale all’università di Padova auspica un sondaggio di opinione tra i cittadini che permetta di verificare “la consistenza dell’aspirazione del popolo veneto all’indipendenza o a una maggiore autonomia in seno all’ordinamento nazionale”.

Per gli avvocati Maria Patrizia Petralia, dirigente degli affari legislativi della Regione, e Alessandro Rota, dirigente della segreteria della prima commissione del consiglio regionale, solo il “regionalismo differenziato” può portare ad una maggiore autonomia del Veneto, magari partendo dal risultato di un referendum.

Il da farsi dunque è tutto nelle mani di Zaia e del consiglio.

 

65 risposte a “OGGI SU ROVIGOOGGI.IT”

  1. due che dicono ‘non e’ vietato’
    quattro che NON dicono che ‘è vietato’ , solo sconsigliano.

    e il ‘sconsiglio’ presuppone che siamo in terra italiana e sotto legge italiana. e non è proprio cosi… è opinionabile, tecnicamente han ‘pulito’ delle leggi e dal 1 gennaio 2012 non siam piu annessi…

  2. Cari veneti ma lo capite o no che questi sono tentativi di mettervela ancora in quel bel posto !!!!!!! Vi state riaddormentando……su su su SVEGLIA!!!!!!!!!!

  3. Cari amici e compatrioti Veneti, purtroppo devo dare ragione a tal Claudio su quanto afferma.
    Io, ormai ultrasessantenne, sono sempre stato più secessionista ed anti italiano di tutti Voi e questo fin dall’infanzia ma ho smesso di scrivere i miei commenti dopo che il vostro leader maximo di questo forum, ha tacciato me ed altri come me, come plebaglia e gentaglia ignobile, solo perché avevamo messo in dubbio il buon esito di tutto il percorso indipendendista di I.V. ma non ho mai smesso di leggervi, anche se devo dire che ho notato una incredibile illusione da parte di tutti che rasenta perfino il patetico.
    Anche se il referendum si farà e si vincerà, ci troveremo poi di fronte al muro verticale ed invalicabile che Roma ci metterà davanti.
    Dirà semplicemente: bene, abbiamo preso atto che voi Veneti volete l’indipendenza , per il momento la Costituzione non lo permette ma possiamo solo dirvi che cercheremo di venirvi incontro in qualche modo, ossia daremo più potere alla regione Veneto, in modo che possa trattenersi in loco le sue tasse ( tasse nuove s’intende, non le solite) e poi vedremo in futuro ( ossia mai) se potrete avere una pur minima autonomia fiscale.

    Vi ricordo che il problema principale non è tanto il benestare al referendum o vincerlo ma cosa succederà dopo averlo vinto.
    La Sardegna vuole l’indipendenza? bene, siccome è un peso per l’italia, potrebbe anche averla.
    La Scozia vuole l’indipendenza dall’inghilterra? bene, siccome è una regione povera e poco produttiva, che se ne vada pure.
    La Catalogna ed il Veneto vogliono l’indipendenza? MMMM…. per il momento non è possibile, in quanto sono regioni ricche e la gallina dalle uova d’oro non si molla tanto facilmente.
    Senza queste uova d’oro, sia la Spagna che l’italia rischieranno la fame, allora niente da fare, la secessione non si farà.
    Poi lasciate perdere le leggi e regolamentii europei. L’europa unita farà quadrato solo per lo Stato italia, suo alleato e dirà che questi sono affari interni italiani. Non ci daranno alcun appoggio.
    Questo non lo avete ancora capito?, mi sa di no, visto i tanti vostri commenti illusi e patetici.
    Mi sa che alla fine, se vorremo avere la secessione, dovremmo marciare a passo militare come gli Shutzen tirolese.
    Dopo tanto tempo, questo è il mio solo ed ultimo commento, non interverrò mai più perchè non vorrei essere nuovamente tacciato dal vostro leader del forum, come persona plebea ed ignobile, solo perchè esprimo i miei seri dubbi sull’esito, Voi intanto continuate ad illudervi.
    Vi dico solo una cosa: SVEGLIATEVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII.

    P.S.
    ho buone capacità di chiaroveggenza di molto superiore a tal “cassandra”.

    1. Il suo punto di vista è rispettabile, ma non mi è ben chiara la conclusione.
      Intende dire forse che se vogliamo l’indipendenza, l’unica via sono fucile e bombe a mano?
      Si rende conto che ci sono organismi internazionali che si adoperano proprio perché le controversie non si trasformino in conflitti? L’Italia ne fa parte e pieno titolo.
      Non crede che siamo arrivati ad un punto di civilizzazione tale da poter evitare conflitti attraverso la diplomazia e mediazione?
      Capisco il suo punto di vista ma non lo condivido. Sono teorie che erano certamente valide 50 anni fà, ora non credo.

      1. Perdonami se intervengo… ma il signore precedente ha ragione: uno Stato che Ignora i Referendum (diretta espressione volontà popolare) ti dà affidamento? E’ da anni che ci prendono in giro, dicono una cosa e ne fanno un’altra…Cavour ha inventato il trasformismo, ma questi fanno i giochi di prestigio!

        Civilmente parlando, sono d’accordo che bisogna tentare le strade democratiche e legali, ma se queste non danno i risultati…proseguiamo la politica con altri mezzi.

        Ho 40 anni, sono da poco in disoccupazione, e la mia unica strada sarebbe andare all’estero. Non voglio rompermi le balle a imparare un’altra lingua, quando posso rompere io le balle qui in casa mia e fare in modo che le cose cambino a nostro favore.
        L’hanno fatto i Libici, lo faremo anche noi!

        Cordialità

    2. avviso per radio : “attenzione pazzo criminale contromano in autostrada”
      leandro : “uno, ma saran almeno un centinaio! ”

      conclusa la premessa. costituzione italiana? chissene, se si leggono le leggi nere su bianco non siamo legalmente piu annessi all italia. quindi..

      1. Hehehe! hai perfettamente ragione ermanno! 🙂
        Purtroppo su cosa avrebbero pubblicato i saggi, invece, sono stato io (ahimè) buon profeta.

        Thomas (alias cantineblues)

    3. Più secessionista di tutti noi??? Ed allora io sono più alto e più bello….
      Suvvia non facciamo i bambini… e poi qualificare tutti gli altri come “illusi” denota un’arroganza…. italica oserei dire!
      Sicuramente avrai le tue ragioni, non lo metto in dubbio… ma se credi di conoscere il futuro solo perchè conosci le delusioni del passato sei uno sciocco!

      No stemo mai dismentegarse ki ke jerimo, ke semo … e ke voemo continuare a esare: “gens universa veneti appellati”

    4. come socio fondatore e militante attivo devo a mio malgrado darti ragione…
      l’unico fatto positivo che ormai la secessione delle galline… (aziende) è già stata fatta e quindi anche il veneto si è impoverito parecchio (anchio come piccolo artigiano sto guardando oltre confine per sopravvivere)
      buona serata grazie

  4. La situazione non potrà che evolversi positivamente: è solo una questione di tempo, forse più lungo del previsto. Riporto una frase di Abramo Lincoln non troppo conosciuta:

    You can fool all the people some of the time, and some of the people all the time, but you can not fool all the people all the time. (Puoi imbrogliare tutta la popolazione alcune volte, o imbrogliare parte della popolazione tutte le volte, ma non si può imbrogliare tutte le volte tutta la popolazione.).
    Abramo Lincoln (presidente statunitense, 1809 – 1865), discorso nella cità di Clinton, 8 settembre 1858.

    Sono convinto che anche i più tetragoni capiranno la realtà delle cose: basta spiegare a tutti come siamo trattati in quel di Trieste.

    WSM

    1. @Leandro.
      Se ci fosse una speranza su di un milione, una sola, penso che, non per noi ma per i nostri figli, varrebbe la pena di dare tutto.

      Certo che è una soddisfazione dire ‘te lo avevo detto’, ma la condizione psichica di Leandro è distruttiva. Qui non si tratta di pessimismo, ma di negatività assoluta.
      In ogni e qualsiasi momnto ua posizione assoluta può essere smentita dai fatti: non ci sarà mai un termine ai tentativi di Indipendenza e quindi alla lunga Leando ha parecchie probabilità di trovarsi di fronte al fatto compiuto: l’Indipendenza.

      Un conto è essere pessimisti, com posso essere io e pensare che sarà difficilissimo.
      Un altro conto è sapere fin da ora che il Veneto non avrà MAI l’indipendenza. Come si può essere assolutamente certi di questo?
      Quando, nel 1941, in pochi mesi, Hitler aveva preso quasi tutta l’Europa, molti pensavano che non sarebbe più stato possibile sconfiggere i tedeschi. Invece è stato possibile.
      Ricordo inoltre un’affermazione fatta a tavola da uno dei numeri uno di Indipendenza Veneta, persona che io ritengo onesta e in buona fede:
      “Non dovremmo arrivare ai moti di piazza: non ne avranno il coraggio.”
      Probabilmente, forse, avranno il coraggio per iniziare, ma non avranno il coraggio di continuare se ci vedranno determinati. DETERMINATI E TANTI.
      Inoltre quando anche l’Europa ci vedrà determinat,i farà i conti in base alla ricchezza che potremmo portare.
      Certo che se l’Italia va in fallimento prima della secessione, sarà ancora più dura. Vi posso dare un metro: fino a quando l’Euro starà sopra 1.12, abbiamo margine, perchè gli Svizzeri li hanno comperati nel 2002 a 0.8 dollari. Non conviene loro, e neanche agli arabi, danneggiare l’euro: sarà importante l’Indipendenza possibilmente prima dell’eventuale default italiano, che io non vedo molto imminente. Almeno ritengo che sia così.
      E allora chiedo a Leandro: allora, quella volta, ci darai una mano, se occorrerà e quando occorrerà?

  5. Anch’io sono molto pessimista, ma non disfattista. Il punto fondamentale dell’indipendenza sta su che tipo di forze si mettono in campo. Da una parte ci saranno l’italia e quelli che saranno probabilmente i suoi alleati (spagna e altri piigs che hanno la paura folle di perdere gli unici territori produttivi), dall’altra ci sarà il Veneto e X? Questo è la variabile decisiva. Se il veneto riuscisse ad ottenere un appoggio politico (sotto la prospettiva di futuri vantaggi economici che ne deriverebbe) dall’Austria e dalla Germania come credete che andrebbe a finire?

    L’europa (intesa come l’unione) politicamente non ha peso, quasi non esiste. Sono gli stati forti a dettar legge. Quindi se si convincono i tedeschi che l’economia migliora se si rende libero il Veneto e si fa fallire l’italia, quelli non ci pensano un secondo. Non hanno mai avuto remore a comandare a bacchetta l’italia quindi dubito che si farebbero scrupoli futuri. E i popoli germanici non hanno da temere ripercussioni interne se appoggiassero l’indipendenza di una regione di un altro stato, quindi sono meno restii a prendere posizione su certi temi.

    Il problema non sta nel nostro nemico, ma nei nostri alleati. Avere le spalle coperte o meno da determinate potenze economiche cambierebbe il percorso per l’indipendenza dal giorno alla notte.

    1. mah, ho i miei dubbi, Tini, che altri stati siano contenti se un vicino migliora la sua posizione, perchè lo vedrebbe in concorrenza ad occupare spazi di mercato dove pensa di piazzarsi lui…temo che prevalga il concetto ‘mors tua vita mea’ perchè ciascuno pensa ai propri interessi, come fa ad esempio, la Carinzia quando invita le aziende venete a trasferirsi da loro……
      siamo noi veneti che dobbiamo metterci in testa di salvare i nostri interessi, e non per egoismo verso l’Italia, anche se lo meriterebbe, ma perchè se ci salviamo possiamo alla fine anche essere più utili ai nostri ex fratelli italiani soprattutto i più vicini cui potremmo offrire un’ancora di salvezza, o quantomeno uno stimolo ad imitarci…

    2. Tini, io sono ottimista, ma non sarei molto sicuro in una eventuale alleanza con Germania e Austria.
      L’Austria non avrebbe così più ditte Venete di eccellenza che si trasferiscono in Carinzia mentre la Germania non penso sarebbe molto contenta del ritorno della concorrenza industriale delle imprese Venete che con un nuovo regime fiscale a favore farebbe una dura concorrenza alle imprese bavaresi per qualità e costi.
      Comunque sono più che d’accordo che con degli alleati di sostanza darebbero una mano verso l’indipendenza , però questi alleati a mio avviso dovrebbero essere extra europei …..

    3. Questa cosa degli alleati mi ricorda molto la situazione politica ante unificazione: piccoli staterelli che invocavano a turno un grande stato per avere protezione. E per salvarsi da un padrone se ne scegliavano un altro, magari peggio…

  6. Io non sono affatto disfattista, vedo solamente cose che voi non riuscite ancora a vedere e tutto il nocciolo del discorso sta nella frase del mio precedente commento:
    “Vi ricordo che il problema principale non è tanto il benestare al referendum o vincerlo ma cosa succederà dopo averlo vinto.
    La Sardegna vuole l’indipendenza? bene, siccome è un peso per l’italia, potrebbe anche averla…. ecc. ecc.”

    Qualcuno mi spieghi allora cosa succederà, se dopo aver vinto il referendum, l’unione europea dirà che noi ne abbiamo diritto ma Roma dirà di no e che non è possibile né adesso, nè mai?. Qualcuno me lo spiega?. e lasciamo stare per favore i diritti internazionali, i trattati internazionali, le leggi internazionali ecc. ecc. ecc. che sono solo favole.
    L’italia e’ stata una delle prime a riconoscere il Kossovo indipendente, ( dopo aver sostenuto una feroce guerra contro la Serbia) ma non lo sarà di certo altrettanto col Veneto: ne va della sua sopravvivenza. Questo mettetevelo bene in testa.
    Poi lasciamo stare l’americano Abramo Lincoln, che l’America ha sostenuto delle feroci guerre per avere ciò che reclamava, una contro gli inglesi per avere l’indipendenza, un’altra, la guerra di
    secessione, per porre fine alla schiavitù esistente, poi altre contro il Mexico, per avere il Texas, il New Mexico e la California, che il Messico reclamava come territorio suo. Queste non sono state guerre?. Certo, anni ed anni fa ma la cosa da allora non è affatto cambiata.
    C’è solo da aspettare l’acuirsi della crisi, che tutto esploda, che i cassaintegrati non avranno più i sussidi per vivere, che non arrivino più le pensioni ed allora esploderanno i tumulti sociali. Solo allora ci sarà possibile ottenere la nostra secessione con le buone o con le cattive. Se per ipotesi, con una bacchetta magica, qualcuno potesse risolvere tutta questa crisi devastante e tornare al benessere degli anni 80-90, tutto il discorso secessionistico perderà il terreno sotto i piedi.
    Se non riuscite a capirlo, vorrà dire che continuerete a vivere solo di sogni ed illusioni.
    Con questo ho chiuso, saluti.

    1. Leandro, perchè dovremmo aspettare il dèfault e invece non cercare di evitarlo?…Se raccogliamo le nostre forze e puntiamo sulle nostre capacità, senza aspettare che ci diano il permesso perchè fra l’altro non lo chiediamo, possiamo salvalci, senza aspettare che siamo morti….. non abbiamo bisogno che ci dicano come dobbiamo fare, perchè abbiamo tutto quello che serve per poter riprenderci in mano il nostro destino e governare il nostro territorio, capacità intellettuali, imprenditoriali, artigianali, conosciamo la storia la diplomazia le lingue le culture il mondo….possibile che tu sia così scettico su quello che il popolo veneto è capace di fare? E’ nel nostro DNA il fare, e se ti sembra incerto il programma, mi sembra che non ti documenti abbastanza su quanto tutti quelli che ci guidano, ma insieme anche noi, si sta elaborando per il dopo referendum… stai tranquillo, importante è andare al referendum e riuscire a vincerlo…

  7. Cari compatrioti leandro e gli altri che gli danno contro,rimanete cool e perchè rompersi tanto la testa? Quello che sta facendo IV è attualmente la via ottimale. Dobbiamo avere pazienza ed essere consapevoli che abbiamo un asso nelle maniche: la rivolta fiscale. E questo succederà quando i veneti tutti, operai e imprenditori saranno infuriati e non avranno nulla da perdere. Se i governanti della Serenissima invece di affidarsi sui guerrieri sc-iavoni avessero formato una mentalità guerriera nella madrepatria veneta già nel 1866 avessimo preso a calci in culo l´invasore talian.

  8. Leandro, dacci delle buone ragioni per cui dovremmo restare con l’Italia. Altrimenti i tuoi discorsi sono come quelli dei politici italioti: privi di contenuti.

    1. Si, è fin troppo evidente. Basta leggere questa colonna di commenti.

      Caro Leandro, credo tu sia sincero, ma ti manca completamente la “vision” sottocutanea del mondo che è appena nato e che sarà da qui in avanti. Tu, ed altri, vedete ancora fiammeggiare il potere politico e decisionale nelle mani dell’italia, della Francia della Germania e via le altre vecchie ciabatte della storia del secolo scorso, siete ancora convinti che possano imporre la propria volontà come hanno fatto fino a ieri..
      Ma vi sfugge la cosa più importante di tutte: il potere del cambiamento non è più nelle mani dei parlamenti e delle ex nazioni sovrane che abbiamo conosciuto nei nostri vecchi libri di geografia, è stato trasferito da tempo nelle silenziose stanze dei potentati economici e finanziari planetari.
      E’ esattamente in quei luoghi che si deciderà la nostra sorte. A roma ormai ci sono solo ladruncoli (gli ultimi), spazzini vari e liquidatori per conto terzi; vi si decide ancora, a malapena, il peso regolamentare delle forme di pecorino..

      Tu sei rimasto aggrappato ad un assetto storico che è già polvere nel vento, ciò vuol dire che stai ancora guardando ad ovest, e così voltato di spalle, non potrai certo vedere per primo il sole che sorge dall’altra parte del mare. Con buona pace della tua chiaroveggenza 🙂

      Avremo la nostra libertà prestissimo, in un modo o nell’altro, è scritto nella logica delle cose. Se non ci credi ora, beh, hai solo un temporaneo problema di accomodamento oculare, che passerà,
      non appena ci vedremo da Veneti Liberi, *molto presto*, sotto il Leone di Piazza san Marco.

        1. Concordo in pieno,è un cambio di paradigma, di punto di vista, che molti non riescono a cogliere. BRAVO KLAUS, è così che si argomenta anche con personaggi come Leandro, che anche se scettici o critici sono sempre dalla nostra stessa parte!

        2. Grazie ragazzi. 🙂

          Credo che questa rivoluzione sotterranea in corso in tutto il pianeta sia in effetti la cosa più difficile da far capire alla gente, perchè non emerge palesemente e non ha riscontri pratici immediatamente percepibili da chi non ha la voglia o il tempo per scavare sottoterra. Io stesso, se non avessi avuto modo di approfondire a lungo e pazientemente l’argomento, e mi trovassi davanti una persona che mi dicesse le stesse cose, faticherei davvero molto a credere alle sue parole. Perchè in realtà il mondo che conosciamo è sempre li, apparentemente inviolato, salvo qualche segno di degrado dell’intonaco. Ma nulla lascierebbe presagire un movimento tettonico di questa portata.

          In realtà, fatto salvo il caso paradossale del disastro italiano, questa cessione di potere, inarrestabile, delle nazioni sovrane e dei loro regolari parlamenti, nasconde anche degli aspetti inquietanti, ma per la nostra causa potrà davvero fare la differenza. sarà il ticket d’uscita -finalmente- da questa lunga prigionia senza ragione, che ci sta privando della speranza e della gioia di vivere.

  9. Condivido £a poxision de Renso.
    E no me sento par gnente patetico.
    Anca el pi bon e pauroxo, coando ke nol ga pi selta e el stomego vodo, el deventa cativo.
    Vedaremo Leandro, se te gavare raxon!
    Tuti noaltri semo romai bituai al benesere e no semo pi disposti a perderlo.
    No semo pi come i nostri trixavo£i del 1866, tegnui in te £a ignoransa e in te £a mixeria!
    Sensa rivar a £a vio£ensa, oncò ghe xe tanti sistemi de rexistensa pasiva par convinsere e amorbidir Roma a mo£ar el l’oso.
    Mi no go mai pensà, e penso anca pochi de noaltri, ke destacarse £a sangueta romana sia na fasenda fasi£e.
    In tel futuro prosimo ghin vedaremo de£e be£e!
    Mi intanto sevito a sigar forte:
    VIVA £A III SERENISSIMA REPUBLICA VENETA!!!
    VIVA SAN MARCO!!!

  10. X GiovanniC:

    Me capita spesso, molto spesso, che quando scrivo me pare de scrivere in arabo, visto che tanti i travisa queo ke mi dixo e sì ke a mi me pare de scrivere in un bon italian e anca massa ciaro e comprensibi£e. Lesi ben i me post e te vedarè ke mi non gò mai dito ke noialtri dovevo stare con l’italia.

  11. Con profonda amarezza, devo constatare che per la penisola italiana (nuovo nome indolore…) non siamo nessuno. Basti guardare la televisione: poche volte le previsioni del tempo ci riguardano. Viene detto: “Pioggia in tutta Italia”, quando magari da noi è comunque disegnato il sole: ma questo non sembra essre importante: non siamo Italia, noi. Inoltre, i fatti di cronaca della penisola meridionale sono all’ordine del giorno, quelli del Veneto sono praticamente inesistenti.
    SI sente dire Caòrle (con accento sulla o) oppure Valdobbiadène oppure Spilìmbergo oppure Valsanzibìo oppure ancora Vàzzola. Invero, offensivo.
    I cognomi locali sono storpiati in Bènetton, Trèvisan, Càllegher.
    SI potrà dire che gli annunciatori non sono veneti. Non è una giustificazione, perché il mio amico Canepari ha fatto il Dizionario di Pronuncia Italiana che gli annunciatori Rai devono conoscere e dove queste cose sono indicate esplicitamente: la Rai ne aveva comperati 1200 volumi, forse per altri motivi.
    Che poi il livello degli annunciatori della penisola italiana sia infimo, è pur vero. In occasione degli esami di maturità ultimi scorsi, l’annunciatrice ebbe a dire “…scritti di Canetti, Magris e Pasolini, tre illustri scrittori italiani.”. Bene: a parte che Magris è triestino e Pasolini è di Casarsa della Delizia, Canetti è bulgaro, ebreo sefardita, si chiama Elias, ed è stato premio Nobel per la letteratura e non mi risulta che sia stato in Italia, se non in occasioni saltuarie e per diporto. Quindi dei tre scrittori definiti italiani due sono veneti (ma quando comoda, diventano italiani) ed il terzo è un bulgaro, vissuto quasi sempre a Londra. Quindi italiani quando comoda e veneti quando comoda. A loro.
    Anche come cultura, da spazzatura della penisola speriamo di ritornare ai fasti del 1494, quando Aldo Manuzio in Venezia stampava quasi tutti i libri dell’orbe terracqueo e la disputa sulla lingua italiana era tra il dialetto veneto e il dialetto toscano. Solo che gli arbitri dell’Accademia Della Crusca erano essenzialmente di Firenze… Comunque, per elevare nuovamente il dialetto veneto a lingua letteraria scritta, bisognerà quanto prima fare un’analisi sul modo di scrivere i segni. Dobbiamo cominciare a pensare a queste bazzecole: l’Indipendenza dovrebb’essere già decisa… o no?

  12. Mah siete sicuri che la Germania sia così contraria ad un Veneto indipendente? La cosa di cui la Germania ha un fobia incontrollata è l’inflazione. I tedeschi fremono al solo pensiero di una moneta che perde valore, hanno bisogno di una moneta forte per la loro economia, sarà controproducente per le esportazioni, ma è di vitale importanza le necessità energetiche della nazione. Tutti gli altri stati europei stanno arrancano e in più si introdurranno nell’area euro altre nazioni, come la croazia, che abbasseranno per forza il valore dell’euro (poichè in primis si stamperà euro per la croazia).

    Se noi siamo in grado di presentarci ai crucchi come una futuro stato economicamente forte, che è in grado di fare forza all’euro saranno i primi a far pressione all’italia per la nostra indipendenza. Alla fine è sola la Germania che “tira” l’euro, altrimenti ora varrebbe carta straccia con le economie di francia italia e spagna. Non è una cosa così scontata che certe nazioni possano essere disponibili a creare nuove identità economiche che sostengono le fondamenta di una moneta pericolosamente in bilico… Almeno questa è la mia umile visione…

    1. D’accordo con Tini. Faccio notare tuttavia:
      1) L’euro valeva 0.82 contro dollaro nel 2002. Le banche svizzere hanno avuto fiducia nella Germania e hanno guadagnato un sacco di quattrini: sino alla Befana dell’anno prossimo saranno ancora in Euro. In 11 anni hanno guadagnato un buon 6% annuo, senza derivati e senza leverages. I tesorieri svizzeri sono in Euro.
      2) SIngapore, Emirati Arabi, Indonesia, oltre alla Svizzera, sono sicuramente in Euro, oltre alla Nigeria (probabilmente) e a parecchi altri, compresa Russia, Sudafrica eccetera. La Cina è per metà in Euro. Parecchi di questi, coi dollari, avevano perso parecchio. E le prospettive americane sono peggiori, molto peggiori, di quello che gli USA vogliono far vedere.
      3) Il discorso della Slovenia e dell’allargamento della base Euro non indebolisce, perché i nuovi Euro per la Slovenia sono collegati ad una nuova base economica. Se l’economia raddoppia, gli euro possono raddoppiare.
      4) La Germania ha intresse che il Veneto prosperi, non fosse altro perchè le aziende venete che stanno delocalizzando potrebbero sicuramente tornare, la manodopera pure e questo incrementerebbe il valore dell’Unione Europea, quindi l’impero euro-tedesco sarebbe più prospero e meno a rischio d’inflazione (che difficilmente ci sarà).
      Non appena l’economia europea dovesse riprendere, a Bruxelles arriveranno i tedeschi e comanderanno loro, spazzando via i burocrati attuali: in questo senso, noi siamo stati ridicolizzati, l’Inghilterra è fuori e resta da abbattere la Francia. Le economie regionali da 5 o 6 milioni (Veneto, Catalogna) che saranno indipendenti, favoriranno il gioco della Germania, che rimarrà egemone (o al massimo con la Francia), ma con gli altri stati spezzettati. In ogni caso dopo arriverebbe il turno per eliminare i francesi. E loro, i tedeschi, sono favorevoli a noi. Nel 1992 circolavano le carte geografiche su come sarebbe stata la Jugoslavia nel 1997, tutta spezzettata. Era deciso da tedeschi, inglesi e… omissis…
      Per noi veneti, è un’occasione d’oro.
      SIno a quando l’euro starà sopra 1.12 dollari, la nostra Indipendenza può andare avanti.
      N.b. questo non è il Vangelo, ma sono le mie opinioni, più qualche notizia speciale.
      La Germania vuole un Anschluss non più di tedeschi, ma di economie forti sotto di lei. Come fare un’Europa di campioni e non di scamorze. Non dimentichiamo che per dislocazione e produttività il Veneto aveva superato la Baviera nel 2005.
      Qui da noi le fabbriche sono di dimensioni umane, inserite nell’ambiente, diversificate, riprogrammabili: non bestie come la Fiat che può fare solo automobili. La Germania sa che l’Europa da lei guidata potrà superare gli Stati Uniti. Altro che Hitler. Restano comunque col chiodo in testa e lo sanno anche loro: non sono scemi come i nostri peninsulari.
      Pensate che si sono assorbiti senza battere cislio anche la Germania Est, dove da tre generazioni la gente aveva sentito parlare solo di comunismo.
      Ma come fanno i tedeschi? Hanno copiato da noi veneti… non è uno scherzo. Noi in più siamo rimasti su dimensioni aziendali flessibili e riprogrammabili. WSM. Ce lo meritiamo. Il miracolo del nord-est non può implicare la morte del nord-est!

  13. Lei, Leandro, dice: “Vi ricordo che il problema principale non è tanto il benestare al referendum o vincerlo ma cosa succederà dopo averlo vinto”.
    In realtà il problema principale è che i Veneti non conoscono la loro storia ed un popolo che non ha memoria storica vegeta nel presente e non ha alcuna possibilità di impostare un futuro. La gran parte di essi scoprì soltanto due anni fa che l’Italia è unita da 150 anni e, a quanto ho modo di appurare, quasi nessuno sa che il Veneto venne annesso 6 anni dopo. Spiegare loro la natura truffaldina del referendum del 1866 è addirittura impresa titanica e, cosa ancor più triste, è scoprire che per la maggioranza dei Veneti la Serenissima non è altro che una delle quattro repubbliche marinare. Inutile dire che i più ignorano che quest’ultima durò più di un millennio e che pertanto quella di Venezia è ad oggi la repubblica più longeva. In un articolo di qualche giorno fa su questo sito si ricordava che Venezia abolì la schiavitù 900 anni prima degli Stati Uniti. Chi sa, a tale proposito, che fu la Repubblica di Venezia la prima nella storia ad abolire la schiavitù? Quasi nessuno. Provi lei ad andare in giro a sostenere che Venezia è la culla della civiltà e del diritto e vedrà quanti ignorantoni le rideranno dietro. D’altronde cosa si può pretendere se neanche la gran parte degli storici sa nulla di diritto veneto e soltanto a causa di ciò ha stabilito che è Roma la culla della civiltà e del diritto?
    Tutto questo per dire che il problema non è cosa succederà dopo il referendum. L’obiettivo, secondo me, è quello di rafforzare l’identità del Popolo Veneto e di portarlo a conoscenza dell’esistenza di un partito, Indipendenza Veneta, (convincendolo possibilmente ad iscriversi) il cui fine principale è quello di rendere la nostra terra nuovamente indipendente mediante l’indizione di un referendum legalmente legittimo.
    Io guardo a quanto successo nella ex Jugoslavia con orrore ma mi sembra utile ricordare che il nazionalismo serbo, nel bene e nel male (in tal caso molto più nel male ovviamente), ritrovò il suo vigore a seguito di un memorandum del 1986 dell’Accademia delle scienze e delle arti di Belgrado che esaltava l’identità del popolo serbo e ne individuava la culla nel Kosovo. Questo, ripeto, non significa assolutamente che il progetto criminale di Grande Serbia di Milosevich fosse giusto. Ci mancherebbe altro. Significa invece che quel memorandum, cui viene dato ampio rilievo in tutti i testi che trattano la ex Jugoslavia, incise in modo determinante sulla coscienza dei serbi. Questi ultimi capirono infatti che la loro nazionalità era serba e non slava, ossia di quello Stato, che dopo la morte di Tito si rivelò al mondo come un’entità meramente artificiale, avevano soltanto la cittadinanza scritta nella carta d’identità.
    Tutto questo per dire che il problema principale non è quanto avverrà dopo il referendum, bensì è quello di convincere i Veneti della possibilità che viene offerta loro di ottenere l’indipendenza (senza tralasciare il fatto che moltissimi considerano i termini “autonomia” e “indipendenza” sinonimi tra di loro). Indipendenza che ha ragioni prima storiche e poi economiche.
    Io, a differenza sua, sono moderatamente ottimista che l’obiettivo verrà raggiunto ed anche in un tempo congruo se oltre alle ragioni economiche sapremo spiegare, o ancor meglio anteporre, quelle storiche.

  14. Tessera 1633.
    Io li perdono, i veneti. Ora diamo loro da mangiare, una pensione, degli ospedali, una tranquillità: è gente che se lo merita. Poi, con la pancia piena e davanti al fuoco, racconteremo loro come siano stati sprecati 150 anni. Come Ricasoli li abbia fregati. Amiamoli, per favore. Non uno per uno, Dio me ne guardi, ma come popolazione che dal 1866 ha raggiunto l’acme dell’emigrazione, che ha subito le conseguenze del Piave e di Caporetto, che è stata oppressa sino a ieri con le servitù militari, che nei film figurava come stupida e servile. Certo che ora li dobbiamo istruire, i veneti: ma dopo aver dato loro la tranquillità in cui credono. Gli altri italiani non sono così. Nonostante questo, il Veneto è riuscito ad essere meglio della Baviera. Gente che non sa cos’è una barzelletta perchè non pensa a sfottere il suo prossimo, ma a rispettarlo. La materia prima ideale su cui ricostruire una civiltà che è già esistita per mille e cento anni.

  15. Condivido quanto scrive sig. Giorgi, del resto non intendevo essere duro nel mio commento. Sono semplicemente preoccupato che la situazione contingente, quella dettata dalla crisi economica si intende, non sia sufficiente a portare alle urne la maggioranza dei veneti. Resto pertanto dell’idea che occorra lavorare subito, e non dopo, sulle ragioni identitarie.
    Lei dice: “Il Veneto è riuscito a fare meglio della Baviera”. E’ vero, perfino dal Giappone giungevano per studiare il modello economico veneto. Le chiedo però quanti veneti lo sanno e ne sono coscienti. Secondo me molto pochi. Il punto, a mio avviso, è che non basta essere, occorre anche sapere di essere.

  16. condivido quanto dite, Ernesto Giorgi e Andrea, il problema è essere consapevoli di quello che si è e si è stati… mi vien da piangere a leggere sui giornali delle lagnanze dei sindaci di Conegliano e di Vittorio e del presidente della Provincia di Treviso perchè il Fod a settembre si trasferisce a Firenze…si lamentano perchè cinquanta famiglie qui insediate e benestanti ovviamente perchè statali di livello saranno costrette a lasciare le città…e poi il prestigio delle parate che viene a mancare… ecco di che si consolano certi nostri rappresentanti cittadini, la cui memoria e la cui cultura sembra quella del sussidiario… io spero che questo trasferimento si realizzi, ma dove trovano i nostri altre motivazioni per consolarsi?.. sembra incredibile che non abbiano ancora sentito a cosa mirano altri loro colleghi in giro per il Veneto, e perfino la Verona di Tosi…32 comuni che chiedono il referendum per l’indipendenza! vuol dire che ci sono altre mete a cui aspirare, e abbiamo un patrimonio di cultura storica e attuale che è la vera forza dei veneti.
    Chissà se qualcuno che conta ai loro occhi riesce ad illuminarli…

  17. “Le difficolta’ sono tante ma la fede dei Veneti e’ incrollabile, perche’ la loro autorita’ culturale e’ massima e l’idea e’ serenissima”. [Giuseppe Segato, patriota e martire veneto]

  18. Emittenti televisive territoriali che in dedicati programmi danno spazio a IV e alla cultura veneta “moderna”, dovrebbero a mio parere essere incentivati nella produzione di documentari sulla storia veneta, cosa che ad oggi ho visto soltanto in pillole sfumate che si perdono nei programmi dove vengono trasmesse.
    Incontri e dibattiti di carattere storico di persone del calibro di Morosin e Bernardini, e non solo, devono prendere posto maggiormente nella produzione televisiva veneta, in modo da poter diffondere l’importanza storica nascosta fino ad oggi.

  19. Quando comoda, le genti venete vanno bene. Durante il fascismo, nella palude Pontina appena bonificata, Mussolini non ha mandato i suoi romagnoli o emiliani, né altri. Indovinate chi ha fatto deportare in provicia di Latina? Ma i veneti, naturalmente. I cognomi della provincia sono ancora i nostri: andate a guardare.
    Poi, il miracolo del nord-est: Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia. Benissimo, ma il Trentino e il Friuli sono regioni autonome, con parecchi privilegi, quindi il critico peninsulare può dire che era facile il miracolo. Tuttavia… il Veneto non è regione autonoma! eppure ha fatto parte del miracolo. Non è stata regione autonoma, ma speriamo che sarà indipendente. La mia sarà una convinzione da sciocco, ma se i nostri politici avessero la metà della nostra convinzione (tanto per non far nomi, mi riferisco a Zaia in modo particolare), si comporterebbero diversamente.
    WSM.

  20. Tessera 1633.
    Rispondo ad Andrea: dice bene, perchè il vero problema sarà portare la gente alle urne. Se arriveranno alle urne in numero legale, il Plebiscito Veneto sarà, molto probabilmente, come se fosse già vinto ( non voglio fare scongiuri peninsulari).
    In effetti, il tempo per portarli alle urne non sembra molto ed è per questo che, tutto sommato, qualche ritardo nell’iter di preparazione non verrebbe solo per nuocere, ma per far aumentare il numero degli elettori. IV dovrebbe approfittare di questo intervallo per cercare di motivare il maggior numero possibile di elettori.
    WSM

  21. x Ernesto Giorgi:
    il vero problema sarà portare la gente alle urne. Se arriveranno alle urne in numero legale, il Plebiscito Veneto sarà, molto probabilmente, come se fosse già vinto ( non voglio fare scongiuri peninsulari).
    ———————–
    Certo che sarà vinto e ne sono convinto ( conosco gente del PD che voterà sì) ma nessuno ancora mi ha detto cosa succederà DOPO.

    Il commento di Andrea del 24 luglio 2013 in 19:44 , sarà anche un bel poema e condivisibile ma non spiega nulla di quanto io ho chiesto.
    Alla fine mi sa che dovremmo prendercela con le buone o con le cattive. Però il punto principale e’ sentire la volontà del popolo, perché se dice no al referendum, allora per me è un capitolo chiuso, se dice sì, allora si deciderà in merito come comportarsi.Tutto deve avere l’appoggio popolare, altrimenti non si va da nessuna parte.

    1. uno scorpione accerchiato da fuoco s uccide, il governo invece aggiunge benzina…
      forsenon è meglio provar a saltar le fiamme anche senza saper cosa c’e oltre?

  22. Non capisco però perché nessun dei promotori del movimento , non si adopera per far pubblicare sul Gazzettino notizie di questo referendum. Io non ho mai visto finora nessun articolo in merito.

    1. ma si meraviglia? pensi solo chi è il proprietario del Gazzettino, il più grande immobiliarista di Roma… e come potrebbe essere divulgatore di un referendum che vede come primo firmatario un consigliere ex UDC che si è visto messo da parte proprio dal Gazzettino per favorire nella campagna elettorale un contendente di nomina romana, che naturalmente fu un fallimento per lui e per il suo partito…ma tant’è, quando c’è un padrone che paga comunque, va bene lo stesso… non aspettiamoci nulla dal Gazzettino, che non è più da molto la voce dei veneti, ma di roma presso i veneti… più qualche notizia qua e là, meglio se di cronaca nera, di qualcosa che impatta molto sulla gente per far finta di interessarsi dei fatti del Veneto…

  23. Preciso che con le “buone” esiste solo il metodo democratico, che alla fine risulterà solo un flop.
    Mentre con le “cattive”, occorre che il popolo veneto abbia la pancia vuota, altrimenti, anche questa ipotesi cadrà nel nulla.
    Io la vedo molto dura.

    1. Di certo so che mi aggrapperò a ogni sorta di percorso valido, nel bene prima e nel male poi, per sostenere la causa veneta verso l’indipendenza finchè mi sarà concesso di farlo. Non abbandonerò mai questo obbiettivo, la speranza è la forza che mi sosterrà sempre.
      A meno che non accada qualcosa che riformi totalmente lo stato italiano, ecco, il mio dubbio è maggiore in questo caso che nella possibilità di ottenere l’indipendenza. Ma la speranza non muore mai.

  24. La secessione la dobbiamo fare per forza ed con ogni mezzo possibile, a costo di ” forzare”i nostri politici regionali, ne va della nostra sopravvivenza e solo per questi motivi: dobbiamo impedire la crescente meridionalizzazione del Veneto, che vengono qui nei posti pubblici e di comando, solo tramite i concorsi pubblici, vinti a Roma e con un punteggio pressoché regalato dalle loro università ben poco efficienti, dobbiamo poi poter espellere tutti i mafiosi o in odore di mafia che qui ci sono o che tentano di venire qui, dobbiamo arginare anche la crescente immigrazione, poiché per una ben nota legge fisica, quando un corpo entra nell’acqua, sposta una massa d’acqua pari al suo volume, non vorrei che questa massa d’acqua che poi travasa dal bacino, sia solo una parte di noi Veneti a favore di migliaia di extracomunitari, che nessuna cultura ci portano, se non i problemi che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Dobbiamo appropriarci del nostro dialetto e del nostro territorio che si sta tentando di italianizzarli sempre di più, dobbiamo infine SOPRATTUTTO salvaguardare la nostra identità Veneta ( io personalmente sono per uno stato Triveneto), con possibilità di legiferare e battere moneta come uno stato normale ( anche al di fuori dell’europa, che finora ci ha solo rovinati e verso cui io sono profondamente avverso).
    Solo con un nostro stato, libero dalle pastoie romane, ci sarà possibile camminare spediti e con leggi dure ed appropriate, sistemare le cose in ogni suo verso. Io ho sempre detto che il quadrato deve avere i 4 lati perfettamente uguali, altrimenti non è più un quadrato.
    Sarà possibile fare il nostro stato?, ogni soluzione è necessaria ma prima di tutto dobbiamo sentire il parere del popolo Veneto ed ecco perchè questo referendum ci è indispensabile, altrimenti non sapremmo neppure come muoverci.

  25. X Caterina:

    sì, del Gazzettino me ne ero già accorto, soprattutto nei miei commenti in cui partecipavo al suo forum ed ho potuto constare che molti interventi erano fatti solo da utenti del sud, che poco portavano alla nostra causa veneta. Poi me sono sono andato.
    Però, ciò detto, in quali altri giorni locali, e’ riportata questa notizia del referendum di I.V.?
    Mi pare in nessuno.
    Ovviamente se la notizia non viene presentata ai giornali dagli interessati, chiaro che nessuno la pubblica. Un tentativo si potrebbe sempre fare.

  26. Per Caterina

    Ha ragione, da Il Gazzettino non c’è da attendersi alcun aiuto come pure dagli altri due gruppi editoriali, RCS e La Repubblica – L’Espresso. Tenga comunque conto che sempre meno cittadini leggono i giornali, sia nella versione cartacea, come dimostrano le tirature in costante calo, sia in quella on line essendo Internet ancora relativamente poco diffuso in Italia. Stesso discorso per le emittenti televisive locali, la massa si “informa” agli abbeveratoi di RAI e di Mediaset. Bisognerebbe pertanto inserirsi con degli spot tra un programma spazzatura e l’altro!

    Per Leandro

    Non è che non voglio rispondere alle sue domande, semplicemente ritengo che prima dobbiamo pensare a rendere in qualche modo legale il referendum e soprattutto a portare i veneti alle urne. Come procedere dopo ci penseremo a tempo debito. Prima costruiamo le fondamenta e solo per ultimo il tetto. Tra l’altro credo che se le prime si reggeranno su basi piuttosto solide costruire il tetto si rivelerà un gioco da ragazzi.

    Per Ernesto Giorgi

    Sottoscrivo, non bisogna avere troppa fretta. Non bisogna dormirci su ma neanche bruciare le tappe con il serio rischio di incorrere in un flop.

  27. Per Ernesto Giorgi

    Lei dice: “Durante il fascismo, nella palude Pontina appena bonificata, Mussolini non ha mandato i suoi romagnoli o emiliani, né altri. Indovinate chi ha fatto deportare in provicia di Latina?”
    Guardi in che sito mi sono imbattuto digitando “Raixe Venete” su Google alla ricerca di altre fonti oltre a raixevenete.net. Da http://comunistimogliano.wordpress.com/2011/09/04/raixe-venete/ le riporto il seguente passaggio:
    “Ma posso sapere perchè questi ricordino con notalgia i lustri della Serenissima Repubblica, ma non gli orrori delle sue carceri? Perchè inneggino alla Marca Gioiosa e non alla pellagra che ne decimava i braccianti agricoli schiacciati da una povertà che lasciò loro la scelta tra crepare certamente di fame in “patria” oppure rischiare di morire di malaria nella bonifica delle paludi in Lazio o Sardegna dove avrebbero almeno avuto il pane e magari pure un po’ di companatico? Provate a vedere: nei dintorni di Latina oppure ad Arborea in Sardegna su quanti campanelli ci sono cognomi veneti: nipoti e pronipoti di gente fuggita lì per non crepare!”
    In quel sito si parla di Serenissima e di venetismo, ma sinceramente non capisco cosa c’entri la Repubblica di Venezia con l’emigrazione veneta che non è certo antecedente il 1797.

    1. @Andrea.
      Se non fosse ignoranza, sarebbe anche peggio: infatti sarebbero dei disonesti.
      Ma in questo caso penso che sia ignoranza. Nessuno, inoltre, ha mai pagato un euro per ogni stupidaggine detta. I francesi hanno un modo di dire per persone che si comportano così: “beau geste”. Ovvero, tanto per darsi importanza, tirano fuori una stupidaggine dal loro cervello, dove non c’è altro. Davvero avvilente. Grazie per la segnalazione.
      Tessera 1633

    2. V’invito a leggere di Francesco d’Erme “Latina secondo Cencelli”… è in tre volumi e ci dedicò lui ingegnere di una famiglia di Sermoneta con proprietà a Sezze parecchi anni a raccogliere per amore della sua terra il materiale soprattutto presso il conte Cencelli (non quello che conosciamo, che è sempre di quella famiglia abruzzese) incaricato da Mussolini a realizzare l’opera di bonifica totale delle paludi pontine, e volle stampare tutto perchè, diceva, “non si inventi anche per la nascita di Latina una favola come per Roma”… comunque vi trovereste i motivi per cui all’epoca si realizzarono bonifiche dove utilizzare forza lavoro che per diversi anni dopo la prima guerra mondiale non potè più emigrare verso i paesi europei, e vedreste provincia per provincia soprattutto del Veneto e di Emiliia-Romagna, gli elenchi delle persone, per lo più capi famiglia, che risposero ai bandi per il trasferimento nelle zone pontine a mano a mano che prosciugate si rendevano disponibili per cominciare a renderle fertili dopo millenni, seguendo precise prescrizioni studiate da agronomi, cosa che sicuramente era più facile da ottenere da gente che veniva da fuori, piuttosto che da gente di popolazioni limitrofe, meno disponibili ad essere guidate…
      Tanto riporto perchè ho avuto modo di seguire da vicino la cosa, fuori da polemiche e ambizioni letterarie che sappiamo alimentano più le case editrici che la documetazione storica…

      1. @Caterina
        Forse sono ancora in grado di documentare che alcuni (Esempio: la famiglia Oreda di Ormelle, Treviso) sono stati ‘invitati’ dal Podestà a trasferirsi a Latina, pena angherie e persecuzioni, magari solo minacciate, ma ci sono state. Le carte le posso trovare, ma sono cose note.

        Il discorso era: “Il Duce ha bonificato per voi, nullatenenti e braccianti, delle zone nel centro Italia. Un regalo per voi, se non accettate, vi toglieremo l’iscrizione al PNF”. Non dicevano che ancora per dieci anni ci sarebbe stata la malaria.
        Come sapete, chi non era iscritto al PNF non poteva lavorare. Io la chiamo deportazione per coercizione.
        All’osservazione “non di territori limitrofi” fatta da Caterina si può rispondere: e perché non i calabresi ? o altri ancora del sud? erano forse limitrofi?
        Perchè… la risposta datela voi.
        Tessera 1633.

        1. io credo perchè tanti del Veneto pensavano dopo la prima guerra mondiale che devastò il Veneto di espatriare, magari essendo anche rientrati per andare al fronte, non potevano farlo e il sud non si trovò nelle stesse condizioni…e sicuramente i veneti avevano fama di essere dei grandi lavoratori e affidabili, e comunque la preferenza fu per famiglie dove almeno due persone fossero in grado di lavorare, e andando in posti che stavano nascendo perciò privi di comfort e ritrovi, fossero pure osterie, per non dire di altre case che all’epoca erano in uso, la gente trovasse nella propria famiglia le principali motivazioni.
          C’è da dire che a distanza poi tutti diventarono proprietari dei terreni, valutando la permanenza in conto riscatto, e ciò diede luogo a una specie di invidia dei limitrofi locali che si trovarono ovviamente esclusi.

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