Creare il Veneto indipendente, o rifondare l’Italia e l’Europa?

paolo_bernardini_2_websitedi Paolo L. Bernardini

In questi giorni sto riflettendo su di una mia intuizione, che ho esposto per la prima volta a Milano il 23 marzo, in occasione del riuscitissimo incontro di CoLor44, il gruppo che intende estendere alla Lombardia il processo, o cammino referendario, intrapreso dal Veneto con la Risoluzione 44, appunto. Il gruppo ha l’appoggio della associazione Diritto di Voto di Carlo Lottieri, e naturalmente quello di Marco Bassani, Alex Storti, e gli altri amici, radicalmente liberali, e conseguentemente convinti indipendentisti (l’indipendentismo è l’unica applicazione del liberalismo che la storia qui ed ora consente, certo non la sua unica applicazione in assoluto…). E’ un cammino che credo ormai inarrestabile, anche se mi è difficile, per ora, prevederne le tappe e la durata. Credo però che la questione debba essere, per dir così, rovesciata, o rivoltata come un calzino, con la metafora tessile e assai pratica utilizzata dal M5S in questi giorni. Ovvero, non partendo dalle periferie infelici (Veneto e Sardegna) cui tra l’altro proprio il legislatore italiano ha concesso l’inaudito privilegio di essere a norma di legge, appunto, qualificate come sede di “popoli” (il popolo veneto, il popolo sardo degli Statuti), cosa che sorprendentemente non viene concessa ad altre realtà. Che ne avrebbero ben diritto! Se il liberalismo dunque è stato violentato in ogni modo nel corso degli ultimi venti anni almeno, la stessa democrazia non ha subito stupri meno violenti, e della Costituzione è stata fatta, ripetutamente, carta straccia.

Siamo dunque, ma questo è chiaro a tutti, e se non lo è, lo sia, in una vera e propria dittatura. L’Italia, nata sotto tutela straniera il primo gennaio 1948, con l’entrata in vigore di una costituzione mai sottoposta a referendum popolare (al contrario di quella spagnola o quella recente irachena, ad esempio), ha perso il primo gennaio 2002 la propria sovranità monetaria, garantita dalla costituzione stessa, e primo fondamento della sovranità di uno Stato, almeno per noi poveri vecchi teorici del diritto pubblico e storici, soprattutto, nati 50 anni fa esatti (e un giorno). E’ dunque durata 54 anni.

Ora, l’unico strumento di sopravvivenza a disposizione dell’Italia, e questo lo dico ai saggi appena incoronati, ma anche a chiunque sia interessato al proprio destino, e a quello dei propri figli, è quello di indire un “referendum costitutivo nazionale”: ovvero, di chiedere attraverso la consultazione popolare a TUTTE le regioni italiane (ovvero a tutti i loro cittadini residenti) se vogliono continuare ad essere parte dell’Italia, e, contestualmente, chiedere se si vuole che l’Italia continui ad essere parte dell’EUROZONA, o ancor meglio, forse, dell’UE stessa.

In questo modo, incrociando i risultati, si vedranno una serie di combinazioni possibili. Ad esempio, il Veneto potrebbe sposare l’indipendenza, con una maggioranza assoluta in favore di essa (la maggioranza assoluta, lo ricordo ai manipolatori dell’aritmetica protagonisti a vari livelli del referendum del Montenegro del 2006, è del 50% più uno), ma allo stesso tempo la maggioranza dei veneti potrebbe esprimersi a favore di restare nella UE.

Dai risultati di tale referendum ci aspetta dunque, prima di tutto, il primo patto fondativo della nazione italiana, che legittimi per la prima volta su base popolare lo Stato ed i suoi futuri governi.

Non solo, ma ci si aspetta anche una nuova fondazione, su base popolare, dell’Unione Europea stessa.

Sarebbe il trionfo della democrazia, davvero, una morta mai vissuta davvero tornerebbe alla vita piena e mai goduta.

Molto umilmente mi permetto di dissentire da quanto scritto recentemente su “Il mattino” dell’autorevole Professor Bertolissi. Il popolo non è così stupido, quando deve decidere del proprio destino, e siamo in tempi di decisioni essenziali, sulla vita e la morte, ad esempio (l’imprenditore veneto o non veneto che si suicida, decide prima di farlo), sa mettere in moto le rotelle del cervello, prima di dover essere costretto ad azionare quelle del revolver. Nessuno è felice di uccidersi. Forse quando si tratta di ardue decisioni tecniche, magari il “popolo” ha difficoltà nella decisione, ma le questioni politiche alla fine non sono mai così ardue, a meno che non le renda tale una élite di mascalzoni interessati a mascherare come “arcana imperii” gli strumenti che consentono loro di ingrassare come porci, a spese di coloro che ingrasseranno con i propri cadaveri schiere di insetti ctoni.

Ciò detto, ovviamente, mi auguro che si possa continuare nella strada referendaria per il solo Veneto, e poi eventualmente per la Sardegna, le terre dei “popoli” per legge italiana (e anche per motivi storici, ovviamente), ma mi sembra sempre più chiaro che la strada della consultazione popolare come tappa fondativa dell’Italia sia la migliore.

Quando dunque un nocciolo duro di regioni (parlo di regioni anche se vorrei parlare piuttosto di comuni), si sarà dichiarato a maggioranza assoluta a favore dell’Italia, ecco, ecco nascerà l’Italia per davvero. E allora chiaramente entreranno in giuoco considerazioni per la prima volta “nazionalistiche“  ed extra-economiche: “Quei Veneti, mona, non li vogliamo, stiano per conto loro…!”; quei “Sardi, anzi sardegnoli, per carità, facciano la loro strada…”.  Ecco il calzino rovesciato, ecco l’Italia che non vuole il Veneto, e non il contrario. Che grande liberazione, ma per tutti.

Qualcuno poi finalmente potrà dire: “Sono italiano!”. Non è mica cosa da poco. Avrà deciso volontariamente di aderire alla nazione, l’avrà per dir così creata.

Se Renan sosteneva che la nazione “è un plebiscito di tutti i giorni”, che se ne faccia uno almeno ogni 150 anni!

Se è vero che “electa una via non datur recursus ad alteram”, è anche vero, almeno così io fermamente credo, che quella “una via”, in questo caso, debba tradursi letteralmente: “una e una sola, una soltanto”.

18 risposte a “Creare il Veneto indipendente, o rifondare l’Italia e l’Europa?”

  1. Perchè i popoli d’Italia le scelte fondamentali le sanno fare! basta vedere che classe dirigente ci siamo scelti negli ultimi 30 anni. Ma pensiamo veramente che l’elettore medio abbia una vaga idea di ciò che vota? (lui/lei pensa di si).

  2. Leggendo di coloR44, ho pensato subito a quello che ne sarebbe stato… un discorso allargato che poteva nascere solo a Milano che ha l’ambizione di essere la protagonista di ogni evoluzione per innato attivismo, la Lega e l’EXPO, (da tempi immemorabili la Fiera Internazionale e il circuito di Monza, ma purtroppo sappiamo anche dove ci ha portato la Milano da bere e Tangentopoli)… ed ora sembra voler prendere in mano un manifesto pieno di valenza propulsiva come l’autodeterminazione dei popoli, …
    il rischio è di tagliare le gambe ad un processo che nasce radicato in un posto ben preciso e motivato.. lo si estende, così si annacqua e gli si fa perdere la valenza, lo si butta nella polemica politica, se ne fa diventare una cagnarra televisiva ed esibizionistica, per poi non sortire niente, se non ancora sperpero sicuro di denaro pubblico ed affossamento … è un fatto frequente in Italia e tutti i referendum degli ultimi trent’anni ne sono la conferma!
    Perchè si vogliono chiamare tutti gl’italiani ad un referendum su una questione di cui la maggior parte della gente non è interessata? che senso ha? non è stata chiamata a decidere sull’euro che pure toccava tutti, non è stata chiamata per l’Europa, non è stata chiamata se aderire all’aggressione della Libia… e comuque non verrà chiamata quando finalmente si porrà mano a rivedere quasto straccio di costituzione che ognuno tira in ballo come gli serve e dal suo primo articolo si sente che è fatta per essere tradita… una repubblica fondata sul “lavoro” e non sulle persone…arbeit macht frei…
    Il Veneto faccia la sua strada! come d’altra parte qualunue popolo sa di aver motivi per farlo, appellandosi al “diritto” di autodeterminazione, e non lo si faccia diventare un “concetto” che se va bene per le dissertazioni cattedratiche o per far convegni, non serve a nulla se non si cala concretamente in una realtà che è arrivata a reclamarne l’esigenza di applicazione… cinquantamila firme in due mesi non contano?

    1. Fino a che si continuerà ad annacquare l’amarone cercando alleanze in mezzo mondo con la scusa di essere una minoranza in casa propria si ripeteranno inevitabilmente gli errori (involontari ?) della lega.
      Meglio sarebbe provare a sensibilizzare le forze politiche esistenti in Veneto. In Catalogna i partiti concorrono trasversalmente al bene di quella regione. Non so come ci siano arriviati ma anche fossero necessari decenni a giungere a un risultato analogo sarebbe comunque preferibile a questo continuo giugioneggiare con attori improbabili o con chi ha tutto l’interesse a fare di noi un boccone.

  3. Cara Caterina,

    se leggi bene, prospetto una strategia alternativa, non esclusiva…Non disprezzo le nostre firme, figuriamoci. Vorrei solo che la cosa accelerasse.
    Ma grazie della lettura.
    Paolo

  4. Cari Veneti, non credete che sarebbe ora di pensare un po a noi stessi ? Dobbiamo ingrassare sempre gli altri. Ma cosa siamo !…..? La storia fara’ il proprio corso, nessuno la potra’ fermare nemmeno i signori dello scudo rosso…. e sapete di chi parlo !! UNICA, UNICA, UNICA VERA SOLUZIONE INDIPENDENZA VENETA

    1. Caro omonimo 🙂 ,
      credo di non aver compreso l’ultima frase.. forse intendevi “contro” ogni forma di violenza?
      Indipendenza Veneta ha sempre creduto in una affermazione pacifica, ma non per questo debole, del diritto all’autodeterminazione dei Popoli.
      Sicuramente non solo i Veneti hanno diritto a veder riconosciuta la propria sovranità ed il sodalizio tra Veneti e altri Popoli in cammino verso la libertà (Catalani, Fiamminghi, Scozzesi, etc..) dimostrato in numerosi comizi prova quanto stia a cuore di Indipendenza Veneta il percorso di emancipazione di tutti i Popoli Europei.
      La forza di una idea è nella sua capacità intrinseca di convincere, giusto?

      W la Repubblica Veneta,
      W tutti i Popoli liberi di Europa!

      Matteo da Brescia

  5. Per non incorrere in errori del passato prossimo é buona cosa che il Veneto ottenga la propria indipendenza eventualmente in un secondo tempo altre regioni o comuni confinanti possono chiedere l’indipendenza con l’annessione al Veneto. Così si potrà fare uno stato federale senza dover attendere che gli altri si attacchino alla nostra motrice. W. san Marco!

  6. Per non incorrere in errori del passato prossimo é buona cosa che il Veneto ottenga la propria indipendenza, eventualmente in un secondo tempo, altre regioni o comuni confinanti possono chiedere l’indipendenza con l’annessione al Veneto. Così si potrà fare uno stato federale senza dover attendere ora che gli altri si attacchino alla nostra motrice. W. san Marco! Avanti tutta!

    1. Sebbene io sia un bresciano ed evidentemente dovrei sostenere il contrario, ammetto di condividere la tua idea.
      Il processo di emancipazione di un Popolo deve avvenire nei modi e nei tempi giusti.
      La mia città deve prima prendere coscienza della propria storia, poi deve elaborare un profondo e sentito moto verso il Veneto come “modello” di sviluppo e modernità. A seguito di questo desiderio e solo se le condizioni oggettive lo dovessero consentire, vi sarà una consapevole, responsabile e motivata annessione alla Repubblica Veneta anche delle terre che per 4 secoli sono state fedeli alleate di Venezia.
      Sono altresì convinto che tutto ciò potrà accadere in breve tempo (e qui sta la mia speranza di bresciano), una volta che sarà rinata la gloriosa Repubblica Veneta nei confini dell’attuale Regione Veneto.

      W la Repubblica Veneta!
      Matteo da Brescia

  7. Come ho avuto di esprimermi in altri commenti sono fermamente convinto, in base a studi che ho potuto fare, che quest’Europa (ripeto sempre “questa”, e non quella che tutti vorremmo..) sia un Regime Totalitario mascherato ad arte e in questo contesto l’Italia, da almeno 60 anni, porta avanti il ruolo di Regime Satellite, un pò come erano gli stati del Patto di Varsavia. I vari Governi Italiani che si sono succeduti, allo stesso tempo inetti ma anche ultracentralisti e autoritari, sono sempre stati funzionali al disegno dell’Euro Totalitarismo perchè per decenni hanno furbamente soffocato e addomesticato guardacaso proprio il Veneto, ovvero quel Popolo discendente dalla nazione che per 11 secoli fu la più odiata e invidiata non solo dagli altri stati italiani e dai Turchi… ma anche dalle altre nazioni europee…. vedi Francia, l’Impero, i Regni ungherei e slavi ecc….
    La Serenissima andava cancellata, ed è stato così, mentre i Veneti dovevano essere resi innoqui e inerti, e anche in questo caso per decenni è stato così. Prima l’Impero Austroungarico (forse la dominazione meno peggiore) poi i Savoia e infine la Repubblica…. sono state tutte figure funzionali a questo disegno diabolico.
    Se il Popolo Veneto fosse libero di realizzarsi secondo la propria volontà e le proprie potenzialità diventerebbe una fastidiosa presenza al fianco delgi stati del centro e nord europa perchè, come storicamente è stato dimostrato, abbiamo capacità tecniche straordinarie unite ad un intenso spirito libero e creativo tipico dell’area italico-mediterranea: siamo la cultura che fonde e fa proprie le migliori virtù del nord, del sud, dell’oriente e dell’occidente, e per questo continuiamo a fare paura. Sta per finire l’epoca in cui il cittadino Veneto era ridotto ad una ridicola macchietta di ometto provinciale, sgobbone e tanto ingenuo…
    Il progetto di Indipendenza Veneta deve mettere in chiaro questa futura “rinascita” del nostro Popolo, perchè una volta indipendenti esistono strumenti economici (la moneta sovranae e la finanza funzionale) e politici (la democrazia diretta) per dar vita ad un nuovo “Rinascimento Veneto”. Questa è una sfida terribile, perchè vuol dire tornare a rialzare la testa dal 1797, e a lorsignori potrebbe dare doppiamente fastidio perchè sarebbe anche un forte esempio per gli altri popoli europeri vessati e mortificati dai loro rispettivi stati di appartenenza e dall’Euro Regime.
    Concordo quindi con una fase puramente “veneta” dell’Indipendenza e poi, a seconda di come si svilupperà la rivoluzione nel resto d’Italia e d’Europa, ci sarò la fase della alleanza strategiche (nella forma di macroregioni oppure di confederazioni) ma sempre nel rispetto della nostra sacra indipendenza e nell’interesse del benessere del Popolo Veneto e non di ideali tanto belli sulla carta quanto nefasti nella realtà (vedi Unità d’Italia e Unione Europea).

    1. Non passa per Roma e non passerà mai da li, non dubitare. Questo articolo è scritto da uno storico, anche bravo, ma che fa sue considerazioni. Puoi condivederle come anche no, ma sta certo che l’Indipendenza Veneta non passerà e non partirà da Roma.

  8. Veneto Indipendente prima e soprattutto. Gli altri decidano per loro la loro strada. Non perdiamoci nell’allargare quello che è e deve rimanere il nostro obbiettivo primario.
    Anche la lega veneta della prima ora (chi si ricorda Rocchetta e Comencini) aveva pensato di unirsi alla lega lombarda e abbiamo visto tutti quello che è successo. Non ripetiamo gli stessi errori.
    Diffondiamo e sosteniamo il pensiero di Indipendenza Veneta, facciamolo conoscere a chi non sa, dichiariamo senza paura che il Veneto è nostro e di nessun’altro.

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