UNA BRUTTA PAGINA

Pubblichiamo di seguito il ricorso che il socio fondatore di Indipendenza Veneta Catia Zanon ha inviato al Collegio dei Probiviri di Indipendenza Veneta lo scorso 19 agosto 2013, contro un tentativo di espulsione (nella foto) da parte dell’area metropolitana di Padova. Purtroppo questi tentativi di espulsione disegnano una brutta pagina che nessuno di noi avrebbe voluto vedere.

Alla c.a. Spett.le Collegio dei Probiviri
di Indipendenza Veneta

OGGETTO: RICORSO AVVERSO RICHIESTA DI ESPULSIONE

catia-zanon
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Spett.le Collegio,

in merito alla comunicazione che il sottoscritto socio fondatore e membro del Collegio dei Probiviri ha ricevuto avente per oggetto la perdita di qualità di socio, ai sensi dell’art. 11.3 dello statuto sono ad esporvi di seguito le ragioni che a mio modo di vedere la rendono non eseguibile e ingiustificata.

Innanzitutto rilevo come essa presenti insanabili vizi di forma, in quanto:

  • la convocazione della riunione del coordinamento di area Padova ove si è deliberato quanto in oggetto, non presentava all’ordine del giorno l’argomento citato;
  • lo scrutinio non è avvenuto in forma segreta.

Ciò viola l’art. 11.2 dello statuto in materia di espulsioni di soci del movimento e pertanto costituisce un insanabile vizio di forma che impedisce di poter procedere alla ratifica di tale delibera.

Per quanto riguarda inoltre il merito della delibera, si significa inoltre che le motivazioni addotte sono non veritiere, non suffragate da alcuna prova che le confermino, non circostanziate, vaghe, generiche e in ogni caso risibili, oltre a non violare in alcun modo alcun articolo dello statuto.

A tal proposito, rispondendo ad ogni punto contestato, si fa presente infatti che:

1) Per quanto riguarda il passaggio di consegne, mi meraviglia che venga contestato a diversi mesi dagli eventi, quando ho più volte dato la mia disponibilità in tal senso. Il materiale a disposizione è stato interamente consegnato.

2) Risulta quantomeno risibile la motivazione di mancata comunicazione al coordinatore di attività svolte, quando nel periodo citato le uniche attività che ho intrapreso sono state per delega diretta del segretario nazionale per attività politiche di interesse strategico del movimento e non certo attività operative territoriali.

3) Per quanto riguarda l’utilizzo del simbolo, ogniqualvolta ne ho fatto uso, è stato con delega diretta del segretario nazionale, come da art. 1.4 dello statuto.

4) L’assenza alle riunioni operative nel territorio non può essere causa di espulsione dal movimento, in quanto non viola alcun punto dello statuto, a maggior ragione considerato che la mia attività di socio fondatore e membro dei Probiviri mi impegna in molteplici attività, alle quali ho assicurato la mia presenza costante, così come nella stragrande maggioranza degli eventi pubblici del movimento.

5) Per quanto riguarda lo “stato di tensione” cui si fa riferimento come motivazione per la richiesta di espulsione, credo che tale definizione sia abnorme, in quanto la mia attività nel movimento rientra nella normale partecipazione alla dialettica politica e alla vita associativa del movimento, che d’altro canto, nei suoi principi fondanti riconosce, tra gli altri, “il diritto di manifestare le proprie convinzioni politiche e morali nonché di goderne”: come fa un movimento che afferma di far proprio un tale principio, nel contempo conculcarne l’applicazione pratica da parte di un socio, a maggior ragione quando questi svolge un ruolo particolarmente delicato per volontà sovrana dell’assemblea dei soci?

Credo infine che tale decisione, se confermata, in quanto pretestuosa e basata su motivazioni inconsistenti, false e risibili, rischierebbe inoltre di arrecare un grave danno di immagine al movimento stesso che sarebbe additato come movimento antidemocratico che reprime la normale libertà di espressione politica, nel rispetto del confronto democratico. Ciò creerebbe un vulnus difficilmente riparabile e che minerebbe la potenzialità stessa di crescita del movimento, infinciandone l’attrattività verso le persone libere di pensiero, che lo assimilerebbero a una sorta di partito settario dove è vietato pensare diversamente da un ristretto ambito di persone che ne detengono il controllo. Questo fenomeno, ricordiamoci, è il cancro della partitocrazia italiana che l’ha condannata alla crisi irreversibile di pensiero politico e di vitalità, relegandola a mera sovrastruttura organizzativa di gestione del mercato della politica basato sul furto dei soldi dei veneti.

Per quanto sopra si chiede a questo spett.le Collegio di voler rigettare e annullare la richiesta dell’area metropolitana di Padova, ai sensi dell’art. 11.3 dello statuto.

Sono a disposizione per fornire ogni informazione utile a verificare quanto sopra esposto.

Cordiali saluti,

Padova, 19 agosto 2013

Catia Zanon
socio fondatore
Indipendenza Veneta

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