Ci aspetta un anno tutto da scoprire, nel segno di Indipendenza Veneta

Tre anni fa esatti lo sport veneto e trevigiano viveva una fase drammatica della propria esistenza, decretata dall’esclusione della Benetton Rugby dalla Celtic League. La reazione e la rabbia tra i tifosi fu fortissima, al punto che chi scrive fu tra i promotori di Rugby Veneto, l’associazione che propose allora la creazione di una federazione di rugby veneta che rispondesse alla grave ingiustizia perpetrata della federazione italiana contro la regione che aveva vinto più della metà dei campionati italiani.
In tale frangente Luca Zaia e la lega nord furono tiepidi e decisero di non appoggiare un’iniziativa che probabilmente avrebbe allora catalizzato un processo non solo sportivo.
A distanza di tre anni la storia si è ripetuta, con Indipendenza Veneta che anche in questa occasione si è mossa subito in difesa dello sport veneto e trevigiano (mentre Gentilini invece lo tradiva), supportando, anche con l’adesione all’azionariato popolare di diversi soci, l’opera encomiabile di Riccardo Pittis, Paolo Vazzoler, Claudio Coldebella e di tutti i ragazzi che stanno cercando di salvare il basket trevisano, che ha fatto la storia della pallacanestro europea.
In questa occasione il governatore del Veneto Luca Zaia ha scelto di seguire le orme di Indipendenza Veneta e dopo la vergognosa esclusione del Basket Treviso ad opera della federazione italiana, ha questa volta seguito il pensiero di chi scrive e di Indipendenza Veneta, dichiarandosi a propria volta favorevole alla creazione della federazione veneta di basket.
Insomma, se tre anni fa il leader dell’allora partito di maggioranza in Veneto era rimasto pauroso nel recinto sportivo italiano, a distanza di tre anni pare aver maturato un po’ di coraggio (o forse disperazione causata dalla grave crisi di consenso della lega), seguendo il percorso indicato da Indipendenza Veneta.
Questo è un sintomo di una situazione che rivela in realtà un fenomeno carsico, che vede la parte sana della militanza leghista allontanarsi sempre più dalle indicazioni e dai diktat milanesi, per avvicinarsi, magari di nascosto, in qualche cena prima segreta e poi frequentando sempre più le nostre riunioni pubbliche e qualche volta anche private.
Questo fenomeno carsico di svuotamento ideologico della lega in Veneto fa ben sperare, perché pare rivelare il prossimo leit motiv della politica veneta.
La barra del timone la stiamo tenendo infatti noi. È Indipendenza Veneta che sta indicando a tutta la classe politica qual è la strada da seguire.
Lo dimostra con grande evidenza anche il video sotto riportato, con le parole contraddittorie, incoerenti e imbarazzate con cui un giovane dirigente leghista del Veneto orientale risponde alle domande del blogger Stefano Zanet che se, per svegliare la gente veneta dal loro “torpore” in cui è caduto da molto tempo, non fosse giunto il momento di indire in Veneto il referendum per l’indipendenza promosso proprio dal neonato movimento “Indipendenza Veneta”.

La tendenza in atto aumenterà ancor più nei prossimi mesi, con l’aggravarsi della crisi economico-finanziaria dell’Italia, che in fondo al tunnel, per parafrasare il nostro segretario Lodovico Pizzati, vede sempre più avvicinarsi la luce. La luce non dell’uscita dalla crisi, bensì del treno che avanza a una velocità sempre più forte.

È chiaro quindi che noi tutti abbiamo un compito grande, enorme.

Il nostro compito è di tenere ben dritta la barra del timone, con forza, coraggio e determinazione, nel segno di Indipendenza Veneta.

Dobbiamo essere consapevoli che ci seguirà tutta la politica veneta, perché l’Indipendenza Veneta è l’unica via di scampo, per non essere travolti dal treno inarrestabile della crisi italiana.

Dimostriamo allora di essere all’altezza del compito cui ci chiama la storia e impegniamoci con responsabilità e dedizione al successo e al rafforzamento di un’impeccabile organizzazione per l’Indipendenza Veneta!

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta

Viva l’Indipendenza Veneta e Viva l’Indipendenza Sicula!

A proposito di dialogo

Ieri l’on. Maroni, nuovo segretario della lega nord, ha dichiarato di essere aperto al dialogo con i movimenti indipendentisti.
Roberto Maroni siede nel parlamento da vent’anni, in undici circa dei quali è stato ministro della repubblica: ministro degli interni per sei anni (in due mandati) e ministro dello stato sociale (sic!) per altri cinque. Egli rappresenta in buona sostanza e con autorevolezza quello stato italiano che tante risorse depreda al Veneto.
Intendiamoci, il dialogo è sempre prezioso e una buona cosa. Noi lo prediligiamo ad ogni altra forma di relazione politica, anche se purtroppo a rimetterci talvolta è il fegato, considerata la moralità dei politici italiani.
Oggi però ci chiediamo quale senso abbia dialogare con chi si è seduto (e tutt’ora siede) per così tanto tempo sugli scranni del regime italiano, senza aver fatto alcunché per l’indipendenza veneta.
Certo, è buona cosa parlare con tutti, anche con Napolitano, Monti, Bersani e Casini se mai potesse servire alla causa dell’indipendenza veneta. Ma perché dialogare con Maroni per un indipendentista veneto dovrebbe avere un senso in più che raffrontarsi con questi altri politici italiani?
Come politici, imprenditori e cittadini veneti non lo capiamo proprio.
Anzi, a ben vedere forse proprio Maroni rappresenta un nemico – oramai ferito e speriamo politicamente morente – per antonomasia dell’indipendenza veneta.
Un traditore bell’e buono, che da vent’anni a questa parte ha ripetutamente rinnegato la Causa Veneta e che merita solo di essere sepolto nell’indifferenza politica, nella discarica dei partitanti che hanno contribuito al sacco del Veneto.
Forse persino le righe che scrivo sono già un servizio che gli rendo, un assist a un relitto della politica che oggi festeggia una nuova segreta alleanza proprio con Mario Monti, che la celebra immolando l’agnello sacrificale della Sicilia.
Ieri infatti abbiamo assistito al grande sgarbo del Quirinale nei confronti della magistratura di Palermo, rea di non aver distrutto le conversazioni tra Napolitano e Mancino durante le trattative vergognose tra lo stato e la mafia, all’indomani degli attentati che avevano stroncato le vite di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Oggi è il Governo italiano stesso a muoversi contro il presidente della Sicilia Lombardo, imponendogli le dimissioni.

Ci chiediamo allora: cosa aspetta la Sicilia a dichiarare l’indipendenza?

Cari amici, siete siculi o quaraquaquà? Sapete solo fare spendere ai vostri politici i soldi degli altri, oppure avete anche una dignità?

Mi rivolgo a voi e con voi voglio dialogare con fiducia e non certo con l’on. Maroni, nella speranza che l’Indipendenza Sicula avvenga prima dell’Indipendenza Veneta e sia da sprone ai miei connazionali che si fanno derubare da otto a nove parti su dieci di quel che producono, ma sembrano soffrire della sindrome di Stoccolma e parteggiano per i propri aguzzini, nella comune consapevolezza che supportare oggi lo stato italiano – mutatis mutandis – equivale a supportare il nazismo in Germania negli anni ’30.

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta

C’è un giudice a Berlino?

“Qualunque tentativo di dire “siamo solidali ma senza controllare nulla, senza alcuna contropartita”, non avrà alcuna possibilità con me o con la Germania.”

Le parole del Cancelliere tedesco Angela Merkel rilasciate nel corso di un’intervista alla tv ZDF sono musica per le orecchie di chi come me sogna un Veneto Indipendente ben diverso e sotto alcuni punti di vista, agli antipodi rispetto all’italietta ladrona, cialtrona e piagnona cui purtroppo siamo da lungo tempo abituati.

“Ohilà! Datemi l’aiutino, che se no vado a fondo.”

“Ma signora Italia, chiedo scusa, vorrei almeno controllare cosa sta facendo per meritarsi il mio aiuto.”

“Come? Io, la culla della civiltà e del diritto (nonché di ben tre organizzazioni mafiose), dovrei rendere conto a lei, barbara e arcigna Germania di cosa faccio a casa mia? Lei mi dia i suoi soldini e basta!

”Ma il popolo tedesco vuole sapere… crede di aver diritto a dire la sua in merito alle risorse che vi fornirebbe. In fondo quelle sostanze che servono ad aiutarvi provengono dalle sue tasche…”

“Non se ne parla! Questa è mancanza di fiducia e di solidarietà…come si permette?”

Ironia a parte, il dialogo vuol rappresentare ciò che sta succedendo in questi giorni. I paesi euro-deboli che pretendono un aiuto in caso di attacco speculativo ai titoli di stato (in modo particolare quelli italiani), attraverso il fondo ESM; la Germania e gli altri paesi virtuosi, che responsabilmente (nei confronti dei loro rispettivi popoli) propongono e pretendono dei controlli sull’operato dei governi (in modo particolare quello italiano) che chiedono il loro aiuto.

Le richieste tedesche (per semplificare) dovrebbero apparire ragionevoli. Naturalmente non qui in Italia. Cozzano con la mentalità imperante di uno stato irresponsabile che ha fatto del de-merito il suo fondamento valoriale. Ma se, in forza del suo potere, questo stato cialtrone può impunemente adottarlo all’interno dei confini nazionali, a danno di comunità operose come quella veneta, al di fuori sbatte il muso contro la realtà del mondo avanzato. Per fortuna dico io. Fuori da questa baraonda non funziona la logica banditesca della solidarietà (che si legge redistribuzione) a prescindere. L’aiuto, udite, udite, bisogna meritarlo: si debbono cioè mettere in atto dei comportamenti virtuosi che tranquillizzino il  benefattore di turno in merito alle nostre serie intenzioni di uscire dalle difficoltà! Possibile? Sì, e non basta. Il benefattore vuole verificarli questi comportamenti… controllarli… misurarli…

E’ mancanza di fiducia la sua? Ma siamo o non siamo noi quelli che abbisognano di  lui? E se non abbiamo intenzione di gabbarlo, perché non lasciarlo controllare? E se in aggiunta, i nostri comportamenti passati non sono stati del tutto corretti, come possiamo rimproverarlo di non nutrire troppa fiducia nei nostri confronti? Perché l’Italia, per tornare a bomba, negli anni in cui risparmiava decine di miliardi di interessi, grazie all’ingresso nell’euro e ai bassi tassi sui titoli di stato, invece di abbattere il debito-monstre che aveva accumulato negli anni 80 e 90 (per il trattato di Maastricht avrebbe dovuto portarlo al 60% del PIL. Oggi stiamo correndo verso il 125%!!!) ha pensato bene di fare ulteriore spesa pubblica!

Noi veneti comprendiamo bene lo smarrimento tedesco di fronte all’idiota arroganza italiana. Perchè conosciamo bene questo andazzo di cose, no?  Ormai viviamo da schizofrenici! Con il cervello, il cuore,  la vita stessa, divisi tra due realtà. Quella della vera civiltà, fondata sul merito, sul rispetto delle regole, sulla responsabilità delle persone e delle istituzioni che per storia, cultura, tradizione, ci appartiene e fa parte del nostro DNA. E quella di una repubblica farsesca, vile e decadente, fondata  sulla raccomandazione, sul “chiagni e fotti”, sull’irresponsabilità che sentiamo estranea e nemica, ma che pure ha il potere di condizionarci e di imporsi nel nostro quotidiano.

La Germania, beata lei, alle pretese italiane, può rispondere con uno sberleffo. Infatti è uno stato; e che stato. Il Veneto no! Almeno fino a quando noi veneti non gli restituiremo l’indipendenza.

Diamoci da fare, dunque. Perché 145 anni di galera italiana, per giunta dopo un plebiscito di annessione truffaldino, non sono solo una pena ingiusta ed esagerata. Sono un crimine contro l’umanità!

Indipendenza Veneta propone un percorso pacifico, legale, democratico e legittimo di indipendenza, fondato sul diritto naturale e sul diritto internazionale, con l’obiettivo di costruire una repubblica che ospiti degnamente un popolo meraviglioso: il popolo veneto.

Visitate il sito https://indipendenzaveneta.net/ e aderite al nostro progetto. Noi meritiamo un Veneto indipendente. Costruiamolo assieme.

E nel frattempo: Forza Germania!

Gianfranco Favaro (E-mail: nessialismo@yahoo.it)
Indipendenza Veneta

Mercoledì 18 luglio nuovo incontro di Indipendenza Veneta a Treviso

Cari soci e simpatizzanti di Indipendenza Veneta,

Ricordo a tutti il consueto appuntamento di preparazione delle prossime elezioni di Treviso, che si terrà mercoledì prossimo 18 luglio 2012 alle ore 21 presso il ‪Ristorante Al Bassanello in Viale Fratelli Cairoli, 133 a Treviso. Chi vorrà partecipare ad una breve cena o una pizza prima che inizino i lavori è pregato di comunicarlo in modo da riservare i posti.

È oramai da più di un mese che abbiamo iniziato a preparare le elezioni di Treviso e possiamo ben dire che di strada ne abbiamo fatta tanta.

Siamo entrati nel vivo della definizione del programma amministrativo, con diverse proposte qualificanti in particolare per ciò che concerne gli aspetti legati all’economia della città, alla vivibilità, dagli aspetti di viabilità e parcheggi, alla programmazione di politica sociale.

Cosa aspetti allora per essere anche tu un protagonista della prossima stagione di Indipendenza Veneta a Treviso?

Sei una donna, o un uomo vero, oppure sei un finto cittadino passivo che sa solo lamentarsi senza fare alcunché per cambiare la tua situazione?

Se vuoi fare la tua parte, non mancare all’appuntamento di mercoledì prossimo a Treviso!

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta – Treviso
www.indipendenzaveneta.net

No se pol far de manco

Il Presidente della Repubblica italiana Napolitano promuove un procedimento avanti la Corte Costituzionale contro la Procura di Palermo, a suo dire colpevole di non aver distrutto immediatamente le intercettazioni nell’ambito delle indagini sui rapporti Stato-Mafia, intercettazioni nelle quali compariva anche la voce del Presidente della Repubblica.
Capisco che in certi casi il segreto di Stato sia opportuno.
Capisco anche la necessità di non infangare le Istituzioni.
Ma quando il segreto è noto a tutti (qualcuno ignorava i rapporti Stato italiano-Mafia?), quando le Istituzioni hanno provveduto in proprio ad auto-infangarsi abbondantemente (qualcuno ha ancora stima delle istituzioni italiane?), è evidente che l’azione del Presidente della Repubblica ha il solo scopo di prevaricare la Procura palermitana, senza assicurare alcuna tutela alle Istituzioni, soprattutto, ai cittadini italiani.
Non capisco l’utilità dell’azione, al di fuori di interessi di potere estranei alla buona conduzione dello Stato, che dovrebbe costituire il fine ultimo di ogni Uomo degno di ricoprire cariche nelle Istituzioni.
E se non capisco, non mi adeguo.
Sia d’esempio Sebastiano Venier: dinanzi ai tentennamenti dei genovesi di ingaggiar battaglia a Lepanto, disse: “no se pol far de manco”.
Ecco, oggi tutti siamo chiamati a dar battaglia (politica) a favore dell’Indipendenza Veneta.

Luca Azzano Cantarutti
Presidente di Indipendenza Veneta

Due giorni stupendi a Recoaro!

Cari amici,

nello scorso week end a Recoaro Terme, presso l’hotel Trettenero si è tenuto il primo “teambuilding” di Indipendenza Veneta. L’esperienza è stata decisamente positiva e senz’altro da ripetere! Le due giornate sono state proprio entusiasmanti!

Nel corso della giornata di sabato abbiamo condiviso informazioni di base e “piccoli segreti” per comunicare con efficacia attraverso i mezzi di informazione, dai new media, come facebook e twitter, ai mezzi più tradizionali e ancora molto diffusi come gli sms e i giornali, anche con esempi pratici di “laboratorio”. Tutti coloro che non hanno potuto conoscere i piccoli grandi segreti svelati avranno modo di recuperare le informazioni da chi era presente.

Abbiamo quindi affrontato e scoperto assieme le tecniche relative alla gestione di campagne elettorali, dalla preparazione della squadra, alla pianificazione strategica, sino alla parte più noiosa, ma fondamentale, di conoscenza delle pratiche amministrative per partecipare alle elezioni.

Nella parte finale della giornata si è quindi approfondita la base teorica a supporto del percorso per l’indipendenza veneta, con l’esame dei programmi e delle motivazioni a supporto del nostro percorso. A proposito di tale punto è emersa la necessità di realizzare anche un nuovo strumento “informativo” che probabilmente nel corso dell’estate vedrà forma.

Oltre a condividere le conoscenze di tutti noi, ci siamo infine esercitati in giochi di ruolo molto divertenti e formativi e abbiamo scoperto come l’arte della persuasione richieda a volte anche un po’ di astuzia. L’ingrediente alla base di ogni modulo formativo che abbiamo affrontato è stato però il divertimento. Non si può infatti pensare di affrontare un’esperienza politica se alla base non la si vive con passione e anche con la capacità di saper anche ridere di noi stessi e di restare tranquilli sapendo che si dispone di un’enorme quantità di frecce per il nostro arco.

Alla sera abbiamo iniziato a scoprire Recoaro by night ed è emerso lo stato di grave preoccupazione in cui versa la comunità, che fino a poco tempo fa godeva di una presenza turistica importante e che nel corso degli ultimi anni ha visto perdere molta attrattiva a causa del ladrocinio delle nostre risorse che ci impedisce di modernizzare le nostre strutture e di restare al passo con i tempi. I Recoaresi si sono mostrati molto inclini al nostro programma e abbiamo avuto l’occasione di parlare con molti di essi, che condividevano la nostra linea politica.

Il secondo giorno è stato dedicato interamente al turismo e alla creazione dello spirito di squadra che ci permetterà di dare ancora più forza alla nostra organizzazione. Nella mattinata abbiamo fatto un bellissimo percorso di nordic walking, che ci ha consentito di scoprire angoli straordinari all’interno delle Piccoli Dolomiti, che meritano assolutamente di essere riscoperte.

Dopo aver risalito i sentieri fino a contrà Santa Giuliana, visto l’approssimarsi delle nubi minacciose, siamo ritornati all’hotel, salvo prenderci una bella e divertente doccia sotto la pioggia nelle ultime centinaia di metri che ci ha rigenerato!

Dopo l’aperitivo e un pranzo coi fiocchi (da segnalare gli gnocchi con la fioretta), abbiamo dedicato al pomeriggio a una passeggiata in paese, che nel frattempo si era riempito dei turisti domenicali.

Ci siamo quindi salutati, non vedendo l’ora di ritrovarci per una nuova sessione di formazione ad Adria l’8 e 9 settembre!

Gianluca Busato

Gianluca Busato: ‘dopo il furto italiano al Basket Treviso, deve nascere una nuova federazione basket veneta’

In merito alla grave decisione della federazione italiana di escludere la nuova società trevisana dalla massima serie della pallacanestro italiana, Gianluca Busato ha dichiarato: ‘Basket Treviso dovrebbe creare un nuovo supercampionato con Veneto, Slovenia Austria e Croazia, mandando a quel paese la federazione italiana. L’Italia non si merita i nostri giovani atleti e il nostro entusiasmo. Dobbiamo creare una nuova federazione sportiva veneta, una nuova rappresentativa nazionale, che sicuramente porterebbe il basket veneto in alto nel palmares europeo e mondiale.’

Indipendenza Veneta: “A Treviso serve un nuovo slancio vitale”

Gianluca Busato: “Pomini si dimetta da presidente Ascom, per il bene della città”

Nel corso delle prime riunioni di Indipendenza Veneta per la preparazione delle elezioni comunali di Treviso è emersa con grande evidenza la gravissima situazione in cui versa il centro storico di Treviso, a causa del proprio svuotamento e della continua costante e preoccupante perdita di vita economica.
In altre occasioni abbiamo già identificato le responsabilità politiche e decisionali di una situazione che purtroppo trova origine nell’ingordigia e nell’assoluta inadeguatezza della classe dirigente di Treviso, ben rappresentata dalle due cariatidi coetanee insediate a Cà Sugana (Comune) e Cà Spineda (Cassamarca).
Su tali figure, che hanno dato ampia prova della loro incapacità di affrontare le sfide della modernità, abbiamo già detto e ancora diremo. E soprattutto daremo un’alternativa per la loro veloce rimozione dalle sedie di comando dalle quali tanto danno hanno fatto alla città.
Oggi però vogliamo dare evidenza di un’altra responsabilità, che per certi aspetti è ancor più grave.
Ci riferiamo a chi dovrebbe avere come proprio unico compito la difesa degli interessi dell’associazione che guida, ovvero a Guido Pomini, presidente dell’Ascom Treviso. Pomini nel corso del suo mandato si è dimostrato del tutto passivo e inadeguato a capire le gravi criticità che stanno interessando la città di Treviso, testimoniate dalla nascita di molte altre associazioni di commercianti che cercano di supplire alla sua assenza.
Il presidente dell’Ascom Treviso non ha fatto uno straccio di azione per combattere il fenomeno dello svuotamento di Treviso: non ha mai sollecitato nemmeno una risposta urgente all’amministrazione pubblica, dopo la convocazione dei “portatori di interesse” (pare una malattia moderna…) per il rilancio del centro storico.
Purtroppo la latitanza di chi dovrebbe dar voce alle legittime aspettative di rivitalizzazione di Treviso sta creando un danno, aumentato ancor più dalla potenzialità inespressa di un ruolo così delicato nell’attuale momento storico che sta attraversando Treviso. A ben vedere anche i suoi colleghi presidenti della medesima associazione in altre città venete stanno dimostrando ben altra verve e capacità.
Per tale ragione riteniamo opportuno che Pomini dia al più presto le dimissioni da presidente dell’Ascom di Treviso. Lo faccia da solo, senza aiutini esterni. Approfitti dell’estate e magari dell’ennesimo flop dell’iniziativa “Treviso di Sera” (mal calibrata e del tutto avulsa dalle caratteristiche della città) per togliere il disturbo e scollare il suo pigro sedere da una sedia che forse se occupata da qualche suo collega più dinamico e responsabile potrebbe dare un impulso positivo alla città in questo grave momento.
Probabilmente una decisione saggia presa ora potrà aprirgli la strada per altre opportunità in cui far valere le sue doti inespresse nell’attuale ruolo che ricopre e soprattutto risparmiargli il peso di una scelta obbligata presa tra qualche mese sull’onda di proteste ben più veementi delle nostre considerazioni fatte per il bene della nostra città.

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta – Treviso

Ragazzi, fate la differenza!

Tornando dalla splendida festa a Susegana, mi tornavano in mente le parole dette dai relatori, come sempre mi avevano dato energia e voglia di vedere realizzata l’Indipendenza Veneta.
Stiamo facendo “il salto”, da un’idea quasi utopistica di pochi, ad un movimento politico forte e organizzato. Più di un relatore ha detto: “Forze esterne, altri partiti, si stanno facendo avanti perchè percepiscono la nostra forte crescita!….”.

Ora mi rivolgo a te.
TU. Cosa vuoi?
Vuoi con tutte le tue forze e la tua anima l’Indipendenza Veneta?
Il TUO obiettivo qual è?
L’indipendenza del Veneto, a QUALSIASI COSTO?

Fermati un attimo e pensa.
……

L’obiettivo non deve essere questo.

Un Veneto indipendente che sia migliore dell’Italia, migliore di qualsiasi altra nazione, che superi l’antico splendore della Serenissima. Una Repubblica che si distingua per l’eccellenza e governata con onestà.

Questo è l’obiettivo.

Arriveranno per confonderti, cercheranno di metterti contro i tuoi amici, arriveranno per comprare te o un pezzettino di quell’Indipendenza Veneta per la quale stai sacrificando tempo ed energie.
Non cedere! Non scendere a patti! Non cercare scorciatoie per arrivare all’indipendenza a tutti i costi!
Ogni tanto fermati, e pensa.
Ogni tanto fermati, e senti dentro di te il vero obiettivo: migliorare le cose per te, per i tuoi figli, per il Popolo veneto. Se scenderai a patti, sarai il solito politico, quello che nessuno vuole più. Non ci serve un cambio di confini con nuovi padroni.
Ora parlo in prima persona, e spero che tu condivida.
Voglio un Veneto indipendente di cui essere fiera. Voglio un cambiamento epocale!
Chiedo a chi mi rappresenta di credere in questo e di difenderlo a nome mio e di chi la pensa come me, nei tavolini politici.
Abbiate il coraggio di rimanere puri! Se non  sarà così, forse l’indipendenza ci sarà comunque, ma avremo perso.
Ragazzi FATE LA DIFFERENZA!

Rosanna Vidali
Indipendenza Veneta

Indipendenza Veneta è l’unica soluzione al declino irreversibile dell’Italia

Osservavo in questi giorni alcuni miei amici che condividono da anni il mio pensiero per la parte di critica al sistema-Italia, non potendolo ovviamente difendere pena la disonestà intellettuale, ma che erano e restano freddi di fronte alla soluzione proposta, l’unica possibile, l’Indipendenza Veneta.
C’è in loro una sorte di cordone ombelicale, di tabù infrangibile nell’andare contro l’idea di un’Italia unita e (sic!) indivisibile.
Il loro limite nell’affrontare uno scenario di ovvia evoluzione geopolitica è d’altro canto il nostro limite nel saper comunicare che in realtà nulla si infrange.
L’attuale stato italiano ha saputo furbescamente prendersi in ostaggio il patrimonio culturale, artistico e un concetto del bello che in realtà va ben oltre l’esperienza stessa dello stato unitario. Anzi, a ben vedere proprio l’esperienza unitaria si è dimostrata per moltissimi aspetti incapace di reggere il confronto con i traguardi raggiunti quando di Italie ne esistevano più d’una. Io stesso amo l’Italia al punto che ne vorrei ben più di una, anche venti!
Il rinascimento italiano è forse l’epoca storica in cui massima è stata la nostra produzione artistica e letteraria. Sono stati molteplici gli sforzi di molta parte dell’intellighenzia italianista nel cercare di fondere nel concetto di Italia unita e indivisibile tutta la storia che in realtà non le appartiene. Uno sforzo simile fu fatto dal regime fascista e oggi ne viviamo una fase del tutto nuova, tanto pacchiana quanto simile a quella dell’infausto ventennio.
Il nuovo nazionalismo italiano nasce in questi ultimi anni per volontà iniziale di Carlo Azeglio Ciampi e oggi continuata dal salotto buono – ben rappresentato dall’efebo politico Montezemolo – che grazie alla mungitura delle aree produttive sfruttate dallo stato italiano miserrimo hanno vissuto di una rendita folle, privilegiata e totalmente parassitaria.
Ad esso negli ultimi anni ha contribuito, con un impegno finora inedito, proprio quella sinistra post-comunista che tanto aveva inveito negli scorsi decenni contro il nazionalismo fascista, salvo oggi riscoprirsi nuova interprete del nazionalismo della seconda ridicola repubblica, sperando di essere la levatrice della terza infausta messinscena repubblicana di uno stato italiano che cerca di sopravvivere a sé stesso e al proprio fallimento, reincarnandosi nella nuova repubblica dei comici. Beppe Grillo sarà l’ultimo per quanto breve re d’Italia che cercherà vanamente di illudere tutti che l’Italia sia una speranza storica che va divenendo realtà. Dopo di lui, il diluvio. Veneto.
Per chiudere il cerchio, il danno finale è stato fatto da una lega ignorante e inconcludente che ha fatto del razzismo e della xenofobia i propri deleteri cavalli di battaglia, per la propria incapacità culturale e politica di indicare la via all’indipendenza veneta.
Le minoranze che oggi non ne vogliono sentire, o che, per parafrasare il nostro presidente onorario Alessio Morosin, hanno intrapreso la strada della consapevolezza, se ne faranno una ragione, dato che la maggioranza dei veneti l’indipendenza la vuole, come hanno dimostrato i nostri sondaggi di inizio 2012. E se a gennaio eravamo il 53,3%, oggi possiamo stare certi che i favorevoli all’indipendenza veneta probabilmente saranno saliti quantomeno al 60%.

l’OCSE prevede un forte declino dell’economia italiano nei prossimi mesi
E l’estate calda che stiamo vivendo non farà che aumentare i favorevoli all’indipendenza. Anche oggi l’OCSE ha mostrato come i peggiori indici macroeconomici di previsione dell’andamento dell’economia per il prossimo semestre siano proprio quelli dell’Italia. Anche l’attacco vile di Monti e Montezemolo al presidente di Confindustria Squinzi stanno a dimostrare come l’attuale classe pseudo-dirigente stia cercando la via di fuga delle polemiche e delle scuse, avendo ormai perso ogni controllo sulla situazione.
Poco importa quindi se una minoranza per quanto arrogante difende l’indifendibile: l’unica loro forza è il predominio mediatico di cui godono, grazie a un sistema orribile di finanziamento pubblico (con il furto dei nostri soldi) di giornali e tv, che assicura alla congrega minoritaria del privilegio e del parassitismo una visibilità che in realtà non meriterebbero.
La via democratica e pacifica all’indipendenza veneta ha bisogno ora di farsi forza dell’adesione di tanti veneti per bene e di buona volontà, che ci aiutino nel rendere sempre più forte la sola organizzazione politica che oltre a render noto il problema, ha indicato anche la soluzione (l’unica): Indipendenza Veneta.

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta

Siamo un’altra repubblica: Indipendenza Veneta unica alternativa

Sosteniamo con forza l’unico progetto che ci può restituire un futuro di dignità

L’estate rovente dell’Italia anno 2012 riesce a nascondere sotto una cappa di aria calda cocente e a tratti irrespirabile la propria condizione di stato in economia di guerra. Le parole non sono nostre, ma del presidente di confindustria Squinzi, che non rappresenta di certo un rivoluzionario, ma con ogni probabilità l’espressione organizzata della massima moderazione e l’interesse a non stravolgere l’equilibrio, quando questo esiste.
Non ero vivo nel 1916-17, o nel 1941-43 per farmi forza della memoria storica, ma anche effettiva di un paese in piena economia di guerra. Tale vuoto viene però colmato con la situazione odierna, pure calmierata da greggi di cittadini consenzienti che soffrono solo per aver soffocato in gola un urlo di effimera vittoria non arrivata e non per aver perso anche solo la speranza di un futuro.
I cittadini di questa penisola che oramai fatica a restare unita sotto un’unica organizzazione statale sempre più sfilacciata, autoreferenziale, in pieno autoconsumo parassita ai danni delle comunità morenti che col proprio sangue e i propri soldi la mantengono sembrano scivolare quasi senza forze e senza progetti per la propria vita verso uno stato di inedia in cui tutto si subisce e tutto sopporta prima dell’abisso.
Nel leggere le parole di un pubblico ministero, pubblicate ieri nel blog di Beppe Grillo, sui misteri vergognosi che hanno fatto da araba fenice per la nascita della seconda repubblica, mi sono venute naturali alcune considerazioni, amare.
La prima è che i pensieri di Antonio Ingroia vengono riportati su un organo ufficiale dell’organizzazione politica che si prefigge di costruire nuovamente il nuovo stato italiano, sempre attraverso il solito mito che la vuole veder morire e risorgere dalle proprie ceneri. Un esperimento che non ha alcuna speranza di portare da nessuna parte, perché cerca di perpetuare un mostro istituzionale che può reggersi solo sul parassitismo, sul rafforzamento delle proprie istituzioni centrali destinate ad essere il mostro stesso che cercano di sconfiggere guardandosi allo specchio. Ovvero, Antonio Ingroia sostiene che la seconda repubblica di fatto sia nata dalle trattative dello stato con la mafia, che hanno permesso di ritrovare un equilibrio istituzionale. Equilibrio che ora non c’è più e che necessita di una nuova trattativa tra poteri forti, perché i cittadini che Ingroia stesso cita a paravento in questo stato sono notoriamente un’entità effimera, inconsistente, che cercano malamente di seguire un hashtag imposto dal neo-pensiero mainstream, croccante, servito già pronto all’uso ogni mattina, nei nuovi canali di diffusione dei poteri forti del marxismo mai morto anche se celato sotto vestiti nuovi e digitali, puranche se incarnato da un comico che giocò un ruolo pesante proprio alla nascita della seconda repubblica, distruggendo mediaticamente la reputazione della prima che non voleva morire, fino al punto di farsi sacrificare con l’oblio mediatico.
La seconda considerazione è che, alla fine della storia, i fatti citati, i personaggi evocati, i destini incrociati che costituiscono la trama dello storytelling che stancamente accompagna la nascita della terza repubblica dei pagliacci non ci appartengono. Come cittadino veneto, nel leggere cosa lo stato italiano ha patteggiato con la mafia, mi è parso di leggere un capitolo del Padrino. Preciso, non il film di Coppola, bensì il romanzo di Mario Puzo da cui il più famoso film era ispirato. Un libro di quart’ordine, ma soprattutto un’opera che parla di cose che sono lontane da noi veneti, che non ci emozionano, che non ci vedono lettori appassionati, al massimo curiosi, come possiamo esserlo di un libro di Orhan Pamuk quando parla di Istanbul.

Il romanzo che accompagna le vicende dello stato italiano non prevede la compartecipazione emotiva dei cittadini veneti. Noi siamo un’altra repubblica, anche emotivamente, oltre che da un punto di vista sociale ed economico.

In questa calda estate in cui viviamo le vicende di un’economia di guerra scandita dai bollettini del comando che ha il compito di assuefarci al disastro strisciante della disoccupazione, della miseria, dei fallimenti, del furto delle risorse prodotte dai veneti, non abbiamo più scusanti per perseguire con forza e determinazione la nostra completa indipendenza veneta.
Per farlo sosteniamo con forza il soggetto politico che ha saputo costruire il progetto politico serio e concreto per ottenerla. Se già non l’hai fatto, iscriviti oggi stesso a Indipendenza Veneta e aiutaci, anzi aiutati a darti il futuro di dignità che ti spetta come cittadino veneto.
Siamo un’altra Repubblica, costruiamola in fretta, prima che l’abisso italiano ci trascini definitivamente nelle sue miserie.

Gianluca Busato
Indipendenza Veneta

FESTA NAZIONALE INDIPENDENZA VENETA

Memorial Roberto De Nadai

La festa apre nel pomeriggio. Ci saranno giochi per i più piccoli, prosecco e spritz, con stuzzichini vari per i piu grandi. Stand gastronomico per la cena. Birra alla spina a fiumi e tanto divertimento per un giusto relax, prima delle prossime attività per l’indipendenza veneta. Alla sera vi saranno comizi con i più importanti rappresentanti del movimento. Tra gli altri interverranno:

  • Prof. LODOVICO PIZZATI – Segretario Indipendenza Veneta
  • Avv. LUCA AZZANO CANTARUTTI – Presidente Indipendenza Veneta
  • Avv. ALESSIO MOROSIN – Presidente onorario Indipendenza Veneta – già Consigliere Regione Veneto, avvocato difensore
  • dei Serenissimi

INDIPENDENZA VENETA : lo stimolo alla reazione

Ogni giorno ,attraverso i mezzi di comunicazione, abbiamo conferma di quanto lontana sia dai cittadini la classe dirigente politica della penisola. I festeggiamenti imposti per il 2 giugno ne sono l’ esempio eclatante.

L’anziano al potere , da troppo tempo, e chi gli sta attorno sono sordi alle richieste di devolvere le spese di parate e banchetti , ma soprattutto di impegnare le forze per aiutare i terremotati. A guardar bene ,se si ha anche un minimo di senso civico , l’aiuto serve pure ai disoccupati , agli esodati,
ai cassaintegrati, ai piccoli imprenditori in crisi, ai commercianti strangolati dalle tasse, a coloro che non riescono a pagare il mutuo della casa e a chi è costretto a vendere la nuda proprietà delle proprie abitazioni per pagare tasse e bollette.Tutti problemi che non toccano i privilegiati al comando.

Ottusamente vogliono palesare una forza centralista, ma in realtà hanno superato da tempo la soglia del declino finale. La classe dirigente politica sta annaspando alla luce del tramonto sperando che i fatti che i cittadini conoscono non portino a reazioni efficienti. Contano sull’abulia popolare e tendono ad assecondare l’ inerzia con tutti i mezzi di distrazione di massa che conoscono.

Cosa spinge noi di Indipendenza Veneta invece ad agire con tale determinazione tanto da condizionare evidentemente la politica veneta ? Abbiamo nostalgia di una vita libera ma entro regole di giustizia sociale, vogliamo percepire il Veneto come la nostra terra ma anche la terra di tutti coloro che ci lavorano qualsiasi sia la loro provenienza, vogliamo essere attivi ,secondo le nostre straordinarie capacità e valori, senza dover pagare il tributo in vite umane ed
in denaro al mostro della penisola.

La nostra conoscenza non è futile, la nostra mente non si spegne al comando dei prepotenti ma è attiva perchè noi di Indipendenza Veneta abbiamo la chiarezza del percorso.L’indipendenza della nostra terra renderà la nostra vita più semplice, terrà assieme le famiglie e ci farà sentire più sicuri agli altri lasciamo banchetti e parate a volontà !

wsm

Teresa Davanzo
Consiglio Direttivo Indipendenza Veneta

SCHERZA COI FANTI…

La storia è uno strano fiume, dove la verità prima o poi, viene sempre a galla. Per questo è uno dei grandi amori della mia vita. Se in matematica, uno più uno fa sempre e solo due, nella storia i fatti sono fatti, non li puoi nascondere. Storia appunto. Può però succedere, che per una qualsiasi convenienza, qualcuno vi “suggerisca” , che quel uno non è poi tanto uno, ma somigli a qualcos’altro, magari a uno zero virgola oppure uno virgola. Così come alcuni fatti semplicemente scompaiono o vengono presentati sotto una luce che esalta o denigra, secondo il vento che tira.

A scuola è una materia di ripiego, insegnata il più delle volte malamente. Piramidi-Greci-Cesari. Salto ai Barbari e Carlo Magno. Giravolta su Svevi e Angioini (il medioevo spesso si riduce a questo). Poi di corsa ai Medici e Colombo. Notte fonda fino alla Rivoluzione francese e Napoleone, preludio alle guerre risorgimentali e Garibaldi, ma l’anno sta finendo, per cui ridurre tutto a figurine per l’album. Prima Guerra, Mussolini, Hitler, campi di sterminio, resistenza, diploma goal.

Dicono che il Veneto non può diventare indipendente, perché c’è stato il Risorgimento. C’è stato Cavour, Mazzini, Verdi ha conposto le sue opere e molta gente è morta per unire l’Italia. Tutto vero. Ma i morti lasciamoli stare. E’meglio. Lasciamoli all’ombra dei cipressi e dentro l’urne contornate di pianto. Credo non ci sia cosa più sporca e vigliacca, come quella di usare la memoria dei morti come clava per il proprio tornaconto politico. Credo non ci sia cosa più laida che pesarli, i morti. Perché se sei caduto dalla parte giusta sei di serie A e hai diritto ad un bel monumento. Se sfortuna ha voluto che hai reso l’anima dalla parte sbagliata, allora vali quanto un sacco di immondizie.

Con la stessa logica si sostiene che siccome è morta molta gente per fare la Repubblica, allora la costituzione diventa intangibile parola del roveto ardente. Pensiero folle. Il sangue a sigillo dell’eternità. Siamo sul limitare della blasfemia.

Verissimo, migliaia e migliaia di persone hanno dato la vita dalle guerre risorgimentali in poi. Ma siamo sicuri che vedendo lo scempio dell’oggi la ridarebbero? E perché con la stessa logica, per onorare la memoria dei legionari romani, non riconquistiamo, baionette in canna mezzo mondo? Ci ricordiamo che anche i repubblichini di Salò dicevano di combattere per l’Italia? Oppure il tricolore non è altro che il paravento, dietro al quale nascondere tutto e il contrario di tutto? A ben ricordare, fino a quando il buon Berlusconi, riesumando il 2 giugno ha reistituito la festa della repubblica, il tricolore si estraeva dalla naftalina solo per le partite della nazionale di calcio. Facendolo  lontano da questa festa comandata eri un fascista, non un patriota.

Chi afferma che fatti accaduti duecento anni, fa possano rendere immutabile fino alla fine dei tempi l’entità statale italiana, tre volte su dieci è semplicemente ignorante, nel senso letterale del termine. Le altre sette è in malafede. Fidatevi. Ai sette, di Mazzini e Garibaldi, non importa nulla. Per contro provate a chiedere come mai l’unità d’Italia ha portato la fame in Veneto e il brigantaggio al Sud (ah, per inciso il fenomeno del brigantaggio è stato l’anticamera alla mafia). Provate. Provate e vedete cosa rispondono. Sarà che l’attaccamento affettivo all’Italia non nasconda la paura tutta infantile della perdita della mamma, in questo caso matrigna? Come farò senza la mia mamma? Buuu!!! Come faro senza i suoi amorevoli calci ed affettuose sberle?

Oppure lasciate stare e parliamo di futuro. Guardiamo avanti e onoriamo i morti, tutti, lasciandoli in santa pace. Diamo ai nostri figli, il nostro domani, la possibilità di scegliere un avvenire in Venetia o altrove. Non obblighiamoli ad emigrare per fame come lo furono i nostri avi dopo l’866.

Rossano Granello
sezione di Preganziol (TV)
Indipendenza Veneta