Siamo un’altra repubblica: Indipendenza Veneta unica alternativa

Sosteniamo con forza l’unico progetto che ci può restituire un futuro di dignità

L’estate rovente dell’Italia anno 2012 riesce a nascondere sotto una cappa di aria calda cocente e a tratti irrespirabile la propria condizione di stato in economia di guerra. Le parole non sono nostre, ma del presidente di confindustria Squinzi, che non rappresenta di certo un rivoluzionario, ma con ogni probabilità l’espressione organizzata della massima moderazione e l’interesse a non stravolgere l’equilibrio, quando questo esiste.
Non ero vivo nel 1916-17, o nel 1941-43 per farmi forza della memoria storica, ma anche effettiva di un paese in piena economia di guerra. Tale vuoto viene però colmato con la situazione odierna, pure calmierata da greggi di cittadini consenzienti che soffrono solo per aver soffocato in gola un urlo di effimera vittoria non arrivata e non per aver perso anche solo la speranza di un futuro.
I cittadini di questa penisola che oramai fatica a restare unita sotto un’unica organizzazione statale sempre più sfilacciata, autoreferenziale, in pieno autoconsumo parassita ai danni delle comunità morenti che col proprio sangue e i propri soldi la mantengono sembrano scivolare quasi senza forze e senza progetti per la propria vita verso uno stato di inedia in cui tutto si subisce e tutto sopporta prima dell’abisso.
Nel leggere le parole di un pubblico ministero, pubblicate ieri nel blog di Beppe Grillo, sui misteri vergognosi che hanno fatto da araba fenice per la nascita della seconda repubblica, mi sono venute naturali alcune considerazioni, amare.
La prima è che i pensieri di Antonio Ingroia vengono riportati su un organo ufficiale dell’organizzazione politica che si prefigge di costruire nuovamente il nuovo stato italiano, sempre attraverso il solito mito che la vuole veder morire e risorgere dalle proprie ceneri. Un esperimento che non ha alcuna speranza di portare da nessuna parte, perché cerca di perpetuare un mostro istituzionale che può reggersi solo sul parassitismo, sul rafforzamento delle proprie istituzioni centrali destinate ad essere il mostro stesso che cercano di sconfiggere guardandosi allo specchio. Ovvero, Antonio Ingroia sostiene che la seconda repubblica di fatto sia nata dalle trattative dello stato con la mafia, che hanno permesso di ritrovare un equilibrio istituzionale. Equilibrio che ora non c’è più e che necessita di una nuova trattativa tra poteri forti, perché i cittadini che Ingroia stesso cita a paravento in questo stato sono notoriamente un’entità effimera, inconsistente, che cercano malamente di seguire un hashtag imposto dal neo-pensiero mainstream, croccante, servito già pronto all’uso ogni mattina, nei nuovi canali di diffusione dei poteri forti del marxismo mai morto anche se celato sotto vestiti nuovi e digitali, puranche se incarnato da un comico che giocò un ruolo pesante proprio alla nascita della seconda repubblica, distruggendo mediaticamente la reputazione della prima che non voleva morire, fino al punto di farsi sacrificare con l’oblio mediatico.
La seconda considerazione è che, alla fine della storia, i fatti citati, i personaggi evocati, i destini incrociati che costituiscono la trama dello storytelling che stancamente accompagna la nascita della terza repubblica dei pagliacci non ci appartengono. Come cittadino veneto, nel leggere cosa lo stato italiano ha patteggiato con la mafia, mi è parso di leggere un capitolo del Padrino. Preciso, non il film di Coppola, bensì il romanzo di Mario Puzo da cui il più famoso film era ispirato. Un libro di quart’ordine, ma soprattutto un’opera che parla di cose che sono lontane da noi veneti, che non ci emozionano, che non ci vedono lettori appassionati, al massimo curiosi, come possiamo esserlo di un libro di Orhan Pamuk quando parla di Istanbul.

Il romanzo che accompagna le vicende dello stato italiano non prevede la compartecipazione emotiva dei cittadini veneti. Noi siamo un’altra repubblica, anche emotivamente, oltre che da un punto di vista sociale ed economico.

In questa calda estate in cui viviamo le vicende di un’economia di guerra scandita dai bollettini del comando che ha il compito di assuefarci al disastro strisciante della disoccupazione, della miseria, dei fallimenti, del furto delle risorse prodotte dai veneti, non abbiamo più scusanti per perseguire con forza e determinazione la nostra completa indipendenza veneta.
Per farlo sosteniamo con forza il soggetto politico che ha saputo costruire il progetto politico serio e concreto per ottenerla. Se già non l’hai fatto, iscriviti oggi stesso a Indipendenza Veneta e aiutaci, anzi aiutati a darti il futuro di dignità che ti spetta come cittadino veneto.
Siamo un’altra Repubblica, costruiamola in fretta, prima che l’abisso italiano ci trascini definitivamente nelle sue miserie.

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta

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