VENETI: UNA COMUNITÀ CON 3000 ANNI DI STORIA

Le memorie storiche degli insediamenti delle Comunità Venethae, prevalentemente nel territorio che oggi chiamano Veneto, risalgono con certezza ad un’epoca anteriore al X secolo avanti Cristo.

Le denominazioni usate dagli scrittori antichi per indicare queste comunità sono varie e diverse: si legge e si parla di Veneti, Venethi, Venedi, Enetòi in greco (vedi Erodoto, Omero), Héneti e di altre ancora.

Sicuramente il poeta Omero ne parla citando i popoli che parteciparono alla guerra di Troia.

Ma ne parlano anche il tragediografo Euripide e gli storici Strabone e Polibio.

Proprio da Polibio le comunità Venete vengono così descritte: “… un popolo (genos: stirpe, razza) molto antico: sono chiamati Veneti; per costume e per aspetto poco diversi dai Celti ma la lingua che usano è di diversa matrice”.

La loro fama è principalmente quella di allevatori e domatori di cavalli provenienti dall’antica Paflagonia (odierna Turchia asiatica) e stabilitisi nel tempo nell’Illiria (odierna Dalmazia), nell’Istria e, verso ovest, fino al Po, ma anche nella Rezia (odierno Tirolo) e a Nord fino al lago di Costanza.

Secondo la storico padovano Tito Livio (vissuto nel 1° secolo a.C.), come pure secondo Virgilio, i Veneti guidati da Antenore sarebbero fuggiti da Troia insediandosi via via in una vasta area -conosciuta presto come terra dei Veneti- ove prima vi erano gli antichissimi Euganei.

Svetonio parla di una “veneta factio” un partito dei Veneti; mentre il poeta Giovenale parla di “colore veneto” (“veneto cucullo”).

Invero, le navi da ricognizione erano dipinte di colore veneto (azzurro) per mimetizzarle col colore del mare.

Anche da queste testimonianze trova conferma il fatto che l’azzurro è uno dei colori simbolo del Veneto.

Le molteplici tracce ambientali e le copiose memorie date dai reperti archeologici confermano l’antica storia della Comunità Veneta, una comunità con proprie tradizioni via via radicate con costumi condivisi, con valori collettivi divenuti regole naturali osservate e trasmesse spontaneamente da una generazione all’altra, con consuetudini sociali rispettate e difese come dato identitario qualificante la Nazione Veneta in tutto il suo territorio: il Veneto.

Alvise Zorzi nel suo libro “La Repubblica del leone – storia di Venezia” – Bompiani 2005 (v. pag. 9) rileva che tanti sono “i motivi di continuità tra il mondo paleoveneto e quello veneziano …”.

Per esempio egli annota che “la tecnica usata fino ai nostri giorni per la conquista del suolo e per la costruzione degli edifici nel microcosmo lagunare veneziano è la stessa impiegata dai palafitticoli di milletrecento o millecinquecento anni prima di Cristo nelle loro “bonifiche” dei laghi e degli acquitrini del Trentino, del Veronese, della zona di Garda”.

“Le palificazioni che sostengono la basilica di San Marco, i milioni di pali conficcati nel fango per costruire il ponte di Rialto o la Chiesa della Salute discendono diritti diritti dalle palafitte del lago di Ledro, o di Fiavé, di migliaia d’anni più antiche”.

Così come “… la struttura … nei più orgogliosi palazzi veneziani, tutti con gli stessi tetti piramidali, a quattro pioventi simili a quelle delle primitive capanne paleovenete”.

Ancora Alvise Zorzi in “San Marco per sempre – Una storia mai raccontata” Mondadori 1998 (pag. 21), dopo essersi chiesto se i Veneti di duemilacinquecento/tremila anni fa erano diversi da quelli che conosciamo oggi, così si risponde: “Anche allora non erano soltanto contadini, lavoravano il bronzo che arrivava in pani dall’Etruria, di dove veniva anche il ferro, estraevano il piombo dalle galene argentifere dell’alto vicentino, compravano argento in Etruria e in Trentino, oro d’Oriente o dall’Europa Centrale”.

“Come oggi fioriva l’artigianato della ceramica e del legno, le cave di trachite erano già sfruttate, l’arte del vetro -che sarà il cavallo di battaglia di Venezia fin dalle origini- è documentato addirittura da milleduecento anni prima di Cristo”.

Le testimonianze archeologiche confermano, altresì, una spiccata vocazione commerciale dei Veneti il cui territorio fu il fulcro dei traffici ed inevitabilmente degli scambi culturali tra le popolazioni baltiche e quelle mediterranee.

Dalle terre baltiche e da tutto il Nord Europa i Veneti antichi importarono lana, metalli e ambra, mentre col Mediterraneo e Adriatico essi smerciavano vasi, ceramiche, oggetti artigianali in bronzo e rame.

La vivacità dell’iniziativa commerciale, della predisposizione al traffico marittimo, degli scambi, delle relazioni d’affari e culturali con i popoli più lontani fece del Veneto e della sua capitale Venezia per molti secoli il centro del mercato più attivo conosciuto nell’Europa.

Ma la grandezza del Popolo Veneto e del suo territorio, ancor oggi insuperata per la sua mitica storia, va senz’altro individuata nella sua capacità di organizzarsi in Ordinamento indipendente e Sovrano avviata nel 697 e durata per millecento anni fino al 1797!

Quale altro Popolo può vantare una storia così luminosa, ricca ed imponente?

Una storia divenuta mito nei 1100 anni della Repubblica Veneta.

Ogni atto di dedizione poi manifesta in modo chiaro come era percepita la Serenissima dalle Comunità che anelavano a far parte del suo Ordinamento per condividere le sue Regole ed essere parte delle sue Istituzioni.

Alessio Morosin
Presidente Onorario di Indipendenza Veneta

52 risposte a “VENETI: UNA COMUNITÀ CON 3000 ANNI DI STORIA”

  1. Anno 304 a.c. navi corsare spartane, comandate dal figlio del re di Sparta, Cleomene II, entrano in laguna percorrono un canale profondo e sinuoso per giungere all’imbocco di un fiume. Una volta sbarcati sulla terra ferma gli Spartani sono attaccati dalla popolazione che li costringe a fuggire con perdita della maggior parte delle navi.
    Per i vincitori il successo ha il sapore della rivincita perché si vantano di essere discendenti degli Eneti di Paflagonia, popolo alleato dei Troiani nella guerra omerica contro i Greci, che dopo la sconfitta si sarebbe rifugiato nella zona lagunare. E’ Il grande storico della romanità Tito Livio, padovano, a narrare che alcuni vecchi suoi concittadini si ricordavano dell’esistenza dei rostri delle navi spartane distrutte che erano appesi nel tempio a Padova

  2. La breve (storicamente) occupazione italiana patita dalla nostra Nazione sarà archiviata nei libri come un malaugurato incidente. Uno dei tanti. Niente più di un’ordinaria, temporanea occupazione straniera.
    Destinata a fallire, come tutte le altre.
    Le unioni forzose e contronatura collassano da sole, in ogni epoca, per consunzione dei nodi interni, esattamente come sta accadendo ora.

    146 anni di mafia e di degrado, civico e morale, possono bastare. Torniamo padroni della nostra Terra e della nostra VITA.

    1. Bravo Klaus, in poche parole hai descritto l’assurda situazione del nostro paese.
      Alessio poi è un piccolo e grande leone, un pilastro per il nostro Veneto.

  3. Ragazzi, scusate, non è pertinente con il discorso, ma vorrei avere informazioni riguardo le firme raccolte, si è arrivati a quota 30.000? e per il resto come siamo messi? si muove qualcosa o siamo impantanati?
    Grazie

    Denis

    1. Spero di essere corretto se dico una baggianata. Ma credo che le 30.000 firme siano state raccolte fulmineamente in sole due settimane. Altro che primarie del Pd! Ringrazio anzi pubblicamente i ragazzi che si gelano le balle ai banchetti pure la domenica mattina presto per diffondere l’indipendentismo (ehm… dovrei aiutarli pure io…).

      1. Caro Denis,

        nel weekend mando un comunicato a riguardo. Anche Bruxelles e’ un apparato lento e fino alla Befana in molti dentro gli uffici sono in vacanza. La petizione e’ gia’ stata spedita online, ma le firme verranno depositate la settimana prossima. La conta finale delle firme la sapremo solo lunedi sera, ma ci sono voluti due mesi abbondanti. Non e’ facile tirarne su cosi’ tante. E’ stato un lavoraccio.

  4. complimenti al nostro Presidente! bella panoramica e bella sintesi, che ci rende orgogliosi e dà a tutti gli appassionati spunti di ricerche e notizie, e dovrebbe dare a tutti gli insegnanti del Veneto la voglia di scrollarsi dalla testa l’elmo di scipio, e andare a scoprire con gli studenti quali erano le peculiarità di una grande repubblica durata nel rispetto del diritto delle genti 1100 anni. Noi abbiamo la fortuna immensa di avere un grande modello. Così sarà il Veneto Indipendente, aggiornato ai tempi, aperto al mondo.

  5. Bella dissertazione storica.

    Vorrei aggiungere alle notizie storiche antiche riportate correttamente dall’Avv. Morosin, le più recenti indagini storiografiche, basate su linguistica e studi dei ritrovamenti che identificano l’origine dei Veneti tra gli indoeuropei provenienti dalle zone germaniche (mentre gli antichi li identificavano come popoli provenienti dall’Asia minore appunto).

    E’ vero che i Veneti del primo periodo avevano delle loro specifiche caratteristiche artistiche e culturali (come la cremazione e il raccoglimento di ceneri in urne), che li distinguevano da civiltà come gli Etruschi, con le quali ci furono rapporti. Invito chi non ci fosse mai andato a fare un giro ai musei di Este e Adria (oltre naturalmente agli altri musei del Veneto).

    Persino i romani non ne cancellarono l’identità, perchè gli abitanti del nostro territorio passarono spontaneamente sotto il loro dominio, dopo esserne stati alleati durante alcune campagne in Gallia.

    Chiaramente poi vi sono stati transiti di altre popolazioni, e i veneti si sono mescolati romani, popoli barbari, ed oggi arabi, africani, cinesi, indiani… Tuttavia permane il substrato e la coscienza delle nostre tradizioni (non dimentichiamo le origini dei roghi di domenica prossima, giorno dell’Epifania), che sono non soltanto un orgoglio, ma anche una risorsa economica. Motivo per cui dobbiamo recuperare le tradizioni dimenticate. Motivo per cui dobbiamo riappropriarci delle risorse di cui questo Stato bieco e dissanguatore ci priva, vincolando additittura enti pubblici virtuosi con vergognosi “patti di stabilità” (cosa che primariamente impedisce anche di saldare i debiti verso i privati che hanno lavorato per il pubblico, facendoli morire di fame).

    Vorrei fare un appunto importante su una frase dell’articolo dell’Avv. Morosin. La seguente:

    “Ma la grandezza del Popolo Veneto e del suo territorio, ancor oggi insuperata per la sua mitica storia, va senz’altro individuata nella sua capacità di organizzarsi in Ordinamento indipendente e Sovrano avviata nel 697 e durata per millecento anni fino al 1797!”

    Il contenuto della frase ha sicuramente un profilo reale. Attenzione tuttavia ad identificare i veneti (“popolo veneto”) con la Repubblica di Venezia. Non sarebbe corretto. Il “popolo veneto” non si è mai organizzato nella Repubblica di Venezia. E’ la città di Venezia, che nel ‘400 comprendeva fra l’altro anche le zone costiere istrane e dalmate, che ha conquistato le città dell’entroterra, ingloband gli altri veneti (erano tutti veneti) dentro alle sue istituzioni. Lo Stato veneziano conquista tutto il Veneto, spingendosi fin Bergamo, solo nel XV secolo. Dopo le invasioni barbariche, e fino ad allora, i Veneti erano un popolo riorganizzatosi profondamente rispetto al passato, dapprima secondo l’ordinamento feudale, e a seguire secondo l’ordinamento giuridico comunale e signorile. Verona è stata forse la città che ha avuto un’autonomia più longeva di tutte, e come organizzazione cittadina ha forse radici più lontane di quelle di Venezia.
    Questo per dire che possiamo identificare tutto il Veneto con la Repubblica di Venezia per circa 400 anni, a partire dal XV secolo, quando davvero lo Stato di Venezia aveva in mano tutto il Veneto. Perlomeno a livello istituzionale. Del tutto sbagliato invece sarebbe identificare i veneti con Venezia.

    E’ chiaro che il millenario stato veneziano ha dato molto al veneto (qualche volta ha tolto, laddove ha estirpato il potere di altri; ma la storia è fatta anche di guerre purtroppo). Questo però è un altro discorso. Credo sia palese che dalla storia dobbiamo imparare, conservando il meglio che ci ha dato; ed è un fatto storico che la Repubblica di Venezia sia stato un esempio di Stato per certi versi moderno, fortemente libertario sotto certi aspetti, tanto da diventare rifugio per letterati, pensatori, scienziati. Uno Stato che sapeva come gestire per esempio un territorio dalle risorse idriche tanto enormi quanto, appunto pericolose e delicate da gestire.

    A Venezia va riconosciuto questo. E va riconosciuto di aver portato una positiva immagine di sè, e dal XV sec. in poi, di tutti i veneti nel mondo. Immagine ancor oggi ben presente all’estero, per fortuna, nonostante la vergogna di cui lo Stato centrale italiano sta ricoprendo tutte le genti della penisola.

    Non trovo però corretto identificare i veneti (“popolo veneto”) con Venezia. Sarebbe uno sbaglio storico gigantesco. Trovo corretto identificare i veneti con sè stessi e basta. Come un popolo che ha costruito molte città e paesi che si è preso cura di molti territori che oggi chiamiamo Veneto. Come un popolo unico fondatore di città in una certa zona del mondo; città che si sono fatte la guerra tra loro, certo. Ma città le cui genti in buona a parte erano figlie dello stesso ceppo e avevano simili tradizioni.

    Per questo spero che dopo l’indipendenza, quando verrà votata la nuova Costituzione del nuovo stato veneto, venga proposto ai cittadini tutti, ma a parte, di scegliere il simbolo a livello pubblico e non venga imposto il Leone di San Marco. Si sa mai che i cittadini del padovano non vogliano come simbolo le ruote di un carro, o i cittadini di Verona una scala a pioli…

    W il veneto indipendente!

    1. “Lo stato (italiano) vincola gli enti pubblici virtuosi (come quelli veneti) con vergognosi “patti di stabilita’”, Lei dice. Ma quindi il futuro Stato veneto ha intenzione di rinegoziare i patti con l’Europa?

      1. Gentile Marzia, rispondo per ordine…

        Riguardo ai patti di stabilità, il futuro Stato Veneto ancora non esiste, e in quanto tale non ha alcuna intenzione. Quando esisterà consulterà i veneti e i veneti decideranno se rinegoziare i patti di stabilità.
        Il mio parere personale è che dopo un periodo di assestamento il nuovo Stato veneto non dovrebbe aver problemi a rispettare i patti di stabilità imposti a livello europeo, come sono impostati ora, salvo crisi più accentuate.

        Riguardo alla bandiera di San Marco, il leone è il simbolo che campeggia nel vessillo della Regione Veneto (e della bandiera navale della Repubblica italiana peraltro). E’ evidente che è il primo simbolo che viene associato al Veneto, anche all’estero. Sono convinto che la maggior parte dei veneti, che non magari non conoscerà la storia della Serenissima Repubblica se non superficialmente, sceglierebbe comunque la bandiera di San Marco come vessillo nazionale. Un simbolo è un richiamo forte, ma nel caso del Leone di San Marco è un richiamo ad una parte della storia dei Veneti, quella repubblicana veneziana; parte importantissima, ma una parte appunto. E’ chiaro che se guardassimo la storia, essendo Venezia l’unificatrice dei Veneti, il Leone di San Marco dovrebbe essere il simbolo del nuovo Stato. Ma non disdegnerei una consultazione popolare specifica riguardo ad un simbolo, che è una cosa assai importante. Se fosse ritenuto che la bandiera di San Marco fosse la più appropriata sarebbe bello secondo me fare un concorso per una nuova bandiera (com’era stato fatto per il simbolo di Veneto Stato se non ricordo male); ponendo eventualmente il vincolo della presenza del leone. In questo modo avremmo una bandiera nazionale che con un forte rimando alla storia veneziana, unificatrice dei veneti, e allo stesso tempo il segno di una innovazione, la fondazione di uno Stato moderno che chiede ai suoi cittadini di partecipare alla costruzione non solo delle sue istituzioni, ma anche del suo simbolo. Cosa che assolutamente non precluderebbe di tenere il vessillo tradizionale di San Marco vicino alla nuova bandiera.
        Questa ovviamente è una mia ipotesi.

        1. Lei scrive, sig,Andrea Scopelli,:“E’ chiaro che se guardassimo la storia, essendo Venezia l’unificatrice dei Veneti, il Leone di San Marco dovrebbe essere il simbolo del nuovo Stato. Ma non disdegnerei una consultazione popolare specifica riguardo ad un simbolo, che è una cosa assai importante., infatti desidererei ricordare anche la pagina degli “sciavoni, che a mio sindacabile avviso non mi pare tanto gloriosa.
          A rileggerla.

          1. Buongiorno Giorgio.

            Se si riferisce a Perasto, è sicuramente stato un durissimo colpo per corpo di Viscovich, visto il legame speciale che avevano col vessillo di San Marco da almeno 400 anni. E’ storia documentata, di cui sono a conoscenza da poco.
            So quanto alcuni veneti viventi, particolarmente legati alla storia della Serenissima, considerino quanto accadde a Perasto il simbolo forse più alto della fedeltà alla memoria della Republbica veneziana. Oggi per fortuna molti studiosi (non solo veneti, ma di tutto il mondo), descrivono scientificamente e accuratamente la storia di Venezia come quella delle altre città e luoghi della terra. Il loro lavoro nel caso specifico del Veneto è importante, perchè ci consentirà di recuperare mari di nozioni perdute. Io stesso per esempio prima di iniziare a frequentare le riunioni di IV non conoscevo i fatti di Perasto e quindi non avevo idea della carica simbolica che avevano per la Serenissima. Il nuovo Stato Veneto sarà uno Stato moderno con un costante occhio al passato dei veneti e del mondo intero. E chiaramente la storia dei veneti avrà un posto di rilievo nelle scuole publiche del nuovo Stato.

          2. Quella da lei indicata, sig.Andrea Scopelli, è una pagina gloriosa della Serenissima, ma mi riferivo a quella più truce e barbara del traffico di schiavi, l’importante è essere disincantati ed obbiettivi.
            E’ sempre un piacere leggerla.

          3. Ah ora ho capito!… Credevo si riferisse al corpo armato degli Schiavoni! Mi perdoni…
            Certamente bisogna essere obiettivi. Gli schiavi a Venezia, nel senso di servi non liberi, esistettero per molto tempo, anche se Venezia abolì la tratta precocemente rispetto ad altri paesi. Ma tra il dire e il fare, come sappiamo, c’è di mezzo il mare; l’Adriatico in questo caso; infatti la parola “schiavo” deriverebbe da “slavo” (sclavus, slavus), e dai popoli slavi si ricavavano prima servi, non solo, poi, truppe. E non se la passavano meglio i contadini locali, che comunque in terraferma erano sempre servi, seppur diversamente; il mondo allora era diviso tra poveri e ricchi, c’è poco da dire. Adesso un pochettino meno.
            Il percorso che IV sta portando avanti ha sicuramente forti radici nella cultura della Serenissima; ma sono convinto che quella cultura venga o verrà letta in modo obiettivo dalla maggior parte dei sostenitori di IV (come tutte le altre culture e civiltà che si sono sviluppate in Veneto d’altra parte). I veneti non vanno idealizzati o mitizzati come santi, anche se ci siamo guadagnati rispetto come lavoratori e commercianti il più delle volte onesti. Nè la Serenissima, o il dominio scaligero, o il dominio carrarese vanno mitizzati come età dell’oro. I fatti buoni e i fatti cattivi fanno parte della storia, e per quanto mi riguarda nel nuovo Stato non racconterò di certo ai miei figli che fino al 1797 la vita in Veneto era rose e fiori. Dire che era meglio che in altri posti non giustifica assolutamente il fatto che una grossa parte della popolazione pativa la fame e una piccola parte della popolazione era agiata, o che i prigionieri fossero trattati con i guanti di velluto.

          4. Ricevo la sua risposta, egr.Andrea, con l’auspicio di rivolgerci solo al futuro, così facendo potremo istituire il reddito di cittadinanza universale finanziandolo con la tassazione della massa monetaria, perchè, come per il federalismo, non vorrei che si risolvesse tutto in una bolla di sapone.
            Con simpatia.

    2. Completamente ricevibile la sua riflessione, egr.Andrea Scopelli, soprattutto quando si riferisce al travalicamento dei confini dell’attuale regione Veneto.
      A rileggerla.

  6. A proposito dell’appuntamento fissato per il 16 febbraio p.v., I have a dream ….. ho un sogno:
    che fra qualche decennio, ad indipendenza riacquisita ormai da molti anni, a Venezia venga eretto un cippo o venga posta una lapide con incisi i nomi dei firmatari della legge referendaria di iniziativa popolare veneta che riportò la piena libertà al nostro grande popolo. Mi piace pensare che le generazioni future passando davanti a quel cippo o quella lapide si soffermino a meditare che, se in questa vita nulla è facile, niente però è impossibile se le idee che hai dentro sono buone e condivise.
    Mi piace anche immaginare che quelle future generazioni, ricordando gli avvenimenti che noi oggi qui nel presente stiamo forgiando, facciano questo considerazione: che se le persone diventano quello che sognano, le donne e gli uomini di Indipendenza Veneta avevano sognato bene.

    Viva Veneto libero

  7. Lodovico, immagino sia stato un lavoro bello tosto , ma non penso sia solo quello il piu’, tutto quello che avete fatto da quasi un anno a sta parte e’ grandissimo, non passa giorno in cui non entri nel sito per sentire le novita’, per me, e penso per molti altri siete la mia ultima speranza. NON MOLLATE!!

  8. Io la penso come Raixe Venete.
    Il popolo Veneto ha circa 3.500 anni di storia, se anche non andiamo ancora più indietro, con la più antica popolazione Euganea, progressivamente assimilata dagli Heneti dal XV secolo a.C. in poi.

    Venezia può ascrivere il proprio primo governo delle isole ( come riportato dal Sansovino : ” Tribuno ( magister militum ) creato per lo solo governo delle isole e dura per lo spazio di 80 anni, secondo il Zeno ” ) nel 503 d.C. Sono quindi circa 1.300 anni d’autonomia, o indipendenza riconosciute, quelle della nostra capitale.

    In ogni caso, una storia e tradizione senza pari.

  9. Tutto molto bello MA non montiamoci la testa! “Quale altro Popolo può vantare una storia così luminosa, ricca ed imponente?” Andiamo… La civilta’ cinese ha seimila anni, l’impero inglese andava dall’Australia all’America, la civilizzazione francese ha interessato tutti i continenti, lo spagnolo e’ forse la lingua piu’ parlata al mondo, gli U.S.A. dominano militarmente, economicamente e culturalmente buona parte del pianeta. Mi fermo qui per non infierire. Venezia (non il veneto) e’ stato un impero commerciale dalla lunga esistenza, ma da qui a dire che nessun altro Popolo (perche’ con la p maiuscoa?) ha una storia cosi’ ecc. ce ne passa!
    Saluti e complimenti, ma piedi per terra. L’agognata secessione portera’ non pochi problemi organizzativi, se iniziamo col gasarci il percorso si allunga.

    1. Nessun popolo può vantare 1.300 anni di Repubblica Veneta Indipendente o autonoma ( vedi il mio intervento sul ” magister militum ” )
      I domini veneziani arrivavano sino al mar Nero, anche se solo in alcuni porti.
      Una flotta marinara seconda solamente a quella inglese dei suoi tempi.

      L’unica flotta che con le sue galeazze ha cambiato il corso della storia per l’Occidente ( Lepanto ), altrimenti oggi saremo costretti a rivolgerci verso la Mecca , per 6 volte al giorno e a parlare l’arabo.

      A me risulta che la lingua più diffusa al mondo sia l’inglese, seguito dallo spagnolo.
      Mentre numericamente, l’idioma più parlato sia il cinese mandarino, ma solamente in prevalenza, in Cina.

      Nè sole chiacchiere, nè soli distintivi !

      1. Bravo, infatti sono chiacchere inutili, ma, perdona, derivano da un tua dichiarazione che trovavo azzardata. Come repubblica, al cui statuto prima gli Stati Uniti poi la Francia e via via tutti gli altri paesi si sono ispirati, Venezia ha sicuramente il primato assoluto, come ricchezza, lustro, estensione ecc. ci andrei con i piedi di piombo. Riguardo a cio’ che dici sullo sforzo bellico che Venezia si trovo’ alla fine ad affrontare da sola, rovinandosi, mi trovi d’accordo. Non criminalizzerei l’antico mondo mussulmano (pregano 5 vote al gioro e dopo essersi lavati, cosa questa che in europa nel medioevo accadeva forse una volta all’anno) che e’ stato portatore di tanti strumenti culturali e finanziari di cui proprio Venezia (citta’ ponte) si e’ impossessata forgiando il proprio successo internazionale.
        Sul piu’ che discutibile ruolo che Venezia gioco’ nell’ambito delle crociate stenderei, a riguardo di molti episodi, un velo pietoso. Il barbaro saccheggio di Bisanzio (da cui Venezia ottenne il corno ducale), ad esempio, fu’ fermato solo da un gesto estremo di sacrificio dei patriarchi e delle nobili vergini, offerte alle belve veneziane in cambio della cessazione dell’orrendo massacro e delle inutili devastazioni che erano in corso da 11 giorni.
        Pochi anni fa’ era uscita la notizia-provocazione sulla preminenza numerica dello spagnolo, io che ti sto scrivendo da 12mila km e che ho viaggiato molto, ti posso confermare come sia una lingua diffusissima (per es. negli U.S.A.) a testimonianza della vastita’ della civiizzazione iberica.
        Cmq sono solo chiacchere. Resto infinatamente orgoglioso delle mie ascendenze veneziane (alcune davvero antiche), di aver vissuto e studiato la citta’ + bella del mondo, meritoria di aver diffuso arte e cultura in tutta europa, d’esser stata l’unica citta’ multiculturale della cristianita’ per un millennio, d’aver protetto pensatori e artisti dall’intolleranza generale eccetera eccetera. MA
        Il terribile declino, la putrescente decadenza in cui ora e’ lasciata morire, mi rattristano infinitamente e mi indignano profondamente. Nel 1960 Venezia contava 161mila ab. ora si sfiorano le 30mila unita’. Assieme alla irrisolta questione del riconoscimento della lingua veneta e dell’indipendenza del Veneto, questo problema deve essere risolto iniziando a chiamarlo con il suo nome: genocidio. Se un comune (per lo piu’ ricco) perde in 50 anni la maggior parte dei suoi cittadini deve essere sostituito da organi piu’ competenti. La morte di Venezia deve essere avvertita dai veneti (sara’ bene la capitale del nascente stato!) come una sanguinosa ferita.

        1. Per quanto mi riguarda Piercarlo, puoi trovare tutto azzardato quanto vuoi, ma non mi sposti di una virgola l’opinione, se non dimostri con fatti concreti, date, avvenimenti, testimonianze, quanto affermi.
          Perchè finora hai dimostrato solamente chiacchiere limitate alla tua visione approssimativa, dell’insieme della Repubblica Veneta.
          Il Piercarlo-pensiero, non è la maestosità di Venezia !

          Inoltre mi attribuisci cose che non ho mai scritto e questo mi rammostra, ce ne fosse bisogno, ulteriori tuoi limiti sostanziali.
          Detesto e diffido fortemente dalle persone che attribuiscono ad altri, cose mai dette, o scritte, da quest’ultimi.

          I musulmani si lavano sì, ma solo piedi e braccia sino all’avambraccio e per precisa disposizione religiosa. Questo per me non è lavarsi.
          Oggi invece, se un occidentale ( pulito ), si lava specie d’estate ( non so te ) più volte al giorno, nell’islam verrebbe considerato una sorta di mandrillo con continui rapporti carnali, con la propria moglie e/o concubina.

          Dimentichi di dire che Bisanzio, fu sì saccheggiata anche dai veneziani, ma che secoli prima Costantino aveva depredato i più bei tesori delle città occidentali ( Padova in particolare ) per fondare Costantinopoli, che poi divenne Bisanzio e infine Istambul, città che ho lungamente visitato, ivi compreso il museo di Topkapi.

          In totale franchezza, penso che abbiamo ben poche cose da imparare dall’islam e per quelle poche, ne faccio volentieri a meno, compreso il loro disgustoso e onnipresente the alla menta.

          Per il resto non ti rispondo, leggi Alvise Zorzi, Giovanni Distefano, oppure Roberto Ferrara limitatamente a ” Lepanto,il baluardo della cristianità,l’ultima crociata ”

          Non posso compensare le carenze intellettuali dei singoli.
          La cultura è propria e non viene mai regalata, ma si conquista con impegno e fatica.

          Do ut des.

          Crisvi 🙂

  10. Caro signore, se rileggesse cio’ che ho scritto forse potrebbe apprezzare l’uso dei tempi passati. Perdoni ma lei, nella sua profonda cultura, confondeva il numero delle preghiere giornaliere, ora associa episodi occorsi ad un millennio di distanza proponendo come lettura storica una specie di logica infantile alla “hai cominciato tu” (e’ questo lo scranno da cui giudica la mia preparazione?). Non le proponevo di imparare nulla dal mondo mussulmano ma negare che nell’alto medioevo fu quest’ultimo a portare nel nostro le piu’ avanzate scoperte scientifiche, commerciali e perfino esoteriche-religiose (gli esempi di debiti culturali della repubblica veneziana sono ampiamente presenti anche nella sua toponomastica), perdoni nuovamente, e’ o da ignoranti o da fuorviati. Se mi facesse poi notare dove io le metto in bocca cose che non avrebbe scritto, potrei anche argomentare…La inviterei inolre a non cercare di attaccare me ma cio’ che scrivo, la prima soluzione e’ meschina e ben poco attinente, inoltre qui non e’ certo il caso di detestare nessuno, se lei vive di contrapposizioni la compatisco e le consiglio di non arrabbiarsi tanto per poche semplici righe. Per conto mio la sua opinione, mal esposta, basata non su fonti ma su best-seller, totalizzante e violenta, conta davvero poco. La lascio ai suoi deliri xenofobi (atteggiamento che non portera’ nulla di buono alla nascente repubblica) nella convinzione che se lei e’ il capo di questa organizzazione, ahime’ non penso sia rimasto in veneto molto di quella maestosita’ che lei tanto banalmente decanta. Tutto il suo puerile livore nasce dal fatto che trovai, trovo e trovero’ sempre ridicola la sua sparata sulla preminenza della repubblica veneta su tutti gli imperi conosciuti, mi basta questa sbruffonata, frutto dela sua indubbia erudizione, per decidere di spendere il mio tempo diversamente da questo risibile confronto con gente di cui, non me ne voglia, non ho la minima stima. La lascio con un proverbio veneziano (ho capito che lei veneziano non e’, ma come diciamo noi, campagnolo), che penso le si addica:
    quando la merda monta in scanno o fa spuxa o fa danno.

    1. Sig.Pier Carlo, lei gode della mie simpatia e solidarietà, io non avrei saputo incorniciare migliormente il ritratto del personaggio in questione.
      Un’unica obiezione quando si riferisce:”…perfino esoteriche-religiose..”, gentilmente potrebbe indicarmi le fonti che le permettono di sostenere tale affermazione?
      Gliene sarò debitore.

    2. Infatti di merda che monta in scranno, tu ne palesi fin troppa.
      Lo dimostra il tanfo che emani. Mi sono bastati due post per sbugiardarti.
      Sei tu che vivi di contrapposizioni assieme all’altro tuo compare decerebrato che ti incita alla riscossa di voi perdenti qui sopra.

      Il fatto che tu poi mi dia dello xenofobo, dimostra la tua squallida vigliaccheria umana.
      Trova questioni più pertinenti per attaccarmi, i codardi della tua infima caratura, mi hanno sempre fatto pietà e tu me ne fai più del solito.

      Tuttavia, i vostri meschini tentativi di sciacallaggio intellettuale, morale e umano, mi lasciano del tutto indifferente.
      Non mi farò trascinare nella vostra cialtronesca e ridicola infima misura, dei vostri poveri esseri.
      Ho altro da fare che prendermi cura di dementi ammuffiti e perdenti partologici !

      ” Quando il saggio indica la luna, l’imbecille guarda il dito “

  11. Caro signor Giorgio, il primo riferimento utile e reperiibile e’ sicuramente rappresentato dall’opera di Rene’ Guenon, il quale, non certo imputabile di scarsa erudizione, segnala centinaia di volte la derivazione mussulmana, ovviamente in larga misura all’interno del misticismo ed esoterismo Sufista, di innumerevoli concetti, precetti, raffigurazioni ecc. presenti nella piu’ raffinata tradizione esoterico-religiosa cattolica. L’attivita’ dei Templari e’ inoltre oggidi’ universalmente riconosciuta come ampiamente dedicata allo scambio teologico, cosa che fu’ molto probabilmente causa dello sciogimento dell’ordine. Figura illuminante e agli occhi dello scrittore francese e a quelli di tutto il mondo mussulmano e’ Muhiyyddin Ibn Arabi, il grande mistico nato a Murcia, nel raffinatissimo regno arabo-andaluso. Altra figura non trascurabile sotto i profilo del debito culturale ed esoterico del mondo cristiano verso quello mussulmano e’ Al-Ghazali, la vastita’ delle sue ricerche e la modernita’ del suo pensiero , che definirei umanistico, lo pongono ai vertici della storia del sapere universale. Per ora mi fermo qui (non mi e’ consona la forma del commento e, a causa del malaugurato uso di tutto il patrimonio mondiale esoterico operato dalla massoneria, non mi occupo piu’ di questi argomenti da tempo), non senza segnalarLe che qualcuno ha avanzato l’ipotesi che Dante, la cui maggior opera e’ pervasa di 4 significati, abbia attinto l’ispirazione da uno scritto di Al-Ma’arri. Le consiglio la lettura di molta della produzione di Rene’ Guenon, non solo allo scopo di incontrare corrispondenze letterarie, e mi permetto di consigliarLe: l’esoterismo di Dante, regno dei tempi, il simbolismo della croce e esoterismo cristiano (in ambedue sono presenti molte note riconducibii alla Sua domanda), il re del mondo ecc. Vista la poverta’ della mia connessione internet, esercitando una grande pazienza potrei spedirgleli in formato e-book. Un’ultima considerazione: come segnala brillantemente il concilio vaticano II, e per loro stessa genesi (Guenon direbbe tradizionale, i giudei-cristiani rivelata, i buddhisti vuota ecc.) le religioni della storia umana hanno un fondamento comune riscontrabile facilmente dalle vette dell’esoterismo ma non negate alla semplicita’ della vera, semplice fede. Nel mio piccolissimo, ho potuto riscontrare che il libro dello Zoha contiene tutto cio’ che ho incontrato nello studio del buddhismo, giainismo, taoismo, induismo, sufismo, shinto, confucianesimo, muslim, tantra, zhuang-ti eccetera. Scusandomi per la poca esaustivita’ e rimandando la risposta, qualora le ineressasse ancora il tema, ad una rispolverata degli antichi studi, La saluto ringraziandoLa per la stima espressami.
    A margine devo dolermi per la poca urbanita’ dimostrata nella mi scorsa, ad indirizzo del signor Crsvi.
    Buona giornata.
    Pier Carlo

    1. La ringrazio per la sua cortese e pronta risposta, egr. Pier Carlo, gli autori da lei gentilmente indicatimi li conosco e tra loro non ne esiste alcuno dotato di chiaroveggenza quindi in grado di accedere all’akasha, perciò, per il sottoscritto, non sono tenutari di alcuna verità, sono alla stregua di Stanley Kubrick. Con questa affermazione non intendo sminuire minimamente la caratura dei sullodati anzi ne riconosco la validità, ma l’esoterismo, per me, è altra cosa, come l’accezione del termine stesso assume.

      Il personaggio presente nel blog, a cui lei si riferisce ed i relativi avvocati d’ufficio, svolgono il precipuo ruolo di testare la pazienza degl’internauti(sic!), tentando così di scremare le teste pensanti, con che risultato? Ai posteri!
      Come si possono gestire individui capaci di formulare idee autonome?
      E’ molto più agevole realizzarlo con quelli che si adeguano a ciò che viene proposto dall’esterno e quindi facilmente manovrabili, d’altronde la carriera, di cui se ne fa vanto, è li a dimostrarlo.
      Con simpatia.

      1. Giorgio, Pier Carlo, io spero sempre che le vostre conversazioni piacevoli e interessanti non vi facciano perdere di vista che non siamo in un salotto letterario dove ci si può accalorare fino a sfidarsi a duello, ma in un sito dove assolutamente prioritaria è una finalità ben precisa che non dovreste mai perdere di vista, anche nell’attingere dal vostro bagaglio culturale quanto serve al raggiungimento della stessa, contribuendo se ci riuscite con spirito positivo all’accrescimento del patrimonio collettivo.
        Scusatemi l’ingerenza, ma la mia età e la mia passione mi siano di giustificazione.
        Viva San Marco e un Veneto Indipendente.

        1. Grazie per l’invito a cui difetta solo parte dell’indirizzo. Non penso infatti che l’ animosita’ sia solo un nostro problema.
          Sia obiettiva.
          Addio.

        2. Chiedere è lecito, rispondere cortesia, sig.ra caterina, cosa devo fare?
          Cosa devo pensare circa alle altre proposte inerenti al tema dell’indipendenza del Veneto che non hanno ricevuto riscontro?
          Una variante al tema manicheo non ha mai nuociuto a nessuno.
          Con simpatia.

    2. Proprio lei Pier Carlo si lamenta per la poca urbanità dimostrata da Crisvi, quando lei è l’incivile per eccellenza? Lei infatti ha scritto all’indirizzo di Crisvi:
      “e’ o da ignoranti o da fuorviati.”; “una specie di logica infantile alla “hai cominciato tu” “; “la prima soluzione e’ meschina e ben poco attinente,”;”se lei vive di contrapposizioni la compatisco”;”Per conto mio la sua opinione, mal esposta, basata non su fonti ma su best-seller, totalizzante e violenta, conta davvero poco.”;”La lascio ai suoi deliri xenofobi”;”ahime’ non penso sia rimasto in veneto molto di quella maestosita’ che lei tanto banalmente decanta.”;”Tutto il suo puerile livore”;”trovo e trovero’ sempre ridicola la sua sparata”;”mi basta questa sbruffonata,”;”per decidere di spendere il mio tempo diversamente da questo risibile confronto con gente di cui, non me ne voglia, non ho la minima stima.”;”La lascio con un proverbio veneziano (ho capito che lei veneziano non e’, ma come diciamo noi, campagnolo), che penso le si addica:
      quando la merda monta in scanno o fa spuxa o fa danno.”
      Dal mio punto di vista Pier Carlo ce n’è abbastanza perchè qualsiasi Veneto possa rimandarla in quella insana cavità che le ha fornito i natali.Inoltre Crisvi è molto più cittadino di lei, visto che è nato in città capoluogo e senz’altro meno presuntuoso visto che non tira fuori argomenti suoi personali ma solo storici e d’attualità.Riguardo le offese, lei ha attaccato, mentre Crisvi si è solo difeso.

      1. Guardi che non ha capito nulla, mi lamentavo della Mia poca urbanita’… Io sono nato a Parigi. In quanto agli argomenti non personali, non direi. Comunque Le auguro ogni bene e Le chiedo di non rivolgermi mai piu’ alcun messaggio. Se saro’ costretto a non usare piu’ questo indirizzo, che uso anche per una missione all’estero per conto di una commissione parlamentare, querelero’ il gestore del sito.
        Addio.

        1. Io forse non capirò il suo linguaggio contorto Pier Carlo ma lei è e rimane un gran maleducato e prepotente.In quanto al sito è discrezione dell’amministratore la gestione dello stesso e non sua.Il moderatore può cancellare i suoi commenti a sua discrezione e in ogni momento e non credo proprio che le sue minacce lo spaventino.

        2. Nota dall’admin: caro Pier Carlo, lei è diffidato dal minacciare querele a vanvera. La prossima volta che lo farà, oltre ad essere bannato per aver calpestato ogni minima regola della netiquette e della buona educazione, ci riserveremo di adire le vie legali per difenderci dalle sue brutali minacce nei nostri confronti.

          1. Lungi da me auto-eleggermi difensore d’ufficio, ma comunque desidero spezzare una lancia all’indirizzo di Pier Carlo e di tutti coloro che sono stati attaccatti ai garretti dal “cane da guardia”(non me ne vogliano i cani amici fedeli) e relative ancelle che imperversano nel vostro blog.
            Ognuno si difende con i mezzi e le risorse cui è fornito, il signore più sopra esbordando leggermente dalle netiquette, altri abbandonando, magari di malavoglia, la vostra disponibilità.
            Magari ognuno vorrebbe essere come l’interprete :”Dell’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam.
            Un po’ di museruola no ehh?

          2. Nessuna museruola qui caro Giorgio. Se le desidera si rivolga altrove. I provocatori in questo sito non sono bene accetti.

          3. Egr.indven,
            lei ha risposto risentito all’internauta che si firma Pier Carlo che ha semplicemente reagito ad una provocazione del “cane da guardia” e relative ancelle, le basi elementari della meccanica dettano che ad un’azione corrisponde una reazione uguale e contraria, ma forse la sua formazione umanistica non contempla detta conoscenza.
            Sono per la libertà innanzi tutto, ho già dichiarato di essere anarchico sincretico in tempi non sospetti, quindi l’accezione di detto termine incista obbligatoriamente la prima.
            Ora le chiedo, quando il suo cane da guardia da del cazzone, magari in modo parafrasico, al suo interlocutore, non è possibile che questi reagisca?
            Se non conosce il pensiero, in proposito, di Erasmo da Rotterdam le offro come alternativa e completezza quello di Voltaire.
            Tanto le dovevo.

          4. Dimenticavo!!! Egr.indven, la provocazione è partita dal suo cane da guardia ed i commenti sono lì a testimoniarlo, perchè carta manem….

          5. Vedi Giorgio,

            ” Indven ” è il nostro amministratore del forum e le regole le detta lui e non tu, o il tuo amichetto strambo, che si permette peraltro di minacciare la nostra struttura.

            Meglio essere ” cani da guardia “, che ” topi di fogna “, che si mascherano dietro i loro discorsi stoltamente culturali, per insinuarsi nella nostra struttura, con lo solo scopo di screditarla e, alla lunga, tentare di smantellarla, o caotizzarla in modo subdolo.

            Un cane da guardia difende la sua famiglia, gli costasse anche la vita ! Un topo di fogna, altro non può fare che erodere e distruggere, quanto di buono una famiglia conserva con amore e laboriosità.
            Scopo di quest’ultimo : ” insediarsi come un parassita e danneggiare la famiglia-ospite ( suo malgrado ), allo scopo di replicarsi e danneggiare sempre più il bene altrui ”

            Ecco che il cane da guardia e le gattine di casa ( i felidi femminili sono i migliori nell’arte di predare ), arrivano per distruggere gli infestanti dannosi roditori, nonchè portatori di serie malattie.

            Per quanto riguarda i tuoi personali discorsi, non si può parlare propriamente di cultura, bensì di pseudo cultura, in quanto ho più volte notato delle aberrazioni di sintassi, non dovuti alla velocità della stesura ( capita anche a me di verificare miei errori, dopo l’invio del post ), o delle tue citazioni completamente sbagliate.

            Una è : ” Verba volant e scripta manent ” ( e non maneM )
            L’altra : ” Non ragioniam di lor, ma guarda e passa ” e non la tua definizione errata ” Non ti curar di loro, ma guarda e passa ”
            Almeno Dante, impara a rispettarlo, visto che è il vostro ” sommo poeta “.

            Il tuo problema Giorgino, non è solamente quello dei tuoi credo anarchici, visto che nella nostra struttura annoveriamo anche un anarchico dichiarato, ma la tua profonda inciviltà, condita da somma ignoranza fondata su basi presuntive e un lato oscuro, che, qui dentro, non piace a nessuno.
            Ti sei accorto, oppure no, che praticamente nessuno ti risponde e ti conisdera se non per ” stangarti sulla dentiera ” ?

            Infine un consiglio : Rivolgetevi a un buon psichiatra, ce ne sono di veramente bravi e forse a carico del servizio sanitario nazionale.

            Tanto ti dovevo, nella speranza di non dover più intervenire nel replicare a individui disgustosi, della tua infima matrice morale e umana.

            Ad maiora

            Crisvi 😀

  12. Caterina e Carla, due Donne eccezionali, che uniscono alla loro grande intelligenza, una profonda passione che esprimono con determinante caratterialità, sbaragliando qualsiasi cialtrone in veste maschile.

    Sono veramente orgoglioso di Voi, ” ragazze ” ! 😉

    Crisvi 🙂

        1. Lei Giorgio per Crisvi è più insignificante di una caccola di mosca.E il bello è che lei fa finta di non rendersene neppure conto ma dentro le rode eccome.Uhu se le rode.Eccome se le rode.

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