Gianluca Busato: “il gatto deve prendere il topo”

Pubblichiamo di seguito la lettera di presentazione della candidatura a presidente di Gianluca Busato

Cari soci,

dopo un periodo di sofferta riflessione, ho deciso di mettermi a disposizione del movimento, candidandomi a presidente. Nel farlo, ritengo doveroso anticiparvi la mia visione e il mio punto di vista sul futuro di Indipendenza Veneta.

Domenica siamo infatti chiamati a fare una scelta sui nomi di alcune persone che si offrono volontari per coprire un servizio e assumersi una responsabilità all’interno del partito.
Credo che ognuno di essi meriti un grande ringraziamento, perché non stiamo parlando di onori e privilegi, ma di un enorme lavoro da fare, sottraendolo alle proprie famiglie, al proprio lavoro, al proprio tempo libero.
Al di là delle reciproche posizioni, quindi la mia premessa vuol essere questa: un grazie di cuore a tutti i soci che saranno presenti e un grazie di cuore a chi si offre volontario per fare qualcosa di più.
Non è cosa scontata, perché se ne siamo consapevoli tutti, allora si riesce anche a capire le ragioni profonde e vere delle scelte che ognuno è chiamato a fare domenica prossima.
 Non vedo tra l’altro una differenza drastica tra le linee in ballo, non vedo il bianco da una parte e il nero dall’altra. Vedo impostazioni e soluzioni diverse per raggiungere il medesimo obiettivo.
Più che di linea politica in senso stretto, che è compito dell’assemblea e la cui attuazione spetta al consiglio direttivo e in particolare al segretario, io preferisco soffermarmi su aspetti più generali.

E nel farlo, nche oggi voglio citare nuovamente Deng Xiaoping: a me non interessa che il gatto sia bianco, o nero. A me basta che il gatto prenda il topo.

Una strategia corretta per avere più probabilità di successo deve essere calata in un momento storico, in un’area geografica, con determinate condizioni al contorno e deve valutare correttamente il quadro competitivo in cui viene ad essere applicata, valutando mezzi e uomini a disposizione per essere attuata.
A mio modo di vedere, quindi e in senso pragmatico, vanno comprese a fondo le visioni che le leadership di Indipendenza Veneta stanno mettendo a confronto, dato che le differenze politiche sono importanti, ma hanno più effetto sul momento che seguirà l’indipendenza più che su quello che la precede, che è il nostro momento.

Innanzi tutto dobbiamo quindi essere coscienti che la scelta di dare vita a Indipendenza Veneta, permettendo al moderno pensiero indipendentista di evolvere ha già vinto.

La manifestazione del 12 maggio a Venezia, probabilmente la più partecipata manifestazione indipendentista mai organizzata nei tempi moderni e la consegna delle prime 20.000 firme per l’indipendenza in Regione Veneto ne sono la prova.

Ancora prima di nascere, Indipendenza Veneta è già riuscita a riunire tutte le personalità più preparate, determinate e oneste dell’indipendentismo veneto.

Altrettanto e ancor più vincente è stata la scelta di teorizzare un progetto politico serio, approfondito e moderno, con il contributo di tanti veneti di cuore e di mente, che da un lato delinea il percorso politico legale, pacifico e democratico per raggiungere l’indipendenza e dall’altro ne spiega le ragioni profonde e anche quotidiane. 
Finora la Causa Veneta soffriva infatti di evidente immaturità politica. Veniva portata avanti con grande passione e slancio ideale, ma con pochissima capacità di incidere sul quadro politico. Avere una base teorica è importante non solo per ragioni accademiche, ma anche perché non esiste un’azione politica che possa avere successo se non è supportata da una visione approfondita e completa.
 Su ciò tra l’altro, a parte pochissime eccezioni, credo che tutti convengano.
Abbiamo quindi creato lo strumento politico, abbiamo individuato il progetto politico, ora ci stiamo interrogando sul piano operativo per attuarlo, quindi sulla strategia.

Quali strategie quindi si confrontano domenica? Nessuno ne parla in modo esplicito, voglio pertanto dare la mia visione di quale sia la strategia da adottare. Che, intendiamoci bene, da un punto di vista strettamente politico non cambia di una virgola rispetto a quanto finora fatto.

Primo. Rifarsi all’esperienza di altri Stati che hanno ottenuto l’indipendenza recentemente, o che sono sulla strada per ottenerla, in modo pacifico, legale e democratico. Ritengo che questa sia la prima condizione per avere successo, anche perché i veneti sono persone pacifiche e hanno già dimostrato di saper votare in massa, spostando il proprio voto anche molto velocemente, quando individuano un progetto politico che ritengono credibile e che intercetti la speranza di cambiamento. Ciò implica che non si deve assolutamente andare a Roma. La mia candidatura a presidente vuole essere una garanzia su un punto che ritengo basilare per la nostra azione politica.

Secondo. Favorire la propositività rispetto alla contrapposizione. I veneti hanno più propensione a seguire chi sa fare proposte rispetto a chi protesta. Per tale ragione, ad esempio, bruciare le bandiere non va bene: perché allontaniamo i cittadini veneti dal nostro movimento. Anche al costo di attirarmi le antipatie di alcuni su questo punto, per le funzioni che lo statuto riserva al presidente, non permetterò alcuna deroga.

Terzo. Creare un’organizzazione a rete e orizzontale, sistema che nella scala evolutiva occupa un gradino superiore rispetto ai vecchi sistemi partitici verticali, con capi e capetti. Poche regole e condivise e grande capacità di interpretare la situazione ambientale locale da parte dei nodi della rete (i coordinatori), permettono una crescita maggiore, perché la base è proattiva e non mera esecutrice di ordini. Se un nodo non funziona, si cambia il nodo e il reticolo ricomincia a fare il proprio lavoro. I sistemi verticali e militarizzati vanno bene per fare le guerre, perché permettono maggiore velocità ed efficienza nella trasmissione degli ordini operativi, ma non credo che questo sia il nostro obiettivo, a meno che qualcuno non abbia tale insana idea. Come presidente mi adoprerò affinché tale modello organizzativo, già previsto nello statuto, divenga cosa concreta anche nel quotidiano. Nel farlo anticipo fin d’ora mi attiverò per le funzioni che lo statuto mi riserva per far sì che il movimento si doti di un cuore e di una architettura informativa digitale che ci consenta di supportare e canalizzare l’enorme flusso di informazioni e dati che tale evoluzione richiede.

Quarto. La formazione e la motivazione politica di ogni socio diventa fondamentale per permettere all’organizzazione reticolare di funzionare al meglio. Ogni socio in tale ambiente diventa più capace di dare risposte veloci ai suoi interlocutori e saprà prendere decisioni più velocemente, esigenza che sarà sempre maggiore. Nel passato ho già fatto mia tale esigenza e da lunedì a maggior ragione mi attiverò per estendere tale processo a tutto il Veneto. Ritengo basilare per garantire l’unità del movimento che ogni socio sia motivato, formato e reso partecipe in modo attivo dell’azione politica che si compie. Quel socio sarà un socio gratificato e attivo e non più un socio depresso e passivo, che rischia di essere emarginato dal movimento.

Quinto. Avere la consapevolezza che stiamo vincendo. In pochissimi mesi abbiamo fatto passi da gigante in termini di visibilità e posizionamento politico. In breve tempo stiamo occupando un vuoto politico che si è formato. E non è un caso, perché ciò è stato previsto da alcuni già da qualche anno e i tempi di creazione di Indipendenza Veneta sono stati dettati anche da tale consapevolezza. Ora dobbiamo essere coscienti che siamo forti e lo saremo sempre di più. I veneti ci stanno appoggiando in numero sempre maggiore e sempre di più lo faranno, provenendo anche da altre idee politiche. Se noi ci rendiamo conto di ciò, non ci ferma più nessuno. Dobbiamo emanare tale certezza in modo naturale e diretto. Per favorire tale processo mi metto a disposizione del movimento.

Sesto. Comunicazione. Viviamo in un’era moderna e in un ecosistema globale, dove ignorare le regole della comunicazione significa condannarsi alla sconfitta certa. Il web, i social network, il mondo mobile sono tutti ambiti di comunicazione nei quali siamo presenti ancor prima della nascita di Indipendenza Veneta e che ci hanno permesso di forare il muro di gomma mediatico del regime italiano. Di ciò va dato atto al gruppo dirigente che oggi si propone al voto dei soci fondatori di Indipendenza Veneta, che ha saputo farlo con intuizioni geniali e con una capacità operativa straordinaria di metterle in pratica. Per dare continuità a tale esigenza ho deciso di mettermi in gioco.

Domenica ne sono certo sarà un giorno di grande emozione e da lunedì niente e nessuno potrà fermarci. Neanche più noi stessi, ora che siamo diventati grandi.

Gianluca Busato

5 risposte a “Gianluca Busato: “il gatto deve prendere il topo””

  1. ottimo discorso, ottime premesse: arriveremo alla meta!
    ma dovremmo diventare milioni.. io non frequento nè facebook nè twitter ma mi risulta da altre iniziative che le migliaia di amici che si professano tali, poi all’atto pratico non ci sono più…
    Ma ormai l’indipendentismo è diventato un’urgenza!
    e non solo per noi… ho visto che qualcuno si sta muovendo anche per lanciarlo in grande stile già alla prossima tornata elettorale, che non si sa quando sarà, ma può essere vicina. Il 19 alcuni di loro si sono dati appuntamento a Roma per coordinarsi e farne il leit motiv in tutta Italia. E’ ovvio che oggi può anche raccogliere la protesta antimonti e filogrillo, ma ben venga! Sarà poi compito nostro, di noi veneti, concretizzarla in una proposta già elaborata e farla imboccare la strada giusta: AUTONOMIA-INDIPENDENZA… confederata sì/no con chi ci sta!
    Finalmente lo Stato saremo noi!
    Abbiamo visto Venezia ricoperta di tricolori poco fa per la festa della marina militare: che vergogna! e neppure se n’accorgono dell’affronto!

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